LIBRI
ATTI del Congresso Internazionale Colombiano “Cristoforo
Colombo, il Piemonte e la scoperta del Venezuela”, Torino 27 marzo 1999 -
Cuccaro Monferrato 28 marzo 1999, a cura di Pietro
Canepa, Giorgio Casartelli
Colombo di Cuccaro e Gianfranco
Ribaldone, Associazione Centro Studi Colombiani Monferrini CE.S.CO.M.
2001.
L’Associazione
Centro Studi Colombiani Monferrini CE.S.CO.M. ha organizzato il Convengo
internazionale Colombiano “Cristoforo Colombo, il Piemonte e la scoperta del
Venezuela” in occasione del V centenario della scoperta del continente
americano e precisamente della foce dell’Orinoco nell’attuale Venezuela, da
parte di Cristoforo Colombo, avvenuta con lo sbarco del 5 agosto 1498 sulla
terra ferma, nel corso del viaggio di esplorazione svolto da Cristoforo a
seguito della terza traversata atlantica verso le Indie.
Il Convegno ha costituito il culmine della celebrazione
di tale evento in Piemonte, insieme alla festa e alla rievocazione storica che
hanno fatto seguito nel pomeriggio a Cuccaro. Tali manifestazioni si sono
iniziate con la costituzione, avvenuta il 29 settembre 1997 a Torino,
dell’Associazione CE.S.CO.M. che nel corso del periodo successivo ha promosso
la ripresa delle ricerche archivistiche, ha organizzato alcune conferenze di
tema colombiano ed ha predisposto l’organizzazione del Convegno stesso, come
già accennato.
Al momento
della predisposizione del Congresso Colombiano, si prospettavano due possibili
tematiche, cioè due filoni di studio: il primo riguardava la ricorrenza del
cinquecentesimo anniversario della scoperta del Venezuela da parte di
Cristoforo Colombo, con tutti i problemi connessi con il Nuovo Mondo; il
secondo concerneva più direttamente la storiografia colombiana, in merito alla
quale Giorgio Casartelli Colombo di Cuccaro recentemente aveva pubblicato un
interessante saggio sulla rivista ‘Storia Arte Archeologia per le Provincie di
Alessandria e Asti’. Si trattava quindi di cercare di apportare, a tale
proposito, nuovi elementi di riflessione al problema della questione colombiana
sulla base di recenti studi e ricerche.
Il problema
della storiografia colombiana è comunque tuttora aperto; non resta che
augurarsi che il Convegno, alla luce di nuove ricerche archivistiche, che
sembrano promettere sviluppi anche sensazionali, possa portare nuovi lumi e
nuove tessere al complesso mosaico colombiano.
Il Convegno ha inteso riesaminare in modo scientifico e
non campanilistico la tradizione che afferma l’origine piemontese, precisamente
monferrina, della famiglia di Cristoforo Colombo, nonché i documenti che
sostengono questa tesi.
Tale teoria è stata altresì comparata per completezza
alle altre tesi sull’origine della famiglia di Cristoforo Colombo, specie a
quelle liguri. Sono stati inoltre illustrati documenti, anche inediti, sulla
questione colombiana ed esposti altri temi, quali la storiografia ottocentesca
su Cristoforo Colombo, i problemi giuridici inerenti alle scoperte di nuove
terre e gli aspetti marinari, geografici, politici ed economici conseguenti
all’opera colombiana.
Giorgio Lombardi scrive
nella sua Introduzione: “È noto
che gli eroi dell’umanità hanno per patria il mondo: si spiega anche così la
ragione per la quale la questione delle origini e della nascita di Cristoforo
Colombo sia tanto intricata.
La
letteratura su questo tema è assai ampia e, presto, non sarà più ‘dominabile’
quando diventerà sterminata.
La ragione più naturale è, tra l’altro, quella di dire
che, posta ormai come difficilmente discutibile la nascita a Genova, si
passi a ritenere irrilevante il luogo di origine della Famiglia: una questione,
ha detto qualcuno, ‘che non ci interessa’.
Penso invece che questo tema meriti un’attenzione più
seria, lontana, quindi, dalle rivendicazioni mitiche come dagli
scetticismi eruditi.
Poiché un punto centrale di questo Convegno sono le
ricerche delle origini di Cristoforo Colombo dalla casata dei Colombo di
Cuccaro, mi pare importante partire da alcune riflessioni. Anzitutto l’origine
cuccarese non è provata da una serie di consecutivi atti di nascita, ma è
dimostrata da una serie di elementi, alcuni dei quali giuridicamente probanti.
In secondo luogo gli argomenti contrari, recentemente rinverditi, non paiono
convincenti. In terzo luogo le Relazioni di questo Convegno contengono,
esprimendoli per tabulas, gli elementi probanti dei quali si è appena
detto.
È nota la maldestra pretesa di un falso discendente,
avallata con stupefacente improntitudine dalla stessa Repubblica di Genova, ma
condannata all’insuccesso con l’estromissione ignominiosa dalla causa del
maldestro pretendente, e sono altrettanto note le lunghe e tormentate vicende
di una controversia di eccezionale rilievo politico e di notevole complicazione
giuridica.
