Balansó, Juan, Las alhajas exportadas, pp. 285, 1999, Ed. Plaza Janés.

Las alhajas exportadas è il terzo volume della trilogia frutto della felice mano di Juan Balansó, iniziata narrando, ne Las perlas de la corona, le vite più o meno fortunate delle infante spagnole, proseguita trattando le figure degli infanti ne Los diamantes de la corona e conclusa con questo libro che presenta le donne spagnole, non tutte di sangue reale, che hanno occupato un trono europeo e le principesse straniere divenute regine di Spagna.

La prima della serie è la bellissima e determinata Zaida, principessa di Siviglia vedova del principe Al-Mamún, ucciso dagli invasori durante il saccheggio di Cordova, inviata dal suocero ad Alfonso VI, re di Castiglia e León, affinché la tenesse con sé in cambio dell’alleanza tra i due popoli e che diede al re l’unico figlio maschio che benché illegittimo fu riconosciuto come infante.

Più triste fu la sorte della bella e virginale Berengaria di Navarra andata sposa a Riccardo Cuor di Leone, matrimonio combinato da Eleonora d’Aquitania per stringere alleanza contro la cupidigia dei francesi e dei castigliani e nel tentativo di distogliere il figlio dalla sua inclinazione per i gagliardi trovatori. Il matrimonio avvenne durante la terza crociata e Riccardo occupato nei combattimenti, poi fatto prigioniero, non poté mai vivere con la moglie. Liberato, si dimenticò completamente della consorte che non fu nemmeno invitata alla solenne cerimonia della reincoronazione del marito ed è passata tristemente alla storia come l’unica regina d’Inghilterra a non aver mai messo piede sul suolo britannico.

Al malinconico evolversi delle vicende di Berengaria si contrappone in modo stridente la storia d’amore di Cristina di Norvegia che lasciò la sua algida terra per divenire Infanta di Castiglia. Suscitano nel lettore molta meraviglia le storie d’amore di Inés de Castro e di Maria de Padilla che, dopo anni di concubinato e poi sposate segretamente, furono, dopo la morte, dichiarate regine: una, regina del Portogallo dal marito Pedro I e l’altra, di Castiglia dal marito Pedro il Crudele.

Un lettore sensibile non può non provare compassione per Caterina d’Aragona prima moglie di Enrico VIII, donna colta e virtuosa che dovette subire ogni sorta di umiliazioni dal marito che voleva liberarsi di lei. Con grande realismo sono tratteggiate le due figlie di Filippo II: Isabel Clara Eugenia, “el infante”, volitiva e decisa, considerata dal padre il suo braccio destro e definita “luce dei miei occhi”, che, sposata per ragioni di stato, regnò sui Paesi Bassi; e la dolce Caterina Micaela moglie di Carlo Emanuele I di Savoia, al quale diede dieci figli, dal destino amoroso più felice di quello della sorella e che non solo fu sovrana alla corte di Torino ma anche consigliera del marito.

L’infanta Anna d’Austria, la regina dalle belle mani, moglie di Luigi XIII, nota come la regina dei tre moschettieri, è tratteggiata con realtà scevra delle infiorettature di Dumas, e definita la più francese dei francesi poiché portò la Francia ad essere egemone in Europa combattendo anche contro la natia Spagna, e con il trattato dei Pirenei diede in sposa al figlio Luigi XIV la nipote Maria Teresa (obbligata dal padre a firmare una rinuncia per sé e per i suoi discendenti a qualsiasi pretesa sul trono di Spagna), la quale ebbe una vita assai poco felice all’ombra del marito che non le lesinò umiliazioni.

Non manca un excursus su le “infantas de Parma”, tutte figlie di re che seppero dare una loro impronta personale al periodo in cui governarono: Luisa Isabella, francese, colta e raffinata che riunì nella sua corte artisti dell’epoca, trasformando il ducato in una corte culturale definita “l’Atene d’Italia”; Maria Amelia, austriaca, che vivace ed estroversa conquistò il cuore dei sudditi; Maria Teresa di Savoia, bellissima ma bigotta e molto virtuosa, l’esatto contrario del marito col quale regnò infelicemente per ventitré anni; Luisa Maria, francese, divenuta reggente dopo la morte del marito, col quale fu molto infelice, che cercò di adeguare il ducato all’evolversi dei tempi, seguendo la politica del momento e quando nel 1859 fu costretta all’esilio si ritirò con gran dignità senza rinunciare ai diritti della sua dinastia.

Non si può certo tralasciare la bellissima ed ambiziosa Eugenia di Montijo (figlia di un Grande di Spagna ma nipote da parte di madre di un commerciante scozzese di vini) che astutamente riuscì a divenire imperatrice dei francesi, il cui personaggio contrasta vivamente con la nobile, riservata, religiosissima e caritatevole Fabiola Mora, chiesta in moglie dal re dei Belgi a Lourdes, e con quello dell’avveduta Margarita Gómez-Acebo, la ricca ereditiera dal grande intuito finanziario, sposa di Simeone II di Bulgaria.

Ampio spazio viene dato alle due ultime regine di Spagna: la bella ed orgogliosa Vittoria Eugenia di Battenberg, che nonostante una certa avversità della corte e le sue infelicità famigliari seppe dare un’impronta ed uno stile personale al suo periodo di regno conclusosi nell’amarezza dell’esilio; e la regina Sofia di Grecia, donna forte, decisa e volitiva, che ha saputo conciliare la tradizione con la modernità, sempre a fianco del marito in tutte le occasioni ufficiali e contemporaneamente gelosa custode della propria intimità famigliare. Dalla lettura di questo piacevole libro si trae l’impressione di percorrere un’ipotetica galleria di ritratti di donne che hanno dato, chi più chi meno, un’impronta personale al loro tempo.

Come dice l’autore, il loro destino è stato scritto nelle stelle (come del resto quello di tutti gli esseri umani) e le stelle non sono state benevole con tutte: infatti alcune di esse furono felici, altre veramente sfortunate, altre artefici del proprio destino, ma tutte lige al dovere imposto dal loro rango. I caratteri sono tratteggiati in modo vivace e realistico, a volte con una punta di ironia, altre volte con un sottile ed appena percettibile senso di spregio, a volte con un labile velo di compassione. La narrazione è scorrevole ed avvincente ma nello stesso tempo rigorosa, senza perdersi in inutili dettagli, e dà al lettore l’immagine tangibile della vita, dei condizionamenti subiti e dei problemi esistenziali di queste donne spesse volte, a torto, invidiate. (Bianca Maria Rusconi)

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