Mallucci, Massimo, Un cuore per la
Vandea, Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 1996, pp. 143, Lire 20.000.
L’autore è un profondo conoscitore dei problemi storiografici afferenti alla insorgenze antigiacobine, ed ha una visione storica intesa in senso “tradizionale”.
La “Vandea” di Mallucci rappresenta non solo la regione francese della celebre insurrezione controrivoluzionaria del 1793 che vide il sacrificio di 400.000 francesi, ma potrebbe essere ed è in realtà l’attualizzazione di quella rivolta, ovvero il rapportare valori, princìpi e morale della controrivoluzione vandeana alla realtà di oggi per costruire una società nuova.
Il volume, che si potrebbe definire come il “manuale del controrivoluzionario”, esamina abilmente e sinteticamente tutte le fasi che hanno fatto nascere la rivolta vandeana, facendo un continuo riferimento agli avvenimenti politici dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri, per rilevare che l'attuale situazione è una diretta conseguenza della rivoluzione francese.
Dapprima nella analisi del periodo finale dell’“Acient Régime”, l’autore dimostra che probabilmente è falsa la causa propagandata per secoli quale causa principale della “Rivoluzione” (ovvero l’estrema povertà in cui si sarebbe trovata la stragrande maggioranza della popolazione, vessata e repressa da un’aristocrazia ed un clero avidi e insensibili ai bisogni delle classi basse) considerando che la situazione economica era molto migliorata dall'inizio del secolo e la ricchezza ben distribuita (il 40% delle terre coltivate apparteneva ai contadini, il 30% alla borghesia e solo il restante al clero ed alla nobiltà).
Successivamente Mallucci passa a rileggere le pagine degli enciclopedisti, rilevando gli errori e le scritte al solo scopo di screditare la religione cattolica e la monarchia organica; confronta i tre ben noti e sbandierati miti “della giustizia, della libertà e dell'uguaglianza con le vergognose pressioni durante il processo a Luigi XVI («Noi non vogliamo giudicare il Re, vogliamo ammazzarlo» aveva affermato Danton), con i massacri degli oppositori, con la giustizia livellatrice della ghigliottina” per giungere ad affermare che “ovunque portate, le idee della rivoluzione sono state capaci di seminare fame, morte, paura.
Eppure non esiste quasi voce che non ricordi il 14 luglio come una fausta giornata di liberazione, e se da un lato si condanna il genocidio nazista, contemporaneamente si esaltano personaggi come Danton o Robespierre, che in Vandea si macchiarono del medesimo delitto”.
Nell’opera, che non è solo una semplice rilettura del passato, ma un approfondimento di problemi ancor ben attuali nel presente, si ricorda la differenza tra il concetto di tradizionalismo e quello di conservatorismo (legato quest’ultimo a criteri economicisti e pronto ad ogni compromesso al solo scopo di sopravvivere), per riesaminare anche il ruolo della monarchia vista come il punto di arrivo di un complesso rinnovamento sociale basato sul recupero dei valori della tradizione. (mlp)