Due fatti sono però evidenti, entrambi validi sotto il
profilo giuridico e quindi assai probabili sotto il profilo della realtà
storica.
Uno è l’essere stato legittimato alla causa Baldassarre
Colombo di Cuccaro, in quanto agnato prossimo (ottavo grado di agnazione e
quindi entro il decimo, che consentiva, secondo gli usi di Spagna, la
legittimità della pretesa); l’altro è che non solo non fu estromesso dalla
controversia, ma fu riconosciuto con il Deposito di ultima istanza (in grado di
secondo appello) in data 12 dicembre 1608.
Va aggiunto - e la cosa non è priva di importanza, come
emerge dagli Atti - che il parere di Giovanni Pietro Sordi (Surdus qui bene audit,
uno dei maggiori specialisti in materia tra i giureconsulti dell’epoca) non
solo dà ragione, pro-veritate, a Baldassarre Colombo di Cuccaro, ma
neanche si pone il problema (come correttamente ricorda Enrico Genta) della
fondatezza genealogica delle sue pretese, il che significa - tanto Sordi quanto
Colombo di Cuccaro appartenevano alla aristocrazia del Ducato di Monferrato -
che se Baldassarre fosse stato un impostore, in quella sede non avrebbe fatto
certo molta strada. La relazione di Angelica Valentinetti dimostra, fra le
molte, due cose che hanno rilevanza sul problema.
La prima è che il Dispositivo del 1608 esiste attraverso
copie e documenti assolutamente irrefutabili e solo un caso fortunato potrà far
riemergere l’originale che, di per sé, ora, non porterebbe alcun elemento
nuovo. Secondo, che il Dispositivo del 1608, come atto che conclude la
controversia, parifica Baldassarre Colombo di Cuccaro a tutti gli altri agnati
più vicini a Cristoforo Colombo. La frase, nell’ultima parte del Dispositivo ‘y
con que a don Baltasar Colombo se le den de los dichos frutos otros 200 ducados’
non lascia luogo a dubbio.
È chiaro che fu ‘politica’ la ragione della conclusione
della controversia, perché certamente il Re di Spagna non poteva permettere che
uscisse da una cerchia comunque non estranea il dominio del Ducato di Veragua
(l’attuale Panama), della Giamaica e di altri territori, per essere trasferiti
ad un vassallo del Ducato di Monferrato e di Mantova, ma Baldassarre Colombo di
Cuccaro non avrebbe potuto, come in realtà non fu, essere pretermesso.
Dire, come qualcuno ha ritenuto, che neanche è provata la
concessione dei frutti sul Maggiorasco, non regge di fronte all’inoppugnabilità
del testo riportato, anche nell’originale lingua spagnola, dalla relazione
Valentinetti; ma neanche regge lo specioso argomento (degno, si sarebbe detto
un tempo, di una buona comparsa da Pretura) secondo il quale ‘una sentenza di
tale natura era giuridicamente impossibile poiché, se (i Colombo di Cuccaro)
fossero stati agnati, il Maggiorasco sarebbe toccato a loro, e se non lo
fossero stati non sarebbe stato possibile assegnare loro per sentenza neppure
la più modesta somma, perché non ne avevano legalmente alcun diritto, proprio
in base alle note clausole testamentarie che prevedevano tale lascito solo per
chi - pur non avendo ricevuto il patrimonio del Maggiorasco - era comunque
riconosciutto parente’.
La relazione di Angelica Valentinetti dimostra invece il
contrario: il Maggiorasco andò ad altri, ma Baldassare Colombo di Cuccaro fu
riconosciuto tra i parenti, e perciò gli furono attribuiti i 2000 ducati, e ciò
chiaramente presupponendosi tale sua qualifica per essere mai stato estromesso,
come fu invece il caso dei ricordati impostori, dalla causa.
E poiché le sentenze dei Tribunali superiori di Castiglia
non dovevano essere motivate, è vano pretendere, come qualcuno opina, che
l’agnazione di Baldassarre rispetto ai Colón iberici dovesse essere
riconosciuta esplicitamente dal testo della sentenza, non facendone, del resto,
parte della ratio decidendi, individuare il grado di parentela, bastando
la certezza dell’agnazione, mai giudizialmente posta in dubbio. Quella che mi
pare certa, dunque, è la verità giuridica dell’agnazione tra i Colombo
di Cuccaro ed i Colón iberici. Ma che dire della verità storica?
La verità giuridica è quella che risulta dalla cosa
giudicata e tale è, al di là di qualsiasi dubbio, il Dispositivo del 1608,
emanato, come dimostra Angelica Valentinetti, mentre Baldassare Colombo di
Cuccaro era ancora in vita (per cui sono del tutto inutili le congetture su
transazioni sue o di suo figlio Mario, sulle quali si vuole indugiare ancora da
qualcuno recentemente), con la conseguenza che la famiglia dalla quale proviene
Cristoforo Colombo è quella dei Signori di Cuccaro, come emerge dalla intera
causa e dalla sua conclusione.
