CD
ROM
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Gli stemmi dei Comuni e delle province
dell’Emilia-Romagna CD ROM a cura
dell’Istituto per
i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna. Molti
i titoli stranieri espressamente dedicati in questi ultimi anni
all’araldica civica. E occorre anche registrare che in molti casi si tratta di lavori di buona qualità, dove alla buona
preparazione dell’autore si associa un’accurata cernita delle
fonti. E in Italia? In questo caso dobbiamo constatare un certo ritardo
nell’attenzione dedicata alle insegne di enti collettivi che, solo a
partire dagli ultimi anni, sono stati oggetto di repertori per lo più a
carattere locale e opera di compilatori volenterosi ma poco più che
dilettanti. Ciò che forse colpisce di più è la mancanza di
interessamento delle istituzioni a progetti di inventariazione e studio di
soggetti, gli stemmi dei comuni e delle province, che, in virtù della
legislazione in vigore, sono ancora appannaggio della discrezionalità di
uffici governativi a questo preposti. Risalgono ormai
a decenni addietro i repertori dedicati all’araldica civica di Toscana e
Lazio redatti a cura delle rispettive amministrazioni regionali. Ma da allora, a
parte un volume sugli stemmi della provincia di Milano e, più
recentemente, di quella di Lodi, pubblicati a cura delle stesse amministrazioni
provinciali, più niente. In questo contesto spicca l’iniziativa dell’Istituto per i Beni Artistici,
Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna che, grazie al
contributo dell’Assemblea Amministrativa di quella regione, ha portato
alla pubblicazione della serie degli stemmi dei suoi comuni, un’edizione
di grande ambizione e di molti pregi se non quello di non essere praticamente
mai stata distribuita al pubblico che quindi non potrà accederne alla
consultazione se non nelle biblioteche. Ma considerata la grande richiesta
dell’opera, la cui prima edizione è andata subito esaurita, e
l’impossibilità, a causa degli elevati costi di produzione, di
allestirne una seconda, a distanza di un anno ci viene riproposto il contenuto
integrale della pubblicazione in un formato portatile che, pur privandoci del
piacere di tenere tra le mani e sfogliare le pagine di un volume di grande
prestigio come l’originale, se non altro ci offre la possibilità
di consultare velocemente e di accedere immediatamente ai contenuti che ci
interessano, grazie alle prerogative del formato ipertestuale. Si tratta infatti di un CD che contiene la versione in digitale de Gli
stemmi dei Comuni e delle Province dell’Emilia-Romagna.
Dell’originale mantiene la veste grafica, in cui gli stemmi spiccano dal
nero della colorazione della carta, ben sette saggi introduttivi che nel libro
aprono l’opera e un breve sguardo d’insieme all’araldica di
ciascuna provincia nella pagina dedicata allo stemma di quella; mentre, se da
un lato vengono ampliate le note introduttive ai vari comuni e inseriti brevi
commenti agli stemmi, ci rammarichiamo di non aver ritrovato le illustrazioni
degli originali antichi delle armi che impreziosivano l’opera originale.
Un grosso limite alle compilazioni di araldica civica è dato dalla
generale scarsa qualità della veste grafica degli stemmi frutto, spesso,
della contaminazione di stili estranei al gusto attuale, troppo ridondanti e
lontani dall’essenzialità che dovrebbero presentare gli stemmi
araldici. Rimane apprezzabile quindi la scelta di unificare le immagini
araldiche attraverso l’opera di un singolo disegnatore, Marco Foppoli, attivissimo illustratore di stemmi nonché
autore di saggi che, in questo caso, sembra aver dato il meglio delle sue
capacità.
