AA.VV., Storia di
famiglie e castelli: attraverso gli antichi sentieri del Piemonte, a cura di
Francesco Gianazzo di Pamparato, fotografie di Pier Giorgio Sclarandis, Centro
Studi Piemontesi, Torino, 1999, pp. 348.
Da qualche anno sono aumentati in
maniera seria, approfondita e finalmente qualificata le pubblicazioni sulla
storia, l’arte e la cultura piemontese e questo libro ne è valido esempio
come del resto tutte le opere alla cui realizzazione Gustavo Figarolo di
Gropello ed Enrico Genta contribuiscono validamente con il loro
ingegno.
Questo importante lavoro dei quattro
competenti autori Gustavo Figarolo di Gropello, Enrico Genta, Francesco
Gianazzo di Pamparato e Gustavo Mola di Nomaglio si è avvalso
dell’esaustivo contributo di collaboratori quali: Maurizio Bettoja, Maurizio
Cassetti, Carla Forno, Roberto Giachino Sandri, Pietro
Passerin d’Entrèves, Tomaso Ricardi di Netro, Angelo Scordo
e del coordinamento architettonico di Cristina Accornero, nonché
dell’apporto di Francesco Brino, Marc’Alvise de Vierno, Marco
Ferrero, Francesca Fiore, Anna Lumello Quaglino, Donata
Massobrio, Anna Maria Rosso, Alessandra Salina Camerana e, per
le ricerche archivistiche e genealogiche, di Amalia Biandrà e Maria
Antonietta Gianazzo di Pamparato Guicciardini.
Con un simile gruppo di lavoro è stato facile realizzare
un libro elegante anche sotto l’aspetto editoriale, che spazia dalla storia
politica ai profili artistici ed architettonici di tante dimore gentilizie,
senza neppure dimenticare l’aspetto genealogico ed araldico relativo alle
casate subalpine trattate.
Questa pregevole pubblicazione si rivolge ad un vasto
pubblico di fruitori dei più disparati livelli, proprio secondo le inclinazioni
personali del lettore.
L’apparato iconografico è realmente di grande interesse,
per merito di Pier Giorgio Sclarandis, uno dei maggiori specialisti del
settore, anche a livello internazionale. La trattazione è preceduta da alcuni
saggi che illuminano il lettore attraverso un inquadramento globale degli
argomenti contenuti nel Sommario: il
primo contributo, Per cogliere nel tempo i mutamenti di vita e il variare
delle dimore piemontesi di Roberto Gabetti, delinea la “cultura”
della residenza in castello, tra Piemonte e Valle d’Aosta, esaminandola dal
privilegiato punto d’osservazione dell’autore, storico dell’architettura.
Nel saggio viene ricostruito, in linea di teoria generale,
il vasto panorama comprendente i rapporti tra architetti e committenza, tra
territorio e residenza signorile, senza tralasciare i problemi connessi al
restauro, alla tutela e alla valorizzazione dei manieri. Segue: Muri
e radici. Tasselli dell’identità occidentale tra conservazione e dispersione di
Gustavo Mola di Nomaglio, che affronta il tema spinoso delle valenze sociali e
storiche legate alle antiche dimore dei ceti dirigenti e attraverso una
riflessione personale, a volte amara e malinconica, esamina la società
contemporanea che ha visto attenuarsi, ma non perdersi del tutto, alcuni valori
costanti nell’ancien regime. Segue infine l’Introduzione di Francesco Gianazzo di
Pamparato, curatore del volume, che tratteggia un efficace quadro
delle antiche dimore subalpine connesse alle vicende politiche degli Stati
sabaudi e legate alla classe dirigente del Piemonte dal medioevo al
Risorgimento. Nel suo preciso excursus sulla storia sabauda, che
riconduce chiaramente l’origine del Piemonte moderno al rinnovamento dello
stato imposto da Emanuele Filiberto di Savoia, rifondatore delle fortune della
sua casa, l’autore rievoca alcuni grandi e significativi personaggi
piemontesi: da Mercurino Arborio di Gattinara, gran cancelliere di Carlo V; ad
Annibale Radicati di Cocconato, uomo d’arme e politico anche troppo vivace tra
Piemonte e Francia del Cinquecento; a Matteo Grimaldi Mofa, insigne giurista e
riformatore protestante, fino a Luigi Lagrange e a Giuseppe Siccardi, il
ministro che ha lasciato nella storia il suo nome legato alle famose leggi di
soppressione del Foro Ecclesiastico.
