Humphery-Smith,
Cecil R., Armigerous
Ancestors. A catalogue of sources for the study of the Visitations of the
Heralds in the 16th and 17th centuries with referenced
lists of names, Family History Books, Canterbury, 1997, pp. 1032.
Si tratta del primo tentativo di
redigere un catalogo completo delle fonti per le registrazioni delle visite
degli Araldi (Heralds’ Visitations)
del XVI e XVII secolo.
Esiste una qualche prova di
visite compiute dagli Araldi nel XV secolo, ma fu nel 1530 che Enrico VIII inviò
i suoi Araldi a visitare le Contee per scoprire chi si considerasse un gentleman.
Il primo ordine che sopravvive,
datato 6 aprile 1530, fu rilasciato a Thomas Benolt, Clarenceux King of Arms
(1511-1534), a cui fu ingiunto di viaggiare nelle provincie del sud con
l’autorità di entrare nelle abitazioni e nelle chiese “per deporre e
annullare a sua discrezione qualunque arma egli trovasse usata erroneamente su
oggetti di metallo, carte, pergamene, vetrate, lapidi e monumenti ovunque
fossero”.
La più importante affermazione
riguardante le visite dal punto di vista degli Araldi fu scritta da Sir Anthony
R. Wagner, Richmond Herald nell’opera: The
Records and Collections of the College of Arms, 1952.
Le registrazioni contenute
nell’importante opera di Cecil Humphery Smith rappresentano la più importante
fonte di informazione genealogica relativa alle famiglie inglesi e gallesi per
uno dei più difficili periodi storici, quando cioè la ricerca genealogica
risulta essere confusa a causa di perdite di registrazioni, migrazioni,
avvicendamenti di fortune ed obbedienze.
Mentre prima si presumeva che le
registrazioni delle visite compiute dagli Araldi durante il periodo che va dal
1530 al XVII secolo riguardassero unicamente quelle persone che possedevano un coat
of arms e delle proprietà fondiarie, e che perciò fossero di scarso aiuto
a chi volesse delineare la stirpe di persone comuni (ordinary
people), questa opinione si è dimostrata erronea.
Le origini del common
man nella società inglese si scontrano a tal punto con quelle di ciascuna
persona nel cammino della vita, che tutti i genealogisti e gli studiosi di
storia familiare e locale sono indotti a scoprire all’interno di queste fonti
una ricchezza di fatti e indicazioni utili per una ulteriore ricerca.
Così come appunti di prova per pedigree,
schizzi di coat of arms, sigilli e
monumenti, vetrate di chiese, bandiere, ottoni e vivide descrizioni di
topografia e vita sociale, questa rimarchevole collezione di manoscritti
contiene pure un importante corpo di materiale genealogico e storico redatto
contemporaneamente tra la guerra civile e la restaurazione.
Oltre a fornire una nitida
descrizione della compilazione della registrazione delle visite, l’opera è
suddivisa in sezioni con lo scopo di essere il più possibile di aiuto agli
studiosi di storia familiare e locale, ai demografi e a tutti gli altri fruitori
di questa importante fonte documentale.
Nella 1ª sezione troviamo
l’indice dei cognomi di coloro che
registrarono pedigree e coat
of arms come pure quello di coloro che rinunciarono e di quelli cui fu
concesso un rinvio per la prova (difatti le armi erronee venivano corrette, ma
se non veniva trovata alcuna autorità per l’uso dell’arma, l’usurpatore
doveva rinunciare alla sua rivendicazione firmando una rinuncia al suo diritto
ad indossare le armi e il suo nome veniva inserito in una lista che veniva
pubblicata, sia che egli non fosse stato in grado di fornire la prova richiesta,
sia che egli facesse un uso illegale dell’arma, non desiderando richiedere il
rilascio di una nuova arma).
Nella 2ª sezione abbiamo un
catalogo delle fonti di questo vasto tesoro genealogico ed araldico, con
riferimento a tutti i manoscritti conosciuti e alle edizioni pubblicate relative
alle numerose visite degli Araldi in ciascuna contea dell’Inghilterra e del
Galles.
Nella 3ª sezione è collocato
l’indice dei pedigree e dei coat
of arms contenuti nelle visite degli Araldi e di altri manoscritti
genealogici presenti al British Museum, stilato da Richard Sims (1849), a cui è
aggiunta una chiave alla lettura delle date delle numerose visite.
Nella 4ª sezione abbiamo il
manoscritto Thomas Phillipps relativo alle rinunce (disclaimer) durante le visite degli Araldi nel 1854.
Infine nella 5ª sezione sono
forniti esempi di testi che illustrano il processo e l’uso delle registrazioni
delle visite.
Potrebbe anche essere che i figli
più giovani dell’antica nobiltà e della gentry una volta caduti in disgrazia perdessero coscienza della loro
antichità di armigeri e che da costoro discendessero poi quelli che
riacquistarono fortuna come mercanti, artigiani, confratelli di gilde ecc. Come
è anche vero che vi furono alcuni che riuscirono a persuadere gli Araldi a
registrare false genealogie, ma tutto questo non può essere che materiale per
uno studio successivo.
A chi di Cecil Humphery-Smith conosce, oltre alla serietà e perseveranza di
grande studioso, il magnifico rapporto matrimoniale con Alice, non può certo
stupire, tra i ringraziamenti ai tanti amici Araldi, Bibliotecari e Conservatori
di Collezioni, quello particolare rivolto “alla mia amata moglie, la cui pazienza ed entusiasmo di fronte
all’aumento delle montagne di carte sono stati l’ispirazione a condurre il
lavoro alla sua conclusione”.
L’importante ed impegnativo
lavoro contiene anche una chiara ed interessante introduzione, cui segue
l’indice delle abbreviazioni ed una bella bibliografia, arricchita
dall’indicazione di ulteriori ed utili riferimenti bibliografici.
Correda l’opera la prefazione
del Duca di Norfolk che scrive: “all’interno
della Famiglia Reale, gli Araldi d’Inghilterra sono soggetti alla mia autorità
come Conte Maresciallo. Nel XVI e XVII secolo la Court of Chivalry tenuta dai
miei predecessori nell’ufficio era molto adoperata per dirimere le dispute
riguardanti gli stemmi e gli abusi araldici. A intervalli, dal regno di re
Enrico VIII fino al regno di Giacomo II, fu ordinato agli Sheriff delle contee
d’Inghilterra, Galles ed Irlanda di chiamare all’appello ogni uomo che
pretendesse ad un titolo di onore o dignità, perché presentasse la prova del
pedigree per la propria rivendicazione ai Re d’Armi o ai loro rappresentanti
che viaggiavano per le provincie. Molti si avvantaggiarono di questa opportunità,
altri non furono in grado di documentare le loro pretensioni o rifiutarono di
rispondere. L’intero processo di queste visite consistette in una grande mole
di documentazioni. La maggiore collezione si trova tra le registrazioni del
College of Arms. Furono compiuti grandi sforzi nel secolo passato per pubblicare
delle edizioni contea per contea e si ebbero una o due liste parziali…
Questo libro è il culmine di molti anni di ricerca e meticolosa compilazione, che ha prodotto un catalogo comprensivo delle fonti ed un indice dei pedigre contenuti nelle visite degli Araldi. Sarà generoso sia per gli storici ed i genealogisti che per gli armoristi”. (mlp)