RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

 

Francesco Boni de Nobili, Blasonario della Garfagnana, Lucca, 2007, edizioni Comunità Montana della Garfagnana, Banca dell’Identità e della Memoria (bim@cm-garfagnana.lu.it), pp. 259, con illustrazioni e foto a colori e in b/n nel testo

Quando la passione per la ricerca viene corroborata dall’attaccamento verso le proprie radici, due emozioni si incontrano e si fondono.

Quando questo accade sotto il segno della ragione e del buon senso, da esse derivano frutti concreti, interessanti e gradevoli. Già di per sé, tutto ciò è cosa buona: ma quando questi frutti vedono luce in un campo normalmente parco di prodotti, la cosa diventa ancora migliore. E questo libro, esempio di come oggi in Italia si può compiere lo studio divulgativo dell’araldica, ricade in quanto sopra.

Francesco Boni de Nobili non è nuovo a catalogazioni blasoniche su base geografica come questa, dove il rigore e l’attenzione dello studioso sono tangibili come le spinte emotive che ne stanno alla base: recentissima è la rilevazione degli stemmi tuttora presenti nei luoghi della sua vita quotidiana (“Araldica in Contrada di San Marco a Pordenone”, pubblicato dapprima in Nobiltà, anno XIII, n° 72-73, maggio-agosto 2006, pp. 291-308, poi divenuta pubblicazione a sé nel luglio 2007 per cura della Biblioteca civica di Pordenone), circa 50 emblemi araldici dal XIV al XVII secolo finora sottostimati che hanno guadagnato, grazie a tale ricerca, una giusta rivalutazione.

Non è nuovo, insomma, a quelle rilevazioni blasoniche del territorio che tanto servirebbero all’attuale promettente rifiorire di interesse verso la scienza araldica nel nostro Paese, e bene ha fatto ad eseguirne una di ampio respiro nella terra di Garfagnana ove si radicano le sue origini. Territorio più ampio del pur dovizioso centro storico di Pordenone, oggetto del suo precedente impegno: quindi, maggiore la mole dei dati da ricercare e reperire, maggiore lo studio e l’impegno da profondere, maggiore la difficoltà da affrontare, ma maggiore anche la gratificazione del raggiunto risultato.

Un risultato assolutamente evidente nelle pagine di questo libro, che si dipanano lungo il filo conduttore delle decine e decine di stemmi rintracciati ovunque possibile e con pazienza certosina, e poi passati al vaglio della ricerca d’archivio. Stemmi, quindi, visti nel primario ruolo di testimoni, di documenti primari, di voci ora limpide e chiare, ora stentate e sommesse, ma comunque capaci di narrare vita e vicende di un’area socioculturale che, pur appartata, rientra nella ricchezza di storia della Toscana ed ulteriormente s’arricchisce nel confinare con altre due notevoli realtà come quelle ligure ed emiliana.

Un lavoro che, ci auguriamo, l’autore vorrà continuare sulla medesima falsariga per altri luoghi e località, e che veramente auspichiamo possa venir preso ad esempio da altri ricercatori e studiosi. Sia per dare al mosaico dell’araldica italiana quella sempre maggior completezza che le spetta nell’ambito della storia e dell’arte del nostro Paese (dovizioso quant’altri mai sotto questi punti di vista), sia per evitare perdita o degrado di manufatti che rischiano di soccombere all’azione del tempo ed all’incuria dell’uomo.

Libri incentrati sulle foto degli stemmi rilevati, sulla loro descrizione tecnica, e con mappe o schemi che ne riportino le posizioni; libri che siano al tempo stesso blasonari, stemmari e cataloghi. Libri come questo, insomma, che però è privo di cartine o di altri strumenti grafici che indichino la posizione dei manufatti ritrovati: una piccola carenza ampiamente compensata da disegni che riproducono in maniera omogenea gli eterogenei originali e che inoltre li affiancano a quelli delle casate dominanti e delle entità civiche, quasi tutti presi da documenti d’archivio perché praticamente assenti sul territorio. Una scelta intelligente che rende davvero completo il lavoro.

Il testo è suddiviso in due parti principali: la prima riporta (dopo la presentazione del Presidente della Comunità Montana della Garfagnana Francesco Pifferi, la premessa dello scrivente Socio Ordinario IAGI, e l’introduzione dell’autore completa di cenni essenziali sulla tecnica araldica), fino a p. 114, trecentodue scudetti disegnati appositamente a colori o (quando le fonti non l’hanno consentito) in b/n dall’autore, e pertinenti alle casate dominanti (Este, Medici, Asburgo-Lorena), alle dominanti città viciniori (Lucca e Firenze), ai comuni ed alla “provincia” (in senso lato) della Garfagnana (diciotto in tutto), alle famiglie dei nobili feudatari (ventisei) ed a quelle minori (centoquarantatre) della zona.

Da p. 115, la seconda parte dell’opera (definita “Araldica popolare in Garfagnana”) documenta con 295 foto a colori o in bianco-nero i manufatti rilevati dalla ricerca sul territorio, o altrimenti reperiti, e contenenti stemmi, emblemi, stemmoidi e altre figure connesse alla vita quotidiana della popolazione (compresi i simboli mariani realizzati in legno secondo forme para-araldiche nella chiesa di Sant’Anastasio, e visibili da p. 211).

Il volume si chiude infine con la bibliografia, che elenca cinque pagine di titoli editi e inediti, comprese fonti archivistiche e la rivista “Nobiltà”.

Riallacciandomi a quanto già detto a p. 10 ricorderò che esso è il diciannovesimo titolo edito dalla Banca dell’Identità e della Memoria, iniziativa culturale che coinvolge direttamente le scienze documentarie della storia ed è patrocinata dalla Comunità Montana della Garfagnana. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI, AIOC)

 

 

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