Royal Russia, The
private albums of the Russian imperial family, from the James Blair
Lovell Archive, St Martin’s Press, New York, 1998, pp. 119, ril., 29½ X 23.
Il crepuscolo e la scomparsa delle grandi dinastie hanno
sempre appassionato, sia il grande pubblico (tale comunque a partire dagli anni
Venti, quando la comparsa degli strumenti di comunicazione di massa consentì
una vasta e veloce diffusione delle notizie), sia lo storico e il politico, per
il ruolo che talune grandi famiglie fortemente radicate in terra d’Europa
hanno svolto nei confronti dei loro popoli, intessendo con essi complessi
rapporti di odio-amore, così contribuendo largamente alla formazione
dell’immaginario collettivo di ogni nazione oltre che, naturalmente, alla
storia sociale e politica.
Gli albori di questo secolo, e gli ultimi bagliori del
precedente, fanno da sfondo alle vicende di donne e uomini recanti il nome delle
tre famiglie per secoli al centro della storia di questo nostro continente:
Asburgo, Hoenzollern, Romanov.
(A dir vero, una quarta nazione ed una quarta famiglia si
muovevano a quel tempo su un palcoscenico spesso comune alle tre ricordate:
l’impero Ottomano e la Casa degli Osmanli, che però non sono assimilabili ai
personaggi qui ritratti).
Alla testa di tre imperi, così diversi come persone (come
diversissimi erano i paesi su cui regnavano), essi, i tre monarchi che il
destino volle sul trono in quel biennio fatale, 1917-18, e le loro famiglie, ne
furono gli ultimi rappresentanti, e, per la casa dei Romanov, le vittime
sacrificali.
Né può evitarsi il ricordo che si tratta degli stessi
paesi (la Germania era al tempo la Prussia) che un secolo prima, il 26 settembre
1815, con il patto tripartito della “Santa Alleanza” avevano creduto di
avere per sempre (per sempre!) annullato gli “effetti nefasