aa.vv., Segmenti. Segni e
testimonianze del Marchesato di Bardi 1257/1682 (edito a cura del Comune di
Bardi, della Provincia di Parma, e della Comunità Montana delle valli del Taro
e del Ceno), Parma, 1998, pp. 95 - s.i.p.
Si tratta del catalogo che, in forma di volume, illustra i
contenuti dell’omonima mostra tenutasi al castello di Bardi dal 26 luglio al
31 ottobre 1998, seconda manifestazione consecutiva promossa dalle locali
organizzazioni pubbliche per sottolineare, di anno in anno, alcuni aspetti della
ricca cultura storica del territorio (cfr. al proposito la precedente recensione
«I Farnese a Bardi»). La sua veste grafica, dimessa se confrontata con il
catalogo farnesiano del 1997, è andata in controtendenza rispetto ai contenuti,
i quali hanno sopravanzato (anche nel numero di pagine) il già egregio livello
dello scorso anno.
Il tema del 1998 verte sui rapporti tra i feudatari locali,
i principi Landi, e i Grimaldi di Monaco, imparentatisi sul finire del ‘500;
questo legame porterà la stirpe monegasca, all’inizio del secolo successivo,
a fregiarsi del titolo principesco tuttora in uso. La mostra ha dovuto molto
agli archivi di palazzo del principe Ranieri III, i quali hanno fornito adeguata
quantità di documenti. La rassegna dei testi inizia con la menzione di due
citazioni tratte da antiche relazioni inerenti al territorio di Bardi e
Compiano, feudi imperiali dei Landi, trascritte fedelmente dagli originali da
Giuseppe Conti, responsabile della civica biblioteca bardigiana.
Segue la relazione di L. Saviano, «L’alleanza dinastica del 1595 fra i Grimaldi di Monaco e i Landi di Valditaro»: ricostruzione delle intricate vicende della dinastia monegasca fra ‘500 e ‘600, ove si dà risalto a quel che i Landi fecero per evitare l’estinzione dei Grimaldi: il matrimonio di Ercole I con Maria Landi, e la reggenza del di lei fratello principe Federico III in favore del minorenne nipotino Onorato II. L’autore, nel seguire fedelmente il filo di questo discorso, arriva lontano, spingendosi fino ai feudi che i Grimaldi ebbero nel nostro meridione, e dipanando l’intreccio delle numerose testimonianze araldiche legate a tali località (testimonianze che, fra l’altro, sono singolarmente ben presenti all’interno del castello dei Landi a Bardi. P. Baravelli e P. Reggio («Tra il marchesato di Bardi e il principato di Monaco, 1595/1614») continuano il tema, esaminando l’analogo periodo ma dal versante landiano, e tentano una ricostruzione dei rovinatissimi affreschi a tema prevalentemente araldico che decorano le sale del castello bardigiano. M. Ulino («L’impresa araldica della sala Grimaldi») esamina invece gli affreschi del soffitto della Sala di Onorato II nel castello di Bardi, celebrativi della grandezza della casata monegasca, i quali ben ne dettagliano iconograficamente i feudi dell’Italia meridionale.
Tali speciali testimonianze vengono accuratamente descritte
dallo studioso, al quale acutamente non sfuggono i sottili moventi di alcune
malcelate «damnatio memoriae» ai danni di alcune di tali figurazioni. E’ con
piacere che sottolineiamo il buon livello di conoscenza dimostrato da questo
autore in materia di araldica. L. Pelizzoni («Cenni sulle vicende dei Landi e
dei Grimaldi nel ‘500 e nel ‘600») ci illumina invece sulle vicende che
porteranno, con i loro sviluppi spintisi fin oltre la metà del ‘600,
all’estinzione della casata Landi e, contestualmente, all’ascesa dei
principi Grimaldi.
Altri contributi sono relativi all’elenco delle opere
esposte alla mostra, a personaggi celebri ma minori della valle, ed a edifici e
assi viari antichi, con cenni su ritrovamenti monetari sporadici in monumenti
locali.
La continuità, tangibile e non solo ideale, che pone quest’opera nel filone inaugurato dalla mostra e dal catalogo sui Farnese nel 1997, dimostrano la qualità dell’entusiastico impegno culturale degli organismi pubblici locali, in primo luogo della biblioteca di Bardi e degli altri curatori.
Ciò permette senz’altro di soprassedere ad alcune pecche
del peraltro buon apparato iconografico, ricco di riproduzioni di mappe e stampe
d’epoca (fra cui spicca quella, a pag. 9, con l’arma complessa dei Landi
accompagnata da numerose imprese, del XVII secolo): a differenza del volume
dell’anno prima, sono tutte in bianco-nero, ed alcune di esse sono
direttamente riprese da quello. (Maurizio
Carlo Alberto Gorra)