La schermata di apertura si presenta distinta
in due frames, quella a sinistra contiene le
varie voci di menù che servono per accedere alle altre sezioni
dell’ipertesto, quella a destra riproduce esattamente la copertina del
libro. Dal menù si accede ai saggi introduttivi, al repertorio degli
stemmi, ai quali si è introdotti attraverso un indice alfabetico e un
indice per province di appartenenza, alla guida alla lettura, all’ampia
bibliografia sull’araldica e, in particolare, su quella della regione, e,
infine, alla lista delle persone che hanno reso possibile la pubblicazione del
lavoro: l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna, Alessandro Savorelli che ha sapientemente raccolto e interpretato le
fonti, curato le note storico - descrittive e
coordinato la redazione scientifica, Marco Foppoli, Andreana Mattei, Tina Alboresi,
Anna Bacchelli che ha curato il non facile lavoro di
segreteria affrontando talvolta l’ostracismo delle comunità
interessate al progetto, Flavio Piccoli ed Enzo Calabrò
che ha curato l’edizione in digitale. Ciò che arricchisce questa
iniziativa e la distingue, ponendola su un piano superiore, rispetto alle altre
rare opere che sono state dedicate in Italia all’araldica civica,
è la presenza dei saggi introduttivi curati da noti studiosi e che, non
necessariamente, scrivono di araldica ma, anzi ne individuano i valori partendo
da un punto di vista completamente diverso, direi alieno. Apre
la serie Ezio Raimondi in veste di committente
dell’opera, trattandosi, oltre che di stimato docente universitario,
anche del presidente dell’istituto
che ha promosso l’esecuzione del progetto, e ci spiega le ragioni
perché un’istituzione, che in genere si interessa ad altro
piuttosto che all’araldica, dedica una pubblicazione così
prestigiosa - si legga anche costosa - a questo tema così di nicchia: «È
il linguaggio figurativo di una tradizione gloriosa che ritorna a parlarci:
anche gli stemmi risalgono a una civiltà che qualcuno giustamente ha
definito emblematica, proprio perché si esprimeva attraverso emblemi,
imprese, geroglifici, blasoni» e ciò rendendosi benissimo conto che
oggi come non mai siamo circondati da ogni genere di segni, simboli, marchi
commerciali e politici, segnali e pittogrammi che, trasversalmente in paesi con
lingue e tradizioni diverse, hanno invaso la vita quotidiana di ogni individuo.
Raimondi si rende benissimo conto che oggi più
di sempre vale la pena approfondire un tema che all’insaputa dei
più ci lega, attraverso modelli ed espressioni, certo diverse dal caso
in esame, al nostro passato. Il discorso viene, seppur con una visione diversa,
approfondito in modo esemplare da Omar Calabrese in qualità di dirigente
presso il Dipartimento di Comunicazione dell’Università di Siena.
Ciò viene svolto esaminando in dettaglio, e attraverso la percezione di
uno studioso moderno, non condizionato dal fardello ideologico degli araldisti,
la funzione giuridica e sociale di un simbolo civico spingendosi ad affermare
che questo rappresenta l’«identità sociale» di una
città. Il faticoso compito di introdurre la scienza degli stemmi al
pubblico, digiuno di questi concetti e avvezzo al classico binomio blasone -
nobiltà, spetta ad Alessandro Savorelli i cui
contributi sono ormai ben noti ed apprezzati da coloro che anche distrattamente
di sono avvicinati a questa materia. Il ragionamento
dello storico Elio Tavilla, invece, mette a fuoco,
delineandone i tratti evolutivi, il rapporto che intercorre tra le insegne e le
istituzioni che le hanno prodotte. La percezione del fenomeno araldico nella
cultura delle varie epoche è l’oggetto della ricerca di Rinaldo
Rinaldi, svolta attraverso un’accurata analisi delle opere letterarie da
Dante alla letteratura contemporanea. Lavoro effettuato anche dallo storico
dell’arte Fabrizio Lollini sulle opere di arte
figurativa che frequentemente ospitano stemmi, custodi di informazioni spesso
fondamentali per inquadrare le circostanze che ne hanno determinato la
produzione. Lo stesso Lollini si sofferma su tutti
quei supporti legati all’esercizio della pubblica amministrazione che,
grazie alla presenza di stemmi civici, diventano a loro volta vere e proprie
opere d’arte. E chiude la serie dei saggi introduttivi Paolo Ceccarelli che, facendo seguito allo studio di Tavilla, si introduce nella diversificata realtà
delle città dell’Emilia-Romagna per mostrarne analogie e
discontinuità nella storia e nell’autorappresentazione
simbolica.
Che dire? La puntualità dei commenti e,
soprattutto, l’inquadramento culturale fanno del volume e del CD, che ne
è fedele riproduzione, un’opera di elevato profilo scientifico
mentre l’attraente veste grafica costituisce un ottimo appeal presso
il grande pubblico che può cogliere l’occasione per avvicinarsi
all’araldica. Nell’insieme si tratta di un caposaldo della materia
che dovrebbe costituire un modello ispiratore per quelle istituzioni che
volessero intraprendere la meritevole iniziativa di divulgare un patrimonio
iconografico che, a tutti gli effetti, può essere incluso nel novero dei
beni culturali. (Vieri Favini)