RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Maria Gabriella Pasqualini, Missioni dei Carabinieri all’estero 1936-2001, Ente Editoriale per l’Arma dei Carabinieri, Roma 2002, pp. 207.

    I Carabinieri, diventati quarta forza armata dello Stato italiano, hanno inteso ricordare al pubblico ed alla propria famiglia di militari ed ex militari il ruolo importantissimo che svolgono. Se al cittadino la figura del carabiniere che ne protegge la sicurezza è estremamente familiare, altrettanto non è quella del carabiniere che all’estero svolge uguale o simile missione nei confronti di popolazioni straniere. Questo libro su guerrieri che però parla di pace è stato scritto da una donna, fatto certamente rivelatore dell’evoluzione di una mentalità nell’ambito militare. La presenza femminile nelle forze armate sta diventando del resto rilevante ed è giusto che la materia militare non sia di esclusivo dominio maschile, anche a livello storicistico o cronachistico.

    Questo volume, promosso dal gen. Afonso Venditti con la collaborazione dei colonnelli Gianfranzo Linzi e Vincenzo Pezzolet, ci informa in maniera molto dettagliata sulle missioni che i Carabinieri hanno svolto in sessantacinque anni della loro storia (l’Arma fu fondata nel 1814). Alcune di queste missioni, come quelle in Libano o nella ex Iugoslavia, o in Albania sono ben note perché ne abbiamo ricevuto le immagini tramite la TV, mentre di altre ben poco sapevamo. La tradizione dell’intervento all’estero è comunque ancora più antica del 1936, infatti già nel 1900 il sultano di Costantinopoli si serviva di ufficiali dei Carabinieri per organizzare la sua gendarmeria. Lo stesso fecero lo Scià di Persia e il Re di Grecia. La tradizione, dunque, continua, anzi, i Carabinieri italiani sono sempre più richiesti sullo scenario internazionale.

    Il volume ha un’ottima veste tipografica ed è ricchissimo di materiale iconografico. Preceduto da una Introduzione che spiega le grandi linee della politica di intervento all’estero, ovviamente in appoggio di operazioni autorizzate e dirette da organismi internazionali, si illustrano scenario per scenario le vicende del singolo intervento, a cominciare da quello del 1921-1936 a San Marino, dove il 5 maggio del 1936 i Carabinieri ricevevano la medaglia al valor militare di prima classe (equivalente alla medaglia d’oro italiana). Per anni infatti un distaccamento di una ventina di militi aveva operato sulla Rocca del Titano.

    Le missioni del dopoguerra iniziano nel 1950 in Somalia. Senza voler fare nostalgismi, leggendo queste pagine non possiamo non pensare che la Somalia sotto il controllo italiano, seppur mandatario, era ben altra cosa dalla Somalia degli ultimi due decenni e non solo dal punto di vista amministrativo, ma anche da quello dell’armonia etnica e della convivenza civile. Alcuni nomi riportati a proposito della missione somala meritano di essere ricordati. Il Gruppo Territoriale e le forze di polizia somale furono comandati, in ordine cronologico, dai colonnelli Raoul Brunero, Umberto Ripa di Meana e Alfredo Arnera. La tradizione che voleva ufficiali provenienti da famiglie nobili era infatti allora molto viva nell’Arma. Arnera, che raggiungerà il grado di generale di C.A., era cavaliere di grazia magistrale SMOM. Del resto, ancora oggi, sfogliando il Ruolo dello SMOM, troviamo moltissimi ufficiali dell’Arma tra i ranghi del prestigioso Ordine. A questo proposito vorremmo aggiungere che il volume, sotto tutti gli aspetti interessante ed istruttivo per l’ampia documentazione che fornisce, pecca di eccessiva modestia e non riporta in misura sufficiente i nomi dei partecipanti alle missioni e dei decorati in connessione con esse. A noi che facciamo parte del “pubblico” farebbe piacere sapere a chi va il nostro debito di riconoscenza e chi ha meritato una medaglia che spesso ai Carabinieri per averla costa addirittura la vita, come si legge sulla rivista Il Carabiniere, che riporta in ogni numero dei brevi profili biografici di decorati al valore degli anni passati.

    Dopo la Somalia i Carabinieri devono aspettare il 1979 per tornare all’estero. Ovviamente non sono stati inoperosi sul piano delle missioni di largo respiro che li hanno visti impegnati, oltre che nelle normali operazioni istituzionali, in Sardegna contro il banditismo, in Sicilia contro la mafia e in Alto Adige contro il terrorismo tirolese e infine contro quello dell’eversione degli anni Settanta e Ottanta. Il 1979 indica in assoluto una svolta per l’esercito italiano, che si ripresenta davanti agli occhi dell’opinione pubblica mondiale per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale. È importante fare bella figura, e i nostri militari, primi tra tutti i Carabinieri, la faranno. Naturalmente in Libano non operano soltanto i paracadutisti del Tuscania, ma anche altri nuclei dell’Arma essendo il Libano terra di commercio di stupefacenti. È comuqnue naturale che siano proprio i militi del Tuscania a sopportare il peso maggiore delle missioni all’estero, grazie al loro profilo di alta professionalità che li rende adattissimi anche ad operazioni ad alta intensità e non solo di polizia. Nel 1989-1990 i Carabinieri sono in Namibia e nel 1991 in Kurdistan, dove arrivano in conseguenza della guerra del Golfo. Nel 1991-93 si ha il primo intervento in Albania, che dura tuttora ed è anche grazie ai Carabinieri se la situazione oggi nell’Alto Adriatico è decisamente migliorata e gli sbarchi di clandestini in questa area sono stati praticamente bloccati. Nel 1991-1995 è la volta di El Salvador dove i Carabinieri sono presenti sempre con compiti di polizia. Nel 1992-93 arrivano in Cambogia, dove, come in Africa, le condizioni ambientali mettono a dura prova uomini e mezzi. Tra il 1992 e il 1995 abbiamo le sette operazioni in Somalia, quelle che più hanno risvegliato l’attenzione del pubblico e della stampa. Prova difficilissima per l’esercito italiano, che qui ha combattuto la sua prima vera battaglia dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, con caduti e decorati di medaglia d’oro al valor militare. I Carabinieri hanno svolto anche qui un ruolo importantissimo e i militi del Tuscania parteciparono a vere e proprie azioni di guerra. Nel 1993-94 si ha la missione in Mozambico e nel 1994 e 1997 la presenza di osservatori nella martoriata Palestina. Nel 1995-2001 i Carabinieri sono di nuovo nell’America centrale, in Guatemala, e nel 1998-99 in Kuwait. Nel 1999-2000 i Carabinieri del Tuscania arrivano a Timor Est insieme ai paracadutisti della Folgore. Dal 1994 abbiamo la presenza nella ex-Iugoslavia. I Carabinieri oramai hanno accumulato esperienze in tutti i continenti. Oggi quella dei Carabinieri è ancora un’immagine rassicurante, e non solo per gli italiani. (Pauliina de Anna)

 

 

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