Giovanni Liuzzi, L’Arciconfraternita Immacolata dei Nobili, Schena Editore, 2000, pp. 400.

Fu il gesuita Gabriele Mastrilli, nell’ambito della Controriforma, a rivolgersi ai ceti emergenti per rifondare il cattolicesimo.

E nel Giubileo del 1600 all’Ospedale nacque la Confraternita dell’Immacolata, divenuta un secolo dopo “Immacolata dei Nobili”, come riconoscimento ai propri iscritti che vivevano a metà strada tra il potere politico e quello religioso, impegnandosi nell’Università e nella Chiesa per mediare i rapporti con i Duchi, Feudatari di Martina Franca (Taranto).

E nel 1614, quasi a voler simboleggiare questo ruolo rimasto intatto nei secoli, i ceti emergenti, basati sul fare e sul sapere, investirono ben 100 ducati per costruire la loro Fondazione, proprio a metà strada tra l’Università e la Chiesa di San Martino, ricostruendo quella attuale nel 1773.

È quanto racconta nel volume “L’Arciconfraternita Immacolata dei Nobili”, lo storico Giovanni Liuzzi, che ha dedicato sette anni di lavoro e di ricerca per mettere insieme 400 pagine, stampate da Schena Editore e corredate da foto e copertina di Riccardo Ippolito, Presidente del Gruppo “Umanesimo della Pietra” di Martina Franca.

E per salutare quest’opera di Giovanni Liuzzi, presentata in occasione del quarto secolo di vita della fondazione dell’Arciconfraternita Immacolata dei Nobili, promossa dal Priore Franco Punzi, sono intervenuti l’Accademico dei Lincei Mons. Cosmo Damiano Fonseca e l’Arcivescovo “emerito” di Taranto Mons. Guglielmo Motolese. 

A Mons. Guglielmo Motolese, Nico Blasi, a nome del Gruppo “Umanesimo della Pietra”, ha donato, nella circostanza, l’albero genealogico della illustre Famiglia Motolese di Martina Franca, realizzato da Oronzo Carbotti e Ileana Liuzzi. 

Interessanti sono anche i profili dei Confratelli deceduti dal 1600 ai giorni nostri che rivelano numerose notizie e l’Appendice Documentaria. (Giovanni Battista Cersòsimo)

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