Domenico Sellitti
& Alfredo Turi, “Savoia. Iconografia tra Ottocento e
Novecento”, Casa Editrice & Libraria EDIT@ - Via
de Cesare 9, 74100 Taranto, pp. 144.
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Nel
comporre questo volume gli autori hanno voluto dare corpo ad una selezione di
cartoline sabaude, con una ricerca storica scrupolosa, avendo come obiettivo
un’originale ricostruzione delle vicende della Famiglia Reale, attraverso
quelle illustrazioni che potessero rappresentare un ideale percorso
iconografico.
Come tutte le
Famiglie Reali Europee, fino alla fine del Settecento i Savoia si erano
attenuti alla tradizione della trasmissione delle immagini al popolo, secondo i
canoni disciplinati dalla iconografia ufficiale.
In primo piano, secondo le consuetudini delle corti
dell’epoca: la “sacralità delle immagini”. I sovrani, secondo la
considerazione che se ne aveva in Europa durante l’ancien regime,
dovevano avere una dimensione ultraterrena, assolutamente differente da quella
della gente comune. Ad ogni regnante era legata una serie di immagini ufficiali
che celebravano gli eventi salienti della propria vita, con particolare
attenzione per le imprese guerresche e per l’episodio dell’incoronazione. Il
distacco tra il mondo delle Nobili Famiglie, di cui quella Reale era la prima e
più importante, ed il popolo era evidente.
Fu con Napoleone
Bonaparte che la situazione incominciò a mutare, la sua origine corsa, la sua
ascesa repentina dovuta a proprie capacità piuttosto che ad una nascita
fortunata lo rendevano, agli occhi del popolo, più simile e quindi più amato,
nonostante egli stesso cercasse di diffondere l’immagine da Imperatore, quindi
da personaggio quasi ultraterreno. Dopo il 1815 questi cambiamenti furono
recepiti, se non dai diretti interessati, quanto meno dagli artisti incaricati
di ritrarli, complice anche l’avvento del Romanticismo.
In questo
frangente la diffusione dell’alfabetizzazione e nuove esigenze di natura
commerciale fanno sentire la necessità di disporre di un mezzo di comunicazione
più semplice ed economico della classica lettera. Nel 1865 un funzionario postale,
Henrich von Stephan, inventa la
cartolina postale, che però verrà utilizzata per la prima volta in Austria solo
a partire dal 1° ottobre 1869. Nel nostro Paese la prima cartolina postale
viene spedita il 1° gennaio 1874: si trattava di un cartoncino di cm. 11,5 x 8,
che sul lato anteriore, all’interno di una cornice, presentava un francobollo
prestampato con l’effige del Re Vittorio Emanuele II, lo spazio per il bollo e
la scritta “Cartolina Postale”; sotto questa scritta si trovava il valore della
cartolina, corrispondente inizialmente a “Dieci Centesimi”, al di sotto del
quale si poneva lo stemma sabaudo, inizialmente privo di decorazioni; sul retro
infine vi era lo spazio dedicato alla corrispondenza. In seguito, a partire dal
1877, le cartoline postali vennero decorate con un trofeo di bandiere attorno
allo stemma del Re e nel 1878, in occasione del Congresso Mondiale dell’Unione
Postale Universale, vengono fissate le dimensioni massime delle cartoline
postali, corrispondenti a cm. 13,8 x 7,8.
La
cartolina quindi trasformò radicalmente non solo il sistema di comunicare degli
italiani (soprattutto quelli più poveri e/o analfabeti): essa divenne da subito
un utile strumento per il processo di diffusione dell’immagine della Famiglia
Reale italiana, ma anche per favorire l’unificazione della Patria sotto
un’unica insegna, quella Sabauda. Ogni evento celebrativo si trasformava in una
occasione per la stampa di immagini che elogiavano la storia dinastica dei
regnanti e li trasformavano in figure simbolo della vita italiana, in cui
elementi familiari e paternalistici insieme ad altri più guerreschi e regali
(si era ancora in pieno Risorgimento), infondevano un senso di partecipazione
alla quotidianità stessa di Casa Savoia, viatico per quell’unione particolare,
pressoché unica nell’Europa dell’epoca, tra il Re ed il suo popolo. La storia
della cartolina in Italia raccontò, insomma, da subito la Storia dei Savoia: e
proprio la prima “illustrata” fu dedicata alla celebrazione delle nozze di
Vittorio Emanuele e di Elena del Montenegro (1896). Le innumerevoli che
seguirono infatti, costituendo una varietà infinita di soggetti, effigiarono la
Famiglia Reale ed i propri membri, passati e presenti, nei diversi
atteggiamenti della vita di tutti i giorni. Quasi contemporaneamente a queste
si aggiunsero poi le cosiddette reggimentali, cartoline destinate a fornire un
rapido mezzo di comunicazione ai soldati che, provenendo da tutte le regioni
dell’Italia unita, costituivano il nuovo esercito nazionale. Un simbolo di unificazione,
quindi, che diveniva ancora più forte quando si abbinava all’immagine di coloro
che quella unificazione avevano fortemente voluto e realizzato. Tra queste si
devono annoverare anche le cartoline dedicate agli eroi di Casa Savoia, Re
Vittorio Emanuele II e suo figlio il Re Umberto I, protagonisti del
Risorgimento; il Re Vittorio Emanuele III (detto appunto il Re “soldato”), il
Duca d’Aosta, comandante dell’invitta III Armata, il Duca degli Abruzzi, famoso
esploratore, Amedeo d’Aosta, indimenticato eroe dell’Amba Alagi. Ma la vita di
una nazione è fatta anche di episodi forse meno roboanti, ma certo più comuni.
Ecco quindi che la cartolina, mezzo di comunicazione ormai diffusissimo, viene
utilizzata per inviare alla nazione messaggi di propaganda, sia politica che
commerciale. Si diffondono cartoline che inneggiano all’Italia, allegoricamente
raffigurata, di volta in volta, come dama turrita, come aquila o, magari, come una dama elegante, che si distingue dalle altre
signore europee per il cappello piumato, alla “bersagliera”. Ma anche la satira
ha buon gioco nello sfruttare la cartolina: Re Vittorio Emanuele III, perplesso
sull’entrata in guerra nel 1914, viene colto nell’atto di sfogliare una margherita;
lo stesso, in seguito, mostra Venezia ad un canuto “Cecco Beppe”, e decenni
dopo viene invece mostrato, con Badoglio, a guardia di una ambasciata
sovietica. Infine anche la pubblicità contribuisce alla diffusione della
cartolina e dell’immagine di Casa Savoia: accadeva sovente infatti che i
prodotti reclamizzati fossero accostati al Blasone dei Savoia, testimonianza
che il produttore era fornitore della Real Casa.
Questo
libro insomma, offre non solo un inedito spaccato di storia postale (prima d’ora
infatti nessuno aveva studiato l’iconografia sabauda sotto questo aspetto), ma
vuole essere anche un modestissimo tributo alla ormai millenaria storia di Casa
Savoia ed un omaggio al suo ultimo Re, Umberto II, a venti anni dalla Sua
scomparsa. Uno dei primi collezionisti di cartoline, stampe ed immagini sabaude
fu proprio S.M. Re Umberto II, il quale diede corpo ad una vasta collezione,
purtroppo mutilata da alcune gravi perdite avvenute durante il periodo bellico
ed in seguito di nuovo ampliata e ordinata durante l’esilio in Portogallo. (Renato Gaj)