Cignoni. M., La spada e il leone. Studi di araldica medievale, G. Pagnini Edit., P.zza Madonna degli Aldobrandini, 7, 50123 Firenze (telef. 055.293267). Firenze. 1993, pp. 103. Lire 24.000.

“Sottratta al dominio del mistero, ordinata in maniera critica e recuperata sul piano storico, l’araldica non perde nulla del suo fascino”: questo brano, tratto dalla pagina 19 del testo, riassume con la massima efficacia gli intenti ed i contenuti del libro. Un approccio all'araldica che è frutto del recente rifiorire di interessi verso di essa, contraddistinto da un'impostazione scientifica che privilegia i dati di fatto alle elucubrazioni, e con un'apertura a 360° verso ogni aspetto collaterale (storia, costume, arte, legislazione, ecc.).

Tali parole qualificano l’opera, e valorizzano la metodologia rispettosa e sensata alla quale deve attenersi chiunque si occupi seriamente di araldica, nell'interesse della scienza ed ancor più di chi legge.

Questo libro, agile e piacevole benché serio e ponderato, è ricco di notizie e di spunti di riflessione. L'introduzione di Luigi Borgia punta oculatamente il dito contro la bassa qualità media degli scritti di araldica in Italia, eredi d'una disaffezione che nasce a fine '700, e giustamente stigmatizza la marea di fogli che, stampati a fini di speculazione da chi campa sui sogni e sulla curiosità della gente, troppo nuoce all'araldica. I1 pessimistico orientamento non rende però giustizia a chi si occupa dell'argomento con la necessaria serietà, contribuendo alla fruizione ed alla divulgazione del ricco patrimonio araldico nostrano, pur essendo estraneo (certo non per propria scelta) agli ambienti universitari.

I dieci capitoli in cui è suddiviso il libro sono altrettante piccole monografie: si parte con “Elementi di metodologia araldica” (una traccia per operare al meglio nello studio scientifico dell'araldica, sfuggendo agli improduttivi metodi pseudosimbologici di stampo barocco o, peggio ancora, allo sterile sfoggio della terminologia blasonica); “Dai vessilli agli scudi: lineamenti di araldica nei secoli IX-XIII” (un saggio incentrato su utilizzo e diffusione dei colori nei sistemi politici medievali, completo in sé stesso ma qui utilizzato a mo' di introduzione per i capitoli successivi); “Alle origini del fenomeno araldico: un'ipotesi" (suggestiva tesi sui rapporti fra distintivi protoaraldici e stemmi nella Toscana medievale); “La bella insegna del gran barone" (sull'arma d'Aragona dai celeberrimi quattro pali, e sui similari stemmi bandati di area lazial-papalina). Gli altri capitoli hanno un taglio più specifico: le fazioni politiche e i loro colori, le vicende araldiche al tempo dell’imperatore Ottone IV (1198-1214), lo stemma della famiglia Pannocchieschi d'Elci, lo stemma della Chiesa, quello valdese, e quelli stampati sulla Bibbia di Lutero del 1545.

Ogni capitolo, in apparenza arido o limitato, è invece un saggio storico a tutto campo, che il metodo rigoroso e deciso dell'Autore imposta a partire dalle realtà araldiche, dimostrando che la semplice cromia di uno scudo può diventare il potente mezzo con cui arrivare al cuore del tempo e dell'ambiente che lo hanno espresso.

La copertina si segnala per il nitido sigillo senese di parte guelfa che pulitamente la orna. (Maurizio Carlo Alberto Gorra)

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