RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Domenico Capolongo, Il Priorato di Capua e la Commenda di Napoli dell’Ordine Gerosolimitano nel XIV secolo, Boscoreale 2006, pp. 20 - s.i.p.

Edito in 499 esemplari non venali a cura del Centro Studi Archeologici di Boscoreale, Boscotrecase e Trecase, questo agile volumetto del poliedrico autore (studioso del territorio nolano ed attivo promotore di ricerche ed iniziative culturali non soltanto locali) concretizza il testo di una relazione tenuta a Napoli nel 1997 su invito del CISOM (Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta) della Campania, e rimasta fino ad ora inedita.

L’antico Regno di Sicilia comprendeva tre priorati gerosolimitani: Barletta, Capua e Messina, le cui origini esatte restano vaghe per via dell’intuibile carenza documentale; in base ai pochi elementi disponibili, il Capolongo le fa razionalmente risalire con ogni probabilità alla metà del XII secolo, anticipando la fondazione del priorato capuano di quasi un secolo rispetto alla data finora ipotizzata.

Seguendo ulteriori condivisibili constatazioni geopolitiche, si passa poi ad esaminare il declino dei maggiori Ordini cavallereschi in relazione agli eventi degli effimeri potentati cristiani del Vicino Oriente, soffermandosi in particolare su Templari e Ospedalieri. Le note vicende connesse alla soppressione dei primi vengono qui riassunte ed evidenziate (anche con una buona serie di riferimenti documentali) sotto la particolare ottica delle persecuzioni di cui furono oggetto nel Meridione d’Italia, a cui conseguì la trasmissione ai Giovanniti dei loro beni, ancora esplicitamente menzionati nel 1317 nella forma que fuerunt quondam milicie Templi” in seguito sottaciuta (come testimoniano le citazioni rinvenute e datate agli anni immediatamente seguenti). A seguire, l’autore traccia su basi sempre più compiutamente attestate le vicende del priorato di Capua fra il 1312 e la fine dello stesso secolo, attraversando il periodo dello scisma d’Occidente durante il quale la guida dello stesso Ordine di Rodi vide la compresenza di due Gran Maestri: fra’ Juan Fernandez de Heredia (ritenuto legittimo, benché fedele a colui che oggi vien definito l’antipapa Clemente VII) e fra’ Riccardo Caracciolo, nominato dal pontefice Urbano VI. Senza entrare nel merito di tali legittimità, saggiamente l’excursus si ferma alla morte del Caracciolo avvenuta nel 1393 e passa ad una serie di considerazioni socio-economiche, le quali evidenziano l’eccezionale contingenza che in quel periodo permise il rifiorire dell’Ordine e si appuntano con particolare attenzione alle peculiarità degli avvenimenti del ramo campano-capuano. L’autore conclude il lavoro con un doveroso omaggio agli studiosi che lo hanno preceduto, in particolare al Gattini ed al Guerrieri che ancora poterono accedere a documenti andati perduti durante il secondo conflitto mondiale, ed ai quali puntualmente sono abbinate le ulteriori documentazioni rinvenute.

Il volumetto, corredato da otto illustrazioni in bianco-nero (di cui metà contenenti stemmi di personaggi citati nel testo, ed una riproducente una moneta coniata dal Gran Maestro de Villaret), reca in copertina l’insegna del sigillo a secco del Gran Magistero melitense, è introdotto dalla prefazione di Angelandrea Casale (ispettore onorario del Ministero dei Beni culturali) e si chiude con venti testi di bibliografia indicati quali fonti di ricerca. Anche questo dettaglio, uno dei tanti che è gradito rilevare nel denso e dettagliato testo, testimonia il livello di accurata serietà con cui è stata impostato l’intero lavoro, una piccola e preziosa perla nel panorama editoriale connesso alla storia dello SMOM nel nostro Meridione. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI, AIOC)

 

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