Fanno
seguito i singoli profili relativi a circa
quaranta dimore storiche censite all’interno del volume, sotto forma di vere e
proprie monografie, ben equilibrate ed accompagnate da abbondanti e dettagliati
richiami alle famiglie nobili che vi hanno risieduto e che in molti casi ancora
oggi, anche se a costo di non lievi sacrifici, mantengono in vita queste
pregevoli architetture.
La prospettiva adottata dagli autori
è quella di suddividere geograficamente la materia, sulla base dei grandi
itinerari di interesse socio-economico del passato. Pertanto i luoghi visitati e
descritti dal curatore vengono ripartiti in quattro grandi sezioni tematiche:
due sezioni, riservate al territorio valdostano e piemontese, seguendo gli
itinerari degli antichi pellegrini sono state collocate sotto il titolo: La Via Francigena, così suddivisa:
percorso settentrionale (Passerin d’Entrèves e Courmayeur. Castelli di
Saint Christophe e Châtillon, Aosta; Challant. Castelli d’Issogne e di Verrès,
Aosta; Vallesa di Martignana. Castello di Arnad, Aosta; Ferrero Fiesco. Castelli
di Gaglianico e di Masserano, Biella; Fecia di Cossato. Villa “La
Margherita”, Biella; di Rovasenda. Castello di Rovasenda, Biella; Avogadro
della Motta. Palazzo Avogadro, Vercelli; Caresana di Carisio. Palazzo Caresana,
Vercelli; Langosco di Langosco. Palazzo Langosco, Vercelli) e percorso
meridionale (della Rovere di Vinovo. Castello di Vinovo; Balbo Bertone di
Sambuy. Castello di San Salvà, Santena; Alfieri di Sostegno. Palazzo Alfieri,
Asti; d’Incisa. Castello d’Incisa, Asti; Radicati di Passerano e Marmorito.
Castello di Passerano, Asti; Cuttica di Cassine. Villa Cuttica, Quargnento;
Figarolo di Gropello. Palazzo Gropello, Alessandria; Ghilini di Maranzana.
Palazzo Ghilini, Alessandria; Zoppi Calcamuggi Firuffini. Palazzo Zoppi,
Alessandria; Guidobono Cavalchini Garofoli. Palazzo Garofoli, Tortona; Gozzani
di San Giorgio. Palazzo Gozzani, Casale; Sannazzaro di Giarole. Palazzo
Sannazzaro, Casale).
Le altre due sezioni si ispirano invece alle strade commerciali del passato: Le vie della seta (Ferrero di Cocconato. Villa La Tesoriera, Torino; Doria di Ciriè. Palazzo Doria, Ciriè; Piossasco. Castello di Bardassano; Thaon di Revel. Castello di Ternavasso; Malabaila di Canale. Castello di Canale; Romagnano di Virle. Castello di Virle; San Martino di San Germano. Villa Luserna di Rorà, Campiglione Fenile; Lovera di Maria. Casa Rossa, Saluzzo; Tapparelli d’Azeglio. Castello di Lagnasco; Galleani d’Agliano. Il Palazzasso, Caraglio) e Le vie del sale (Roero. Castelli di Guarene, Monticello e Pralormo; Gromis di Trana. Castello di Sommariva Perno; Solaro della Margarita. Castella della Margarita, Cuneo). Dopo la nutrita Bibliografia, l’opera si conclude con Araldica gentilizia sabauda di Angelo Scordo, che traccia appropriatamente la descrizione araldica di vari stemmi di famiglie subalpine. (pfdu)