Giuseppe Pastoressa, Brevi cenni biografici sugli illustri Bitontini (1000-1939), II Edizione aggiornata a cura di Nicola Delvino e Antonio Castellano, Editrice “da Bitonto” 2000, pp. 210.

Riproporre a 60 anni di distanza un lavoro di natura biografica, volto a rendere omaggio ai “degni figli di Bitonto che il nome della Terra natia hanno reso più noto ed illustre”, è una cosa che ha senz’altro richiesto indubbio coraggio.

Né poteva mancare tale forza al figlio dell’Autore, che ha patrocinato la riedizione e il cui affetto filiale supera facilmente la distanza temporale che ci porta al 1939, né a Nicola Delvino e Antonio Castellano, che hanno curato l’aggiornamento e che, in maniera diversa, sono entrambi visceralmente legati alla natia Bitonto, in provincia di Bari, l’uno come educatore di intere generazioni di giovani, l’altro come appassionato cultore di cose patrie.

Certo, in tanti anni molte cose sono cambiate, anche l’approccio storiografico non sa più di retorica, né di esaltazione dei grandi uomini presi a modello perché “dal culto dei migliori possa trarsi perenne esempio per rendere sempre più grande e più bella la nostra cara amata Patria”.

Così affermava Giuseppe Pastoressa nella Prefazione al suo volume che aveva intitolato “Brevi cenni biografici sugli illustri Bitontini”, stampato nell’anno 1939: un piccolo manuale di 120 pagine, senza grandi pretese editoriali, ma che aveva avuto il merito di essere l’unico strumento tra le mani degli studenti e dei curiosi che si sono chiesti, come nel famoso interrogativo di manzoniana memoria: “Carneade, chi era costui?”

Ed ecco venir fuori dal cilindro dell’erudito note biografiche su uomini il cui nome è già presente nelle grandi enciclopedie: Tommaso Traetta, Nicola Logroscino, Vitale Giordano, Carlo Rosa, Nicola Fornelli; ma, accanto a questi, tantissimi altri meno noti e fatti rivivere dalla penna dell’autore, perché un qualche segno hanno lasciato nella millenaria storia della città di Bitonto e della sua Regione.

Chi sono stati, prendendo a caso dal prezioso volumetto, Antonio Degni, Raffaele Gallo, Pasquale Martucci-Zecca, Gaetano Valente, Giacinto Muscani, Geronimo Ancarano, Francesco Saluzzo e tanti altri a cui spesso la pietas civica ha voluto dedicare le tortuose strade del centro storico e qualcuna del centro nuovo? Quale traccia hanno lasciato nel tessuto culturale, scientifico, sociale, religioso della città questi uomini? Ed ecco puntualmente il Pastoressa che, nelle brevi note biografiche, traccia un profilo essenziale dei vari personaggi i quali a suo parere - perché la storia è sempre operazione di scelte, a volte obbligate - hanno meritato l’onore della ribalta sulle pagine del suo libro.

Alla stessa maniera si sono comportati Antonio Castellano e Nicola Delvino, che hanno completato il lavoro del Pastoressa allargando a tutto il Novecento il campo di indagine, recuperando figure e personaggi che, a loro parere, hanno ben meritato: dai più noti Giovanni Modugno e Francesco Speranza ai più vicini in ordine temporale ed affettivo Emanuele Scivittaro, Antonietta Moschetta, Antonio Amendolagine e tanti altri politici, artisti, educatori, musicisti, cultori di cose patrie.

Essi non hanno dimenticato i “piccoli uomini” e, come già fece Giuseppe Pastoressa che menzionò nel suo volume i soldati morti nella Prima Guerra Mondiale, hanno aggiunto un altro lungo e triste elenco di giovani caduti e dispersi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Allo stesso modo hanno inteso fornire al lettore uno strumento informativo, grazie all’aggiunta dell’elenco cronologico dei Vescovi bitontini (dall’anno 515 fino al 1982, quando l’antica Diocesi di Bitonto è stata unita aeque principaliter all’Arcidiocesi di Bari), dei Sindaci e dei Parlamentari bitontini dal 1860 al 2000, oltre alla toponomastica aggiornata della città.

Le biografie di alcuni “illustri”, vedi Tommaso Traetta, sono state riscritte anche alla luce di nuove acquisizioni conoscitive; altri personaggi emersi nel frattempo dall’oscuro mondo degli archivi sono stati messi in evidenza: di qui ad esempio una lunga serie di artisti, pittori, decoratori che sono vissuti e hanno operato tra Cinquecento ed Ottocento. Castellano ha, inoltre, voluto dare dignità ad alcune schegge storiche emerse solo per un attimo, un nome, una citazione, un segnale significante, una storia umana che ci sfugge e ci sfuggirà per sempre.

Di qui un tale Gilberto che nel secolo XI appare su un affresco di San Leucio vecchio e si raccomanda al Signore, o il più famoso Carlo Noino, di cui non sappiamo altro, che dedicò alla dea Minerva un tempio sull’acropoli della città agli inizi dell’era cristiana, tasselli tutti di una trama ove le varie tessere si vanno sempre meglio incastonando per formare e definire il disegno di una città la cui storia, che certamente non è quella degli “illustri”, è storia di un popolo che con il suo vissuto quotidiano riempie di sfumature e colori, di rilievi e forme, quel tessuto e quel disegno che gli uomini citati nel libro hanno notevolmente contribuito a definire, affidando al futuro un’immagine della città. (Giovanni Battista Cersòsimo)

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