Piervittorio Stefanone, 1613: Carlo Emanuele I
di Savoia e la prima crisi per il Monferrato, Roberto Chiaramonte, 1999, pp.
239.
Il libro, dall’elegante veste grafica, è diviso nei
seguenti capitoli: Permettetemi due parole...; I protagonisti (con una
interessante descrizione araldica degli stemmi dei: Savoia, Gonzaga, Gonzaga
Nevers, Paleologo, Medici, Filippo III di Spagna, Este, Borghese, Sandoval, de
Mendoza, Biandrate San Giorgio Aldobrandino, Alasia, Arbaudi, Asinari, Baltiani,
Copini (Coppini), Crivelli, Crova, Gabaleone, Martinengo, Pensasi, Perrone,
Ponte, Roero (Rovero), Rossi di San Secondo, Saluzzo Miolans Spinola, Sarvognan,
Scaglia, Taffino, Villa); Il prologo; La guerra; La diplomazia; L’epilogo;
Bibliografia.
L’esaustiva pubblicazione, riferita ad un determinato
periodo ed una specifica regione storica, traccia con maestria le vicende della
prima metà del secolo XVII in Monferrato incentrandole nella figura di un
personaggio capace di racchiudere in sé tutte le angosce, le ansie, le
machiavelliche condotte politiche che lo caratterizzano, Carlo Emanuele I duca
di Savoia, soprannominato il “Duca ladrone” dai Francesi il giorno seguente
la sua invasione del Marchesato di Saluzzo, avvenuta approfittando della
fallimentare situazione interna del regno di Francia.
Questo personaggio dalle mille sfaccettature non si curò
di critiche e continuò a darsi da fare, ma con scarso successo, nel tentativo
prima di occupare il trono dei Valois, poi di invadere la Provenza ed il
Delfinato, inseguendo anche chimere diplomatiche tra il papa, Filippo II ed
Enrico IV.
Tra le mille idee che contraddistinsero la sua vita, solo
una sembrò proliferare in un fertile terreno e crescere rigogliosa: la
creazione di uno Stato moderno e solido, tutto italiano.
La presa di Saluzzo costituiva infatti il primo tassello
d’un “puzzle di Stato”, di cui il Monferrato avrebbe potuto essere il
successivo, considerando che a seguito della morte di Gian Giorgio (1530-1533)
ultimo dei Paleologi il territorio divenne teatro di alterne contestazioni tra
Federico II Gonzaga e Carlo II di Savoia.
La continua rivalità fra le Dinastie Savoia e Gonzaga era
cosa nota a tutti e lo stesso papa Paolo V (Camillo Borghese) si prese a cuore
la disputa, tanto da proporre una soluzione accettabile grazie al matrimonio tra
la figlia maggiore di Carlo Emanuele I, Margherita ed il primogenito di casa
Gonzaga, Francesco.
Purtroppo
il matrimonio, sebbene felice, fu di breve durata in quanto il 22 dicembre 1612
Francesco morì di vaiolo, lasciando la vedova e la piccola Maria, unica figlia
superstite della coppia.
È
a questo punto che l’abile Carlo Emanuele I considerò quasi a portata di mano
la possibilità di annettere il Monferrato, proprio perché divenne il tutore
della giovane nipote Maria; ma doveva fare i conti con il cardinale Ferdinando
Gonzaga divenuto nuovo duca di Mantova e Monferrato, e con il governatore
spagnolo di Milano che, istruito da Madrid, non accettava di buon grado
l’espansione piemontese verso ovest.
Naturalmente
questa situazione di continue tensioni dopo l’aprile 1613 sfociò in una
guerra, a cui seguirono le trattative di pace a Milano il 18 giugno 1613, dove
gli spagnoli chiesero il totale disarmo delle forze di Carlo Emanuele I.
Il libro, con la prosa chiara e con la serietà di chi è abituato a muoversi tra i documenti, ripercorre attraverso gli scritti dei protagonisti (particolarmente le lettere di Carlo Emanuele I) le complesse vicende inquadrate in questo importante momento storico, dando prova di un lodevole rigore documentale. (mlp)