RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Federico Arcelli, Banking and Charity in XVI Century Italy - The Holy Monte di Pietà of Rome (1539-84), Upfront Publishing, Leicestershire, 2003. ISBN 1-84426-102-6

     L’intreccio tra l’attività di un’istituzione bancaria e le funzioni di un ente caritativo con scopi assistenziali è tema che apparentemente sembra lontano dalla realtà dell’economia contemporanea, nella quale una simile tipologia di struttura sarebbe probabilmente bollata come esempio di inefficienza. Per un paradosso storico, questo stesso modello, incarnato dai monti di pietà che sorsero in tutta Europa tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, fu, in quel tempo, uno strumento rilevante di contatto tra le necessità dell’economia, gli obiettivi della politica ed i mezzi della finanza.

Il caso del monte romano, tema principale del libro “Banking and Charity in XVI Century” è forse il più eclatante.

     Tutto ciò accadde con l’esplicita benedizione (e con l’implicito appoggio) di quell’autorità ecclesiastica che, a quel tempo, nonostante la crisi provocata dalla Riforma Protestante e dal mutato scenario aveva ancora un’influenza rilevante nelle faccende economiche. Non va, inoltre, dimenticato che la nascita dei monti ebbe un peso anche sul dibattito teologico di quegli anni, specie in relazione alla questione dell’“usura”, e, implicitamente, condizionò il rapporto, almeno nelle questioni finanziarie, fra la maggioranza cristiana cattolica della popolazione dei paesi dell’Europa centro-meridionale e le minoranze che vivevano di commerci, primi fra tutti gli ebrei ed alcuni nuclei protestanti.

     Il Monte nasceva con una struttura gerarchica ed amministrativa interna che ricordava da lontano alcune funzioni dell’amministrazione pontificia: così avevamo un banchiere depositario, un protettore (che era cardinale, mentre il camerlengo che seguiva la supervisione dell’attività della Camera Apostolica era usualmente un vescovo, e, in ogni caso, figura distinta, almeno in origine, dal cardinale “camerlengo” che era ed è uno dei prelati più influenti della gerarchia) e una serie di funzionari amministrativi (con mansioni e stipendio che ricordano alcune figure della “corte” del Papa). All’inizio si trattava di una confraternita di amici. Nei primi anni il numero di prestiti su pegno fatti ogni anno era al di sotto dei 3.000, quindi con un impatto piuttosto modesto sul complesso dell’economia cittadina (Roma ebbe nel Cinquecento una media di 60-90.000 abitanti secondo i periodi). Verso la fine del secolo l’istituto aveva una dimensione tale da potersi considerare come un “pilastro” del sistema economico romano. Si potrebbe affermare, infatti, che alla fine del Cinquecento pressoché ogni cittadino non abbiente di Roma fruiva di un prestito almeno una volta ogni uno - due anni, il che rende palese l’importanza di ente assistenziale e di pubblico interesse che il Monte aveva assunto.

     Tuttavia non va dimenticato che il gruppo originario dei fondatori del Monte era costituito da alcuni banchieri, da alcuni notabili romani (esponenti di antiche famiglie e notai di camera) e da alcuni prelati. È quindi abbastanza logico presumere un rapporto di affinità con le altre istituzioni aperte a questi ceti. Per quanto riguarda il lato finanziario va detto che, almeno all’inizio, il Monte era effettivamente uno strumento di assistenza rivolto ai meno abbienti, e, quindi, il ruolo dei “notabili” era, essenzialmente quello di “sostenitori” dell’istituzione. In seguito l’espandersi del Monte e il suo lento assimilarsi ad un ente pubblico ne aveva fatto un centro di potere ambito e conteso.

     Gli statuti del 1581 del Sacro Monte di Pietà di Roma fotografano per la prima volta la struttura di quello che, per il suo tempo, doveva essere l’esempio reale del successo di un “modello” di ente creditizio ed assistenziale che, nel corso del secolo precedente si era gradualmente affermato grazie alla forte predicazione dei Francescani. In effetti, il Monte di Roma assunse progressivamente funzioni “bancarie”, fino a divenire, nel corso del XVII secolo una sorta di banca centrale, e già dagli albori della sua attività si distinse per la varietà e la peculiarità dei servizi che poteva offrire alla sua clientela. In questo può essere considerato un precursore dei tempi, poiché il lento cambiamento dei monti di pietà e degli enti consimili in istituti a carattere bancario risale al periodo compreso tra il Settecento e l’Ottocento, se non addirittura dopo.

     In origine si trattava dei soli prestiti a pegno, che, usualmente erano di durata limitata (3-6 mesi) e per ammontare pari al massimo al salario di un mese di un funzionario dell’amministrazione pubblica. In seguito vi si aggiunsero l’attività di custodia di preziosi, di accettazione di legati testamentari e corresponsione di vitalizi agli eredi, di trasferimento di fondi da e per Roma, contando sia sui banchieri privati sia, soprattutto, sul rapporto privilegiato con gli altri Monti di pietà, e, infine, dopo il 1584, la custodia di tutti i depositi giudiziari e cauzionali per conto dello stato e di privati che necessitavano di garanzie istituzionali.

Nei secoli seguenti il Monte assunse poi le funzioni di ente depositario della Camera Apostolica (1743), divenendo, nei fatti, la “banca centrale” dello Stato Pontificio, e la gestione della zecca.

     Il grosso della documentazione d’archivio relativa al Sacro Monte di Pietà di Roma è ancora conservato presso lo storico palazzo di piazza Monte di Pietà, 33, in Roma, dove il Monte ebbe sede continuativamente dagli inizi del Seicento. Questo stabile - dove sono conservati la maggior parte dei registri, gli originali delle principali bolle relative al Monte e una vasta documentazione miscellanea sui rapporti e sulle attività dell’istituto nel tempo - sebbene rimaneggiato e ristrutturato, é rimasto come sede ufficiale del Monte in pratica fino ai nostri giorni.  Esso fu acquistato con decreto della congregazione del 21 ottobre 1603, presieduta dal cardinale protettore Pietro Aldobrandinni (1602-1621), che era anche nipote del pontefice in carica Clemente VIII (1592-1605). Una parte dei documenti è poi conservata presso l’Archivio di Stato di Roma. Un’altra parte, minore, è rimasta presso l’Archivio Segreto Vaticano.

Altri documenti sono conservati presso vari archivi minori e a Parigi.

     La base documentale servita per la stesura del volume “Banking and Charity in XVI Century” costituisce, in pratica, tutto quanto rimane della documentazione relativa al primo periodo di attività del Monte, ovvero dagli anni che vanno dalla fondazione dell’istituto (1539) alla data del conferimento del Banco dei Depositi (1584), evento che segna la sostanziale trasformazione del Monte in un “ente” dello stato, a tutti gli effetti parte dell’amministrazione apostolica. (Diego de Vargas Machuca)

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