Stefania Russo, Tra fede e folklore riti e rituali di ieri e di oggi nell’Agro nocerino-sarnese, Edizioni Nord-Sud, 2001 (telefax 081.917027).
La ricerca
delle proprie origini è il tema chiave di questa interessante pubblicazione,
nata per motivi di studio e poi completata con la passione che deriva da chi ama
le tradizioni proprie della sua terra. Come spiega il prof. Vincenzo Esposito,
dell’Università degli Studi di Salerno, in questo libro il passato, o meglio
il “mondo” di ieri, quello che era dei nostri nonni e dei nostri padri,
continua ad esistere, perchè rivive nel ricordo e nella memoria, dato che solo
attraverso la sua continua e quotidiana reinterpretazione critica è possibile
uno slancio verso il futuro e una sua progettazione concreta.
È questo il modo con cui bisogna interpretare
l’enorme partecipazione giovanile a tutte quelle manifestazioni culturali che
discendono dalle “feste popolari” del passato, fondate principalmente su una
qualche ritualità comune e sulla presenza della musica che, sebbene
rielaborata, elettrificata, amplificata o contaminata con generi e modi non
propriamente folkloristici, in qualche modo si collega alle passate usanze
musicali del mondo contadino, pastorale o, più sinteticamente popolare.
A questo proposito dobbiamo ricordare quanto accade
da alcuni anni nel Salento pugliese, con “la continua riutilizzazione e
riattualizzazione - giovanilistica... dei ritmi del tarantismo”, o tra i
giovani campani a proposito dei ritmi “sul tamburo”, le cosiddette “tammurriate”,
o nel mondo musicale sardo. Ci si intende riferire a “tutte quelle feste
organizzate in maniera fortemente istituzionale e che tuttavia richiamano masse
di giovani e meno giovani a cui offrono la possibilità di costituire un
‘corpo’ di attori festivi che nella musica tradizionale contaminata e
‘mondializzata’ si riconoscono come propositori/fruitori di un destino
comune divertente ma anche esaltante e catartico”. In tal senso si collocano
le iniziative che trovano nella “Festa di Musica Popolare dell’Università
degli Studi di Salerno, organizzata con sapiente e brillante intuizione
antropologica dal Prof. Paolo Apolito, il loro modello espressivo più
interessante e partecipativo”. Parlando di feste e di tradizioni popolari,
l’autrice non intende fare una sterile apologia di un passato che ormai non
esiste più e che è considerato migliore e più attraente del presente, cosa
che risulterebbe solo un inutile esercizio privo di qualsiasi valore educativo.
Il lavoro di Stefania Russo ripercorre e ripropone
alcuni rituali religiosi dell’Agro noverino-sarnese, costituendone una
rilettura in chiave antropologica.
“Il presente, il quotidiano, la ‘banalità’
del vivere ogni giorno concretamente la propria vita insieme altri, parenti,
amici, concittadini, ecc, si manifesta e si dota di senso solo se viene inteso
come ‘divenire’, come momento di passaggio, di trasformazione. In altre
parole, il ‘presente’ è solo quel momento dell’esistenza che lega ciò
che è già stato a ciò che sarà. Così ciò che è già stato, bello o
brutto, dolce o amaro, piacevole o meno, diviene, sotto forma di ricordo, di
testimonianza, di racconto, o, per dirlo in maniera più diretta, di ‘messa in
scena’ e di ‘narrazione’, di ‘interpretazione’, la piattaforma su cui
pensare ciò che sarà o dovrà essere e ciò che dovremo e potremo essere come
individui e come comunità.
Solo così, solo attraverso i racconti e la
rappresentazione della nostra storia, potremo pensare ad un futuro nel quale -
fatti i conti con ciò che è stato; archiviato il negativo e messo a frutto
quanto di positivo c’è stato ‘prima’ - le opportunità siano migliori per
tutti.
Il presente, dunque, come palestra di un continuo
movimento di passaggio e di crescita personale e collettiva.
È questa dunque l’interpretazione antropologica
del vivere umano ed è questo il senso da ricercare nel lavoro che Stefania
Russo ha dapprima prodotto come tesi di diploma universitario decidendo, poi, di
ripresentarlo editorialmente, nel presente volumetto, ad un pubblico più vasto.
Un modo per comunicare e per dialogare su quella che è la ‘sua’
interpretazione e riflessione sul passato e sul presente culturale nel quale
vive e di cui è parte. Se, dunque, il ‘presente’ è solo un intermezzo tra
il ‘prima’ e il ‘poi’, tra passato e futuro, la maniera migliore per
occuparlo e per metterlo a frutto è quella di provocare, favorire e sviluppare
il dialogo intergenerazionale utilizzando come terreno di incontro, come
pretesto, proprio il senso di appartenenza ad una tradizione culturale,
mettendola in discussione, finalizzandola, attraverso lenti, prospettive e
sguardi inconsueti - in questo caso quelli forniti dalle discipline
demoantropologiche”.
Questa riflessione sulle feste e sui rituali
religiosi, questa interpretazione della propria tradizione culturale da parte di
una giovane culturalmente impegnata, può essere uno strumento utile a favorire
il dialogo ed il dibattito tra generazioni diverse su quegli aspetti simbolici
della vita sociale, che garantiscono identità culturale, che appartengono a
tutti e che a tutti devono essere garantiti, qualunque sia la loro prospettiva o
il loro modo di interpretarli e di fruirne.
La pubblicazione inizia con: Editoriale, seguito dalla Presentazione, dalla Prefazione, e dalla Introduzione. Dei quattro capitoli il Capitolo I tratta: Il ciclo invernale; L’Immacolata Concezione; Il Carnevale. Segue il Capitolo II che contiene: I riti della Settimana Santa, I Paputi, La Madonna dei miracoli di Montalbino; poi il Capitolo III che raccoglie: Il ciclo primaverile- estivo; La Madonna delle Galline; La Madonna dei Bagni; La Madonna di Materdomini. Infine il Capitolo IV tratta di una Sezione etno-musicologica-gestuale; La Tammurriata; Fasi coreutiche; La tammurriata tra passato e presente.
Il libro si conclude con: Bibliografia generale; Pubblicazioni locali; Nota per i lettori; Schede info. (mlp)