Ma si sa che la cosa giudicata ‘facit de albo nigro et de
quadrato rotundo’, con la conseguenza che lo storico - la cui frontiera è più
ampia ed indeterminata di quella del giurista - potrebbe mantenere, anche se
non molto persuasivamente, tutte le sue riserve.
La storia è il regno dell’aspirazione al vero, temperata
dalla considerazione del verosimile, ma proprio per questo penso si possa dire,
e ritorniamo ad uno stilema giuridico, che l’onere della prova ormai non
è più a carico di chi vuole provare l’origine cuccarese dei Colombo di Genova e
con essi di Cristoforo Colombo, ma grava, e totalmente, su chi vuole dimostrare
il contrario, cosa che, allo stato, mi sembra assai difficile”.
La pubblicazione è così strutturata: Organigramma del
Convegno; Prefazione di Giorgio Casartelli Colombo di Cuccaro; Presentazione
di Isidoro Soffietti; Saluti delle Autorità; Introduzione di
Giorgio Lombardi. Seguono i contributi dei relatori: José Rafael Lovera,
Il terzo viaggio di Cristoforo Colombo:
fra il paradiso e l’inferno; Edoardo Greppi, Il diritto internazionale di fronte alle
scoperte di nuove terre nel XV secolo e ai problemi di sovranità; Anunciada
Colón de Carvajal, Vicissitudini
dell’archivio personale di Cristoforo Colombo (Gli scritti
dell’Ammiraglio, Luigi Colombo, responsabile dell’archivio colombiano dal 1549
al 1572, Le ultime disposizioni del vecchio Ammiraglio); Angelo Scordo,
L’arma gentilizia di Cristoforo Colombo
(Appendice); Luciano Livio Calzamiglia, La tradizione ligure di ponente: i Colombo di Chiusanico (Appendice
documentaria); Angelica Valentinetti,
Baldassarre Colombo attraverso i documenti dell’Archivio Storico di madrid; Roberto
Coaloa (1. Gli studi su Cristoforo Colombo e l’interesse per l’America nel
Piemonte, tra Illuminismo e Romanticismo, 2. Ignazio De Giovanni, “navigatore
di biblioteca”, Le grandi letture, tra cultura illuministica ed esoterismo,
dell’elegante poeta ed erudito monferrino, 3. Carlo Vidua, il viaggiatore
solitario. Le ricerche giovanili di un eroe romantico con il padre e Gian
Francesco Galeani Napione. Le sue raccolte di libri su Colombo e l’America); Stella
Tessiore, Tra storia e politica. La
questione colombiana negli studi di Gian Francesco Galeani Napione (Premessa,
1. Un funzionario sabaudo dall’ancien régime all’età della Restaurazione, 2. Un
intellettuale piemontese tra accademie e periodici, 3. Gli studi su Cristoforo
Colombo); Gustavo Mola di Nomaglio, Non
cieco amatore della patria ma difensore fedele della verità”: Vincenzo De Conti
storico del Monferrato (Saggio di bibliografia di studi monografici
sulla patria e la famiglia di Cristoforo Colombo); Anna Riccardi Candiani,
Documenti in archivi pubblici e privati
sulla questione colombiana: Le Carte Colombiane di proprietà bertolero (Elenco
dei documenti esistenti presso la famiglia Bertolero, Cenni bibliografici); Alberto
Lupano - Enrico Genta, Giovanni
Pietro Sordi e il suo Consilium sull’eredità del ducato di Veragua (a)
Premessa, b) La agnazione); Orsolamalia Biandrà di Reaglie, Alcune notizie sul feudo di Cuccaro
Monferrato; Gianfranco Ribaldone; I discendenti di Lancia Colombo di Cuccaro negli atti notarili del
secolo XV (Introduzione, 240 atti del Quattrocento contenenti i nomi dei
Colombo di Cuccaro. Regesto, genealogia, ragionamento, Indici analitici,
Conclusioni); Pietro Canepa, Cuccaro
e Colombo; Lucia Pozzo, Sulla
rotta di Colombo, un’odierna traversata atlantica; Donato Lanati,
Cristoforo Colombo. Ulisse e la saga del
vino; Giorgio Casartelli Colombo di Cuccaro, Le scoperte colombiane e il Piemonte. In
particolare il testamento di Lancia Colombo di Cuccaro (1. L’importanza
del terzo viaggio rispetto alle imprese di navigazione di Cristoforo Colombo,
2. Il Piemonte e Cristoforo Colombo, 3. Il testamento di Lancia Colombo di
Cuccaro, Appendice), Smonetta Satragni Petruzzi, Cristoforo Colombo nel vecchio e nuovo mondo della musica (Appendice);
Gian Savino Pene Vidari, Conclusioni.
Come si evince chiaramente dalle relazioni presentate, si
tratta di una pubblicazione che non può mancare nella biblioteca di tutti gli
interessati alla figura del Grande Navigatore. (mlp)