Raul
Paciaroni, Un
enigmatico stemma sulla torre civica di Sanseverino, pp. 47, 14 illustrazioni
in bianco-nero e colore - s.i.p., edito dall’Associazione Palio dei Castelli,
L.go Croce Verde 14, 62027 San Severino Marche (MC), 2004.
Piccolo di formato e di pagine, ma denso di notizie e di dati: tale
sembra essere il motto in base al quale, anno per anno, l’efficiente Associazione
Palio dei Castelli del Comune marchigiano trasforma in pregiati e curati
lavori le mille sfaccettature storiche e culturali che danno sostanza al
tessuto connettivo locale.
Questa volta la trattazione
si occupa in dettaglio di un’unica, particolarissima emergenza blasonica: lo
stemma che, isolato ed evidente, da secoli troneggia su una parete esterna
della maestosa torre di San Severino, fino ad ora identificato con sempre
maggiore (ed infondata) insistenza come “lo stemma degli Smeducci”.
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Con la cura e l’attenzione
che già gli conosciamo da precedenti impegni, anche stavolta l’autore riesce a
fare un accurato e documentato lavoro di ricerca storica e d’archivio, ed a rivalutare
e riscoprire un frammento semisconosciuto della storia sanseverinate,
comprovando che la predetta identificazione non è corretta ed assegnando l’arma
all’esatto titolare Gozzone Gozzoni da Osimo, podestà di San Severino Marche
nel 1440 per volere degli Sforza.
E non basta: bisogna sottolineare che la particolare natura della
figura contenuta in questo stemma, quasi unica nel panorama dell’araldica non
soltanto italiana, è stata dal Paciaroni correttamente identificata in una morsaglia,
strumento usato da maniscalchi e fabbri per tenere a bada un cavallo onde
sottoporlo ad operazioni delicate e non brevi.
Finora, poiché
quest’attrezzo è caduto in desuetudine da parecchio tempo, lo si andava
identificando anche in questo stemma con i nomi più disparati: ma il nostro
autore, con pazienza ed accuratezza, ha vagliato una ad una le definizioni
errate, giungendo finalmente all’esatta determinazione della sua tipologia.
In tale impresa, gli si è rivelato determinante il rinvenimento
della copia secentesca d’una miniatura dello stemma Gozzoni risalente al 1308,
e perfettamente analoga a quello scolpito a San Severino Marche: ma lasciamo al
lettore il gusto di seguire il Paciaroni nel dipanarsi della sua scoperta!
Egli, con uno stile completo
ma semplice, ci guida nella cronaca e nella storia di quegli anni ormai
lontani, usando magistralmente le molte e inattese fonti grafiche che
sottolineano la diffusione della morsaglia anche (e inaspettatamente)
nei più diversi ambiti culturali ed artistici, dalla numismatica all’araldica.
Quanti di noi sapevano che
una morsaglia compare spesso come impresa attorno agli scudi di
Francesco Sforza miniati nel celeberrimo Codice Trivulziano dell’omonima
biblioteca milanese, in unico esemplare ove egli alza l’inquartato Impero-Visconti,
e per ben quattro volte dove invece alza il biscione visconteo da solo?
Anche in questo volumetto, le belle
illustrazioni si accompagnano alla puntuale menzione delle fonti,
particolarmente copiosa nelle cinque pagine di note a fine volume, che di fatto
costituiscono un vero e proprio apparato bibliografico.
La
ricchezza e la densità del testo si uniscono all’accuratezza della stampa (i
refusi sono pari a zero) e delle immagini (in buona parte inedite); se proprio
vogliamo trovare un difetto dobbiamo andarcelo a cercare nella copertina, ove
il nome dell’autore ed il titolo sono stati sovrapposti in maniera e con colori
poco leggibili allo stemma scolpito in pietra dei Gozzoni, stupendo
protagonista di questo lavoro: ma, ribadiamo, è solo per volergli trovare a
tutti i costi un difetto... (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI)