RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Nicolas Haimovici Hastier. In collaboration with Stelio W. Venceslai, De Militum Templi Ordinis Regula Libriisque Cognitis. The rule of the Order of the Templars Multilingual Templar Bibliography, s.l. [2002], pp. 501, ISBN 973-0-02196-1 (per ordinazioni: n.haimovici-hastier@caramail.com)

Il templarismo è certamente l’argomento più trattato (e letto) nel campo degli studi cavallereschi o pseudocavallereschi. A causa del fascino che emana dalla storia templare, a sua volta generatrice di leggende innumerevoli, la produzione relativa agli studi su questo prestigioso ordine medievale è diventata di dimensioni tali da farci facilmente perdere nel labirinto di articoli, monografie, pubblicazioni di fonti. Le opere variano moltissimo in spessore culturale e qualità. Si va dagli studi scientifici a quelli divulgativi, per tracimare poi in quelli pseudo-esoterici, senza contare la considerevole produzione delle organizzazioni che oggi intendono continuare la tradizione dell’ordine disciolto in seguito alle note vicende trecentesche. Il pubblico dei lettori italiani interessati al tema templare, che effettivamente ha tutte le caratteristiche per affascinare (storia, mistero, tragedia), ha recentemente avuto a disposizione due lavori di diversa natura, ma ugualmente interessanti. Nel Dossier della rivista Medioevo, n. 2/02, De Agostini-Rizzoli periodici, compare Templari. I cavalieri del silenzio, di Fabio Giovanni Giannini, con la collaborazione di Maurizio Giannini, pp. 97. Rispetto alle già note rievocazioni templari fatte a livello divulgativo, questa ha il pregio di aggiungere una iconografia accurata, nonché la traduzione di alcuni importanti documenti della vicenda templare. Il testo, apologetico e chiaramente scritto da un simpatizzante della causa templare, è di piacevole lettura, essendo peraltro il Giannini un giornalista e autore di altri volumi di storia, soprattutto templare, nonché presidente internazionale dell’Associazione Fratres Cruciferi, di evidenti simpatie neo-templari. Il fenomeno neo-templare attira anche l’attenzione di uno dei maggiori medievisti italiani, Franco Cardini, autore di un lungo saggio introduttivo alla riedizione del fondamentale libro di Luigi Cibrario, Breve storia dell’Ordine dei cavalieri del Tempio, Nino Aragno editore, Torino 2000, pp. 319. Il Cibrario nel 1848 pubblicò, in tiratura limitatissima, appunto la storia dell’Ordine Templare. Erano anni in cui il neo-templarismo stava riprendendo vigore, grazie anche alla ventata massonica che si stava abbattendo sull’Italia, le cui monarchie tradizionali erano sottoposte al distruttivo attacco della massoneria e del liberalismo. Già noto comunque il lavoro del Cibrario, come gli altri che questo studioso e uomo politico piemontese scrisse sugli ordini cavallereschi, ma utilissimo il saggio di Franco Cardini, il quale conclude l’acuta analisi delle vicende templari (da lui trattate in numerosi scritti) riallacciandosi appunto alla tradizione neo-templare, di cui nega la validità sul piano della continuità rispetto a un Ordine disciolto e cancellato. L’argomento del neo-templarismo è comunque di grande interesse e pochi se ne sono occupati in maniera scientifica. Non si può del resto affrontare il tema dei self-styled orders o delle organizzazioni di ispirazione cavalleresca senza tenere conto del filone neo-templare, anche in considerazione della fioritura in numerosi paesi di organizzazioni che si ispirano alla tradizione templare, prima tra tutte l’OSMTH (Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme), l’associazione neo-templare di maggior rilievo oggi a livello internazionale, che ha recentemente acquisito addirittura lo status di organizzazione non governativa riconosciuta dalle Nazioni Unite grazie ad un’opera di lobbyng evidentemente molto efficace. Di parte neo-templare è dunque questo corposo volume curato da Nicolas Haimovici Hastier in collaborazione con Stelio W. Venceslai. Il volume è diviso per pubblicazioni riportate secondo la lingua in cui sono state scritte, una scelta redazionale che a nostro avviso causa inutili sovrapposizioni e che poteva essere tranquillamente evitata, dato che piuttosto sarebbe stato preferibile il criterio tematico, senza riguardo alla lingua in cui lo studio è apparso. Le aree linguistiche prese in considerazione sono quella anglosassone, francese, italiana, tedesca e spagnola. Ognuna di esse è suddivisa in: introduzione, prefazione del contrammiraglio James J. Carey, la parola degli autori, editoriale, la regola dell’Ordine del tempio (a sua volta comprendente: Storia e struttura; i manoscritti autentici; traduzioni. Commenti. Analisi), cui segue la bibliografia vera e propria (opere bibliografiche; metodologia. Chiave di lettura; I cronisti del XII-XIV secolo; elenco delle opere; pubblicazioni dei Gran Priorati e dei Centri di ricerca templare). Conclude l’opera una scelta di illustrazioni (edifici storici e vestigia templari). La bibliografia, secondo quanto detto nella prefazione, è stata aggiornata a tutto l’anno 2000. Come avverte Stelio Venceslai nell’Editoriale, alla bibliografia templare vera e propria sono state aggiunte opere di carattere storico e culturale generale, che dovrebbero servire a meglio inquadrare l’argomento.

Un numero un po’ eccessivo di refusi danneggia la qualità dell’opera, peraltro di grande utilità proprio sul piano bibliografico, anche se ovviamente va tenuto presente il suo scopo di servire soprattutto allo studio intrapreso dai neo-templari. Per tale motivo gli autori hanno corredato le indicazioni dei titoli con asterischi (da uno a tre) che ne indicano a loro giudizio se si tratta di una lettura da farsi con spirito critico e con riserva, oppure importante o ancora indispensabile. Non tutti i titoli sono stati direttamente consultati dagli autori, quindi non tutti riportano questo giudizio di qualità. (Luigi G. de Anna)

 

 

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