RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

S. Slater, The Complete Book of Heraldry, Lorenz Book (London, 2002) pp. 256 f.to 23x30, ISBN: 0754810623.

     Questo libro può essere definito, senza timore di esagerare, come uno dei più belli e completi sull’araldica: arte e scienza antica ma sempre di attuale interesse per studiosi ed appassionati specialisti, e che sa rivestirsi di un fascino sempre nuovo per il cosiddetto grande pubblico. È un volume che riunisce in sé la struttura schematica dei classici manuali ed un corredo iconografico, costituito da oltre 700 illustrazioni interamente a colori, di singolare originalità e splendore; tutto questo ad un prezzo eccezionalmente contenuto per il formato del volume e la qualità grafica dell’opera.

     Il lavoro è diviso in due grandi sezioni: 1. Storia e leggenda dell’araldica; 2. La pratica applicazione dell’araldica.

     Nella prima sezione si parte dalle origini più remote sull’uso degli stemmi, potendo trovare in esse notizie inedite, come il primo esempio di ereditarietà di uno stemma, individuato sulla tomba di Goffredo Plantageneto duca d’Anjou, uguale a quello di suo nipote Guglielmo Lungaspada (Longsword) duca di Salisbury, fratellastro di Riccardo Cuor di Leone, che si trova nella cattedrale di Salisbury.

     Quindi si passa alla trattazione degli usi medievali dell’araldica, ritrovando le citazioni classiche dell’origine della cavalleria e dell’uso degli stemmi nei tornei, ma anche aspetti raramente riscontrati in opere similari, come l’araldica funeraria, cioè gli apparati ed i cerimoniali dei funerali di reali e nobili in cui predominava il simbolismo blasonico, il tutto illustrato con immagini molto suggestive peculiari del tema, come il funerale di Elisabetta I, in cui sono raffigurati i nobili che nel corteo sostengono gli stendardi dei parenti della sovrana defunta attorno alla bara, adorna di un drappo tempestato delle riproduzioni del suo stemma.

     Si prosegue quindi con la particolareggiata descrizione degli elementi degli stemmi e degli scudi: partizioni, pezze onorevoli, figure, etc., dando di ogni elemento e delle varie combinazioni di essi chiare definizioni e, soprattutto, puntuali illustrazioni.

     La seconda parte tratta delle applicazioni pratiche dell’Araldica, iniziando dalle forme legate alla regalità, si sofferma sugli aspetti caratteristici della nobiltà britannica, di grande interesse per gli araldisti essendo il Regno Unito un Paese dove le tradizioni araldiche sono ancora oggi assai praticate sotto la piena tutela dello Stato.

     Dopo aver analizzato l’uso dell’araldica nel cerimoniale di stato ed in quello dei più importanti ordini cavallereschi, l’Autore ci offre un panorama dettagliato delle forme, degli usi e delle consuetudini dei vari paesi europei.

Successivamente vengono affrontati gli aspetti istituzionali dell’araldica, trattando quella ecclesiastica e quella militare, quest’ultima specificamente per l’esercito, la marina e l’aviazione.

     L’ultima parte del libro è dedicata alle attuali consuetudini, soffermandosi sulle attuali prassi che bisogna seguire per ottenere la concessione di uno stemma, nuovo o di vecchio uso ma mai ufficializzato. Infine uno sguardo alle proiezioni future ed agli interessi collaterali che l’araldica ha generato, tra cui l’ideazione ed il collezionismo di ex-libris che sembrano attualmente costituire una moda in crescita.

     Tra i numerosi artisti che hanno contribuito alle illustrazioni del libro figura anche il bresciano Marco Foppoli, la cui pregevole produzione artistica risente dell’impronta del suo maestro: Mons. Bruno B. Heim. 

     Il libro (che può essere ordinato per corrispondenza a Tuttostoria, C.P. 395 43100 Parma tel. 0521.292733) è in lingua inglese, e questo potrebbe costituire un fattore penalizzante per la sua diffusione presso gli studiosi italiani, ma gli stessi dovrebbero avere una certa famigliarità con tale lingua ed i termini araldici anglosassoni, essendo molta della letteratura in materia di origine britannica. Certo che se un grande editore italiano ne volesse considerare la traduzione, come avvenne qualche anno fa per l’opera di Mons. Heim sull’araldica ecclesiastica (cfr. Nobiltà VIII-41), avrebbe un sicuro successo. (Patrizio Romano Giangreco)

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