RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Giuseppe Parodi Domenichi di Parodi, Mons. Giovanni Dellepiane, un insigne genovese nella diplomazia pontificia, De Ferrari Editore, Genova 2001, pp. 110, ill. in b.n., sopracopertina a colori.

    Questa pubblicazione, che vede la luce nel quadro delle manifestazioni commemorative promosse a Bavari in occasione del 40° anniversario della morte di questo prelato, ripercorre la vita e l’operato di uno fra i più illustri esponenti dell’episcopato italiano del XX secolo, analizzata con la consueta scrupolità e sulla base di documentazioni ufficiali, da uno fra i più noti esperti di questa materia, già autore di parecchi volumi similari.

La vita di Mons.Giovanni Dellepiane[1] fu quanto mai variegata ed intensa. Nato a Montelungo di Bavari nel 1889 da una famiglia contadina da più secoli colà residente (le cui vicende sono illustrate nel primo capitolo del libro), studiò nel Seminario genovese sotto la guida di ottimi maestri (quali F.G. Calcagno, A. Casabona, F. Canessa, G. Moglia, M. Righetti) e prestò la sua opera in diocesi (prima a Sampierdarena e poi a Voltaggio), in uno a quella di Cappellano militare durante la Grande Guerra.

Prescelto nel 1921 come segretario dall’Arcivescovo di Smirne (il genovese G.B.F. Vallega), ne fu il principale collaboratore per diversi anni, fino a che nel 1929, fu promosso Arcivescovo e nominato quale primo Delegato Apostolico nel Congo Belga e nel Ruanda-Urundi, dove restò per vent’anni e dove costruì “ex novo”tutto ciò che fu poi utilizzato anche successivamente per una concreta presenza pastorale diplomatica della Chiesa cattolica in quelle terre: anche a questo importante periodo è dedicato un capitolo del volume.

Nel 1949 fu destinato a Vienna, con il delicato incarico di ripristinare i rapporti fra l’Austria e il Vaticano (interrotti durante l’occupazione nazista); in quella nazione fu particolarmente apprezzato per la sua comunicativa e la sua signorilità. Colpito da un male incurabile agli inizi del 1961, volle restare al suo posto e “morire sulla breccia” in piena attività. La sua prematura scomparsa lo privò della porpora cardinalizia, già preannunciatagli da Giovanni XXIII, suo grande amico. I suoi resti riposano, per sua disposizione, nella Chiesa parrocchiale di Bavari, presso l’altare maggiore. Ovviamente, due distinti capitoli illustrano l’attività viennese e le solenni onoranze ricevute dopo la morte.

Particolarmente ricca la parte iconografica, con le foto provenienti sia dall’archivio di casa Dellepiane che da altre fonti. (Bianca Maria Rusconi)

 

 

indice

 



[1] Giovanni Dellepiane nacque a Bavari, in frazione Montelungo, il 21 febbraio 1889 da antica famiglia del luogo, dalla quale erano già usciti diversi Sacerdoti diocesani. Studiò nel Seminario Arcivescovile cittadino con autorevoli maestri (Casabona, Canessa, Righetti, Moglia, Calcagno) e fu ordinato Sacerdote il 25 luglio 1914: fra i suoi compagni d’ordinazione vi era anche il futuro Cardinale Giacomo Lercaro. Fu dapprima destinato come Curato alla Parrocchia di N.S. delle Grazie a Sampierdarena, che dovette però lasciare dopo pochi mesi in quanto fu chiamato alle armi a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, che visse come Cappellano Militare per tutta la sua durata. Al termine del conflitto, ancora come Curato, passò alla Parrocchia di S. M. Assunta di Voltaggio, dove rimase per poco più di due anni. Agli inizi del 1921 il genovese Mons. G.B. Federico Vallega, nominato Arcivescovo di Smirne, lo scelse come suo Segretario; in quella prestigiosa ma difficile sede, ricoprì anche gli incarichi di Vicario Generale e di Cancelliere, diventando il più prezioso collaboratore del suo superiore, contribuendo a salvare un gran numero di persone durante la guerra greco-turca. Nel 1929, allorchè un incendio distrusse l’episcopio, la curia e parte della Cattedrale, determinando il ritiro dell’Arcivescovo, egli restò sul posto per diversi mesi quale Amministratore Apostolico con la responsabilità totale del governo diocesiano. Il 18 luglio 1929 fu promosso Arcivescovo titolare di Stauropoli e nominato primo Delegato Apostolico nel Congo Belga. Colà rimase per venti anni, costruendo “ex novo” tutta l’ossatura della presenza cattolica: a lui si devono, fra l’altro, l’erezione della sede della Delegazione, la prima riunione dei Vescovi congolesi e ruandesi, il primo Congresso Eucaristico della regione e, naturalmente, la prima visita completa a tutto il territorio. Il 12 gennaio 1949 fu nominato Internunzio Apostolico a Vienna, con il compito di ricucire i rapporti fra quella nazione e la S. Sede dopo la parentesi della seconda guerra mondiale; la sua qualifica fu poi mutata in quella di Nunzio Apostolico il 12 dicembre 1951, restituendogli il ruolo di decano del Corpo Diplomatico accreditato in quella capitale. Anche in Austria portò a compimento parecchie realizzazioni, coronate il 23 giugno 1960 con la sottoscrizione di un trattato fra le due parti per una corretta regolamentazione dei rapporti. Si spense a Vienna il 13 agosto 1961 ed ebbe solennissime onoranze funebri dapprima nel Duomo Viennese di S. Stefano, indi nella Cattedrale di S. Lorenzo a Genova ed infine nella Chiesa parrocchiale di Bavari, dove, per sua espressa volontà, fu tumulato, nel presbiterio dell’altare maggiore. Insignito di alte onorificenze italiane, francesi, belghe ed austriache, viene quest’anno onorato, a quarant’anni dalla sua sua scomparsa, nella sua terra natale con l’apposizione di una targa memorativa presso il Battistero della Chiesa parrocchiale di Bavari, con l’intitolazione al suo nome del piazzale antistante il locale Santuario di N.S. della Guardia e con la pubblicazione di un volume biografico.