Angela Valenti
Durazzo, I Durazzo. Da schiavi albanesi a dogi della Repubblica di Genova, prefazione di Angela Valenti
Durazzo, contributi di: Tatiana Gjonaj - Luan Rama - Francesco Bernardo
Sopranis - Riccardo Albericci, C.H.R.A. Principaute de Monaco, La Compagnia
della Stampa, Massetti Rondella Editori, 2004, pp. 359.
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Splendida pubblicazione sulla storia integrale
dei Magnifici Durazzo, patrizi genovesi, dinastia che
deve il suo nome alla città di Durazzo in Albania, e che ha dato alla
Repubblica di Genova 9 dogi, 2 cardinali, 5 vescovi, 30 senatori, 16
ambasciatori, oltre a botanici, bibliofili, collezionisti, letterati e mecenati,
la cui favolosa ricchezza è testimoniata ancora oggi da quadrerie e
collezioni conservate nei principali musei nazionali e internazionali
(Metropolitan Museum of art di New York, British Museum di Londra, Albertina di
Vienna, Ca’ d’Oro di Venezia, Galleria Sabauda di Torino, Palazzo
Reale ed altri) e dalla sontuosità delle tante ville e palazzi lasciati
alla città.
Il libro costituisce una vera e propria
preziosa raccolta di fatti, personaggi e dati, ordinati per epoche ed
argomenti, esempio quasi unico nelle vicende delle 619 famiglie aristocratiche
della Repubblica dei “mille sovrani”.
Gli episodi citati da Angela Valenti nello
svolgimento delle pagine analizzano non solo i momenti favorevoli al Casato, ma
con uguale serietà quelli più difficili, dai quali i Durazzo hanno costruito con tenacia le loro immense “ricchezze”,
queste ultime con evidente gusto per il bello, l’arte e l’architettura.
Fu grazie all’apporto determinante dei Durazzo se nel XVIII secolo a Genova crebbe la
sensibilità per le scienze naturali: presso la Villa di Cornigliano essi
fondarono l’Accademia Durazziana, dove raccolsero testi e reperti di
mineralogia, geologia, botanica e zoologia. Nella trattazione che l’autrice
compie della nobile famiglia e dei suoi esponenti più illustri, troviamo
l’evidenziazione dei “personaggi botanici”, tra i quali
spicca la figura di Clelia Durazzo Grimaldi, donna scienziato che nel 1794
fondò presso Villa Durazzo Pallavicini a Pegli il suo Jardin botanique,
tuttora, sebbene trasformato e modernizzato, preziosa testimonianza di una
passione che fu più forte della morte.
L’autrice scrive che nel 1500 si
diceva che l’oro nascesse nelle Americhe, morisse a Siviglia e venisse
seppellito a Genova. Questo a testimoniare gli ingenti capitali accumulati ed
investiti dall’aristocrazia genovese. E i marchesi Durazzo sono prima setaioli, poi imprenditori e mecenati. Infine stirpe.
Un documento del 1738 attribuisce loro il
secondo posto a Genova per fortune accumulate dopo i potentissimi e
antichissimi Spinola, ma il primo in quanto a ricchezza dei singoli,
poiché il patrimonio è concentrato in poche mani. Il culmine
economico e sociale i Durazzo lo raggiungeranno a
cavallo tra il Seicento e il Settecento grazie ai fratelli Gio. Luca, Eugenio e
Gio. Agostino Durazzo, primi “abitanti”
del Palazzo Reale di Genova e ai loro successori (il doge Marcellino e il
figlio Gerolamo Luigi, l’ultimo doge di Genova).
Giacomo Durazzo, poi, direttore dei teatri
di Vienna, musicologo, collezionista di stampe e diplomatico rappresenta,
forse, la più alta espressione in assoluto dello stile e dell’amore
per l’arte della famiglia Durazzo.
Nel libro vengono censiti 44 Palazzi
appartenuti alla famiglia di cui i più noti sono: il Palazzo
Durazzo-Reale di Genova, ex “reggia” di casa Savoia e oggi
galleria nazionale, il Palazzo Durazzo Pallavicini (la cui splendida quadreria
è stata visitata di recente dalla Regina Elisabetta), la Villa Durazzo
Faraggiana di Albissola, la Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure, la Villa
Durazzo Pallavicini di Pegli (sede dell’orto botanico Clelia Durazzo), il
Palazzo Durazzo alla Meridiana, la Villa Durazzo di Sestri Levante. (Andrea Cafà)