RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Marilisa Morrone Naymo, Roccella di San Vittore: la Città il Palazzo la Chiesa, Gioiosa Jonica, 2005, pp. 179.

Questo interessante volume approfondisce la storia di Roccella Jonica, antico centro calabrese noto dal 1269 col toponimo Roccella San Vittore, e giunge a coronamento di un’accurata campagna di indagini condotta in loco al fine di salvare dal degrado e consolidare i ruderi del Palazzo Carafa e dell’adiacente Chiesa Matrice: un lavoro d’equipe condotto fra il 2000 e il 2002 da più specialisti coordinati dalla Sovrintendenza per i beni archeologici di Cosenza.

L’autore esordisce sfatando le tradizioni erudite ma fantasiose del XVI secolo le quali, fondate su un’arbitraria interpretazione di un passo classico, hanno portato molti a ritenere (fino a tempi recenti) che le origini del paese affondassero a tempi antichissimi; dopo di che, ci documenta sulle analisi topografiche, urbanistiche, storiche e sulle ricognizioni materialmente condotte in paese e negli immediati dintorni, confrontando i dati ottenuti sul campo con quelli desunti dalla ricerca storica e documentale. Un’operazione che, fra l’altro, fa sì che siano ovvi e notevoli i collegamenti e gli intrecci che il testo viene ad avere con la storia feudale del posto: possedimento delle famiglie Collepetro, Bosco, de Regio e Ruffo, Roccella venne data nel 1479 da Ferdinando d’Aragona ai Carafa della Spina i quali, alla loro estinzione, lo passarono al ramo cadetto di Bruzzano che la rese capitale del loro principato.

È intuibile come due secoli di abbandono abbiano quasi annullato la presenza di elementi decorativi ed artistici connessi alle scienze documentarie della storia, tranne uno. Il solo stemma sopravvissuto alle ingiurie del tempo ed all’umano depredare viene documentato alle pp. 42-47: è costituito dalla metà inferiore di uno stemma marmoreo a bassorilievo dei Carafa della Spina, di apparente buona manifattura, posizionato da chissà quando al di sopra della porta medievale di accesso al borgo. Le iniziali VC che accostano lo scudo ne permettono la probabilissima attribuzione a Vincenzo, che si insediò di fatto nel suo feudo roccellese non prima del 1505. Tutta la ricostruzione storica si fonde armoniosamente con continui ed approfonditi cenni alla vicenda edilizia e sociale delle principali emergenze architettoniche locali, sempre tenendo in primo piano i due succitati monumenti che hanno costituito l’oggetto principale della campagna di studi. Difatti entrambi, per la propria ovvia rilevanza non soltanto materiale, si candidano a ritrovare (in un futuro auspicabilmente vicino) l’antica qualità di poli di attrazione e di aggregazione sociale, in un più ampio discorso di rivalutazione culturale dell’intero territorio collegato all’ipotesi di rendere questi edifici il centro di un polo archeologico monumentale. Alla prima parte del lavoro, più generale, segue uno studio monografico sul Palazzo Carafa e sulla Chiesa Matrice, dove si dà ampio spazio ai rilievi, all’analisi dei dati rilevati, e ad una serie di comparazioni con altri manufatti congeneri altrove edificati dalla famiglia; tutto l’arco di tempo che va dalla prima sistemazione ad uso padronale del 1479 fino alla ristrutturazione del XVIII secolo (immediatamente precedente al rovinoso terremoto del 1783 che presto condusse l’intero antico centro abitato allo spopolamento ed all’abbandono) viene valutato e studiato. Il livello ufficiale e la serietà d’impostazione dell’intera campagna di studio ed indagine vengono ribaditi dalla valutazione tecnica che, a p. 169, rendiconta (con tanto di previsione d’impegno di spesa) il progetto per il recupero completo ed il riuso di Palazzo, chiesa e borgo.

Il testo è intervallato a 181 fra foto, disegni e rilievi (comprese accurate e complete ricostruzioni grafiche delle fasi edificatorie succedutesi nel tempo), sia in bianco-nero che a colori, spesso capaci di documentare i diversi stadi di studio, conservazione e restauro, e comprendenti alcune stampe d’epoca dotate di stemma. Fra le altre immagini spiccano le molte foto risalenti al XX secolo, in certi casi ingenui souvenir di gitanti aggirantisi fra le vecchie mura che però oggi si rivelano indirette e utili fonti documentarie, poiché nel settembre 2000 una devastante alluvione provocò ingenti crolli e altri danni alle murature della Chiesa Matrice appena liberate dalla vegetazione. La bibliografia di sette pagine comprende nove testi pertinenti all’araldica ed alle scienze affini, ed uno di numismatica e medaglistica. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI, AIOC)

 

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