Stanislav Dumin, Herbarz rodzin
tatarskich. Wielkiego ksiestwa litewskiego, Gdansk, 2006, pp. 187 con illustrazioni
b/n nel testo e 94 tavole a colori in appendice, s.i.p.
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Redatto dal Re d’armi e capo
del dipartimento genealogico ed araldico di S.A.I. la Granduchessa Maria,
questo libro è dedicato all’influenza sull’araldica europea, ed in particolare
su quella di alcune zone dell’Est (Polonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina e
Russia), degli usi e degli stilemi tartari conseguenti al sistema estetico e
formale dei tamga, la forma di para-araldica tipica di questa cultura.
L’autore, specializzato nella storia e nell’araldica di tali Paesi, ci guida
con attenta maestria in questi aspetti della scienza del blasone assolutamente
desueti per il lettore medio dell’Europa occidentale, e scarsamente noti anche
allo studioso (e proprio per questo ricchi di interesse ed attrattiva
particolarissimi); egli, dopo aver spiegato per sommi capi da p. 9 la storia
generale dell’araldica, entra poi nel merito del lavoro dove, a p. 15, ci
fornisce una rassegna cronostorica degli stemmari polacchi.
La parte iniziale e
generale del libro prosegue fino a p. 36, con l’esplicazione della simbologia
tartara (ricca di influssi sociali e culturali musulmani) e con l’influenza di
questa sui sistemi araldici polacchi e lituani. Ricordiamo che i già intensi
legami fra Polonia e Lituania si approfondirono a partire dalla cosiddetta unione di Grodek intervenuta nel 1413
fra i due Paesi, in conseguenza della quale (fra le altre cose) la nobiltà
lituana venne aggiunta in massa a quella polacca, provocando particolari e
profondi riflessi sia in genealogia che in araldica a causa della specifica
prassi seguita al riguardo in quest’ultima Nazione fino a tempi recenti.
Occorre precisare che il testo viene accompagnato da una buona serie di
illustrazioni in bianco-nero, costituita sia da disegni di stemmi realizzati
appositamente al tratto, sia da riproduzioni di documenti desunti soprattutto
dagli archivi pubblici di Mosca e di San Pietroburgo.
Da p. 37 inizia lo
stemmario: 111 schede araldico-genealogiche riferite ad altrettanti clan polacchi forniscono il cognome
d’uso, il blasone dello stemma (limitato però a 94 schede), cenni genealogici e
riferimenti archivistici; conformemente al sistema araldico della Polonia (che
attribuisce un unico stemma comune a più famiglie, raggruppate in un medesimo clan), i cenni ed i riferimenti vengono
ripetuti per ognuno dei cognomi che fanno parte del clan in questione, e dei quali si dà anche la traslitterazione in
cirillico. La stessa cosa viene fatta a p.
Dopo l’indice per cognomi,
e la sua versione in cirillico, il libro termina con le 94 tavole a colori
degli stemmi precedentemente blasonati: e l’evidenza delle immagini, come in
tutti i libri di araldica, ovviamente predomina su tutto il resto col suo
tripudio di forme e colori. E mai come in questo caso un tale predominio è
gradito: per l’araldista occidentale, e per quelli latini in particolare, si
tratta di un libro “difficile”. Le virgolette sottolineano che il termine non
è certo riferito all’argomento, pur estremamente mirato e specifico; né tanto
meno coinvolge la competenza e le qualità dell’autore, che è certamente fra i
più preparati al mondo sull’araldica dell’Europa orientale (ben noto studioso
che spesso porta il contributo della propria esperienza a convegni e congressi,
anche nel nostro Paese dove partecipa sovente alle manifestazioni dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano,
dell’Associazione Insigniti Onorificenze
Cavalleresche e della Commissione
Internazionale permanete per lo studio degli Ordini Cavallereschi), ma per
un più banale fattore: il fatto d’esser scritto in polacco, cosa che comporta
tempi e modi di lettura più lunghi ma che (come ogni leggera difficoltà)
comporta maggior soddisfazione una volta felicemente superata. (Maurizio
Carlo Alberto Gorra, IAGI, AIOC)