Antonio Virgili, La rivoluzione silenziosa. Trasformazioni demografiche nel XX secolo, Napoli, CSI, 2002, pp. 260. ISBN 88-88393-00-5.
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Con l’avvento della
società post-industriale, Daniel Bell aveva
teorizzato la fine dell’ideologia (in “The end of
the Ideology”). Con la fine del comunismo
sovietico, Francis Fukujama
aveva invece parlato di fine della storia (in “The end
of the History”). Ma nel 1996 Samuel Huntington sconvolse molti analisti con il libro “Lo
scontro delle civiltà”, in cui si affermava che la storia del XXI secolo sarebbe stata determinata
dall’incontro-scontro tra le diverse culture del mondo, le grande religioni, le
razze e le etnie. Le varie interpretazioni e fissazioni cronologiche degli
storici hanno subito una apparente verifica con i
drammatici eventi dell’11 settembre 2001 che sono sembrati confermare la tesi
di Huntington: cioè il riemergere di conflitti su
motivazioni etnico-cultural-religiose, che si
ritenevano giunti al termine nel ‘900, definito pure come il secolo dei
conflitti ideologici. Oggi, l’Occidente si trova di nuovo ad affrontare sfide
cruciali, in situazione di egemonia economica e
tecnologica, ma di minorità demografica e di confusione sulla propria identità
culturale. Il cristianesimo, nonostante la sua vocazione universale, diventa
sempre più una religione minoritaria, una delle “grandi religioni”
e deve competere nella stessa Europa (finora essenzialmente cristiana) con
l’Islam portato dagli immigrati. Perciò, nell’epoca in cui, finito il sistema
bipolare, emergono problemi di rapporti (politici, culturali, economici,
demografici, ecc.) tra le aree del globo non più riconducibili al solo aspetto
delle alleanze militari, la demografia sociale diventa una scienza fondamentale
(e perfino propedeutica rispetto ad altre scienze) per la comprensione di alcuni fenomeni mondiali.
Il Prof. Antonio Virgili, geo-economista, sociologo e studioso di storia sociale, attualmente Presidente del Centro di Studi Internazionali,
ci fornisce un importante contributo scientifico e metodologico per questa
comprensione con il volume “La rivoluzione silenziosa. Trasformazioni
demografiche nel XX Secolo”. In tale lavoro
l’Autore mette in luce come gli equilibri demografici a cui
eravamo abituati (e con i quali gli occidentali si erano ben adattati negli
ultimi mille anni) non esistono più. Tutto è cambiato silenziosamente
nell’ultimo secolo e mezzo e di ciò ancora non abbiamo diffusa
coscienza. Il tema delle popolazioni e della loro evoluzione, afferma Virgili, è al tempo stesso demografico, sociologico,
economico, storico, ma anche etico e politico. Le trasformazioni demografiche,
di cui, sovente, l’Occidente prende consapevolezza solo sotto la spinta dei flussi migratori o di altri drammatici
avvenimenti internazionali, hanno costituito una vera e propria rivoluzione,
che è avvenuta in modo poco appariscente e quindi è risultata meno percepita.
La storia stessa non è più scrivibile entro il proprio ristretto ambito
disciplinare e richiede una coraggiosa apertura verso le scienze sociali ed i
loro strumenti di analisi.
L’accelerazione
impressa dalle tecnologie contemporanee allo scambio
di informazioni, le forti spinte integratrici dei mercati finanziari ed
economici, l’enorme impatto delle tecnologie sull’ambiente, si infrangono con
maggiore frequenza contro le varie aree di potere statale-militare.
La gestione dei fenomeni sociali oscilla perciò vistosamente tra l’intervento pacifico dell’ingegneria
sociale, tipico della storia europea contemporanea, e la forza delle armi - o
di leggi - espressione di strutture politiche già consolidate che attraverso la
censura e la manipolazione (ad esempio, in Cina si censurano le informazioni
che circolano su internet e l’uso della parola Tibet è vietato) cercano di
consolidare almeno una parte del potere.
L’integrazione
internazionale crescente viene in collisione con le forti spinte
localistiche che continuano ad ergere barriere di
vario genere che gestiscono masse crescenti di persone poco partecipi alla vita
sociale collettiva e poco integrate in una società internazionale che al
momento è tale solo per una ristretta elite.
Le trasformazioni
demografiche stanno già comportando conseguenze di varia ampiezza e natura,
quali: i forti contrasti riguardo alla distribuzione internazionale della
ricchezza; il crescente impatto ambientale del fattore
antropico ed il conseguente degrado degli ecosistemi (cosa che ha spinto ad
introdurre il concetto di sviluppo sostenibile); il declino e l’emergere di
nuove ambizioni di potenza economico-politica (es. Cina ed India); flussi
migratori costanti che alterano progressivamente la fisionomia sociale e
culturale di alcune aree (le recenti vicende olandesi ne sono un preoccupante
segnale); il rischio sotteso della diminuzione del valore dell’individuo
dinanzi alle masse, per citarne alcuni. Virgili
rileva che nel XX secolo solo pochi grandi Stati hanno
attuato politiche demografiche miranti a modificare le caratteristiche
strutturali della popolazione, tuttavia tutti gli Stati sono oggi alle prese
con problemi demografici (alcuni per l’alto numero di giovani in alcune aree,
altri per l’invecchiamento progressivo, altri ancora per una mortalità ancora
troppo alta). Se solo in alcuni casi la crescita demografica è stata utilizzata
esplicitamente e volutamente a fini politico-religiosi
e di espansione di una cultura, di fatto ciò sta avvenendo anche in assenza di
piani preordinati. L’Autore apre il
volume con una introduzione al tema svolta ad ampio
raggio, cui fa seguire una illustrazione delle caratteristiche delle
popolazioni su basi strutturali (sesso, età), di movimento biologico (nascite,
decessi) e di movimento sociale (matrimoni e migrazioni), quindi si sofferma a lungo
sul rapporto tra modernizzazione e transizione demografica. Tale scelta non è
casuale, infatti Virgili è
stato discepolo, tra gli altri, di Gino Germani, prestigioso docente nelle
università di Buenos Aires ed Harvard, acuto analista
delle società in trasformazione, considerato, con Pareto,
tra i massimi sociologi italiani.
Al riguardo,
l’Autore ritiene che il cosiddetto “schema della transizione demografica”,
finora usato diffusamente, sia insufficiente perché appare troppo legato
all’esperienza della industrializzazione nei paesi
europei. Perciò esso andrebbe considerato sia in una
prospettiva storica specifica, sia in una prospettiva demografica e sociologica
generale. Intorno alle trasformazioni demografiche si sono sviluppate, del
resto, varie ipotesi e teorie. Wrigley e Cipolla indicano quale causa principale la rivoluzione industriale, Sauvy e Podyachih i mutamenti
nella famiglia, nell’urbanizzazione o nel nuovo status femminile, altri
studiosi hanno avanzato ipotesi sulle possibilità di indurre variazioni
demografiche in assenza di modernizzazione e solo sulla base di politiche di
pianificazione familiare. Certo è, afferma Virgili,
che, sebbene la modernizzazione non possa spiegare
tutte le variazioni demografiche, essa ne spiega un numero molto vasto.
D’altronde, essa determina sia un complesso articolato di variazioni, sia una
configurazione caratteristica, che si potrebbe definire “modernizzata”,
dell’assetto demografico.
La parte centrale
del libro di Virgili è dedicata all’analisi dei
mutamenti demografici nei paesi primi modernizzati ed in quelli definiti in via
di sviluppo. Nell’ambito dei primi viene evidenziato,
fra l’altro, il potenziale migratorio, ancora sottostimato, dell’Est europeo,
tra i secondi ci si sofferma sulle caratteristiche di tre grandi aree geografico-demografiche: Asia, Africa e vicino oriente,
America latina. In ciascuna di queste si osserva un calo della mortalità,
conseguente dapprima alla presenza coloniale europea e poi all’arrivo di
pratiche di igienizzazione
ed alla medicina (es. vaccinazioni di massa). Perciò
alla base del recente mutamento demografico v’è un rapporto differenziale
crescente tra natalità e mortalità. Solo per l’Africa, la sterilità e
l’infertilità (sovente causate da infezioni) influiscono notevolmente sulle dinamiche demografiche. Per l’India è analizzata più
approfonditamente l’urbanizzazione, che si manifesta
oggi come trasformazione nella localizzazione dei nuovi poli di crescita urbana
in un paese che si è caratterizzato attraverso molti secoli per i suoi
insediamenti rurali.
La terza parte del libro
è dedicata al tema demografico e sociologico della procreazione e tocca aspetti
quali la contraccezione ed il benessere del bambino e della madre. Cenni
interessanti sono inseriti in merito all’impatto delle nuove tecniche mediche
connesse alla procreazione. L’attualità del libro di Virgili
è grande. Si deve infatti proprio alla “silenziosa
rivoluzione demografica”, se oggi, per la prima volta nella storia, lo scenario
mondiale appare caratterizzato da un calo dell’influenza dell’Occidente,
dall’emergere (politico, economico, militare) delle società asiatiche,
dall’esplosione demografica dell’Islam accompagnata talora da propositi
destabilizzanti.
Le società
“chiuse” tipiche di una lunga fase storica sono ora nuovamente rimescolate da
flussi migratori che appaiono difficilmente frenabili nel medio periodo.
L’incontro ed il
confronto con le altre culture e società divengono una inevitabile
necessità, con tutte le potenzialità positive ma anche con i rischi connessi.
Coloro che si
occupano di storia, di genealogia, di diritto, di cultura e di scienze sociali
in generale, oramai non possono più prescindere da tali mutamenti. Un libro, dunque, da leggere per avere maggiore consapevolezza del
presente e per cercare un corretto modo di porsi verso il futuro incerto che ci
attende. (Massimo Scalfati*)
* Il Prof. Massimo Scalfati, avvocato e docente di diritto all’Università di Napoli, è Presidente del Centro di Studi Giuridici ed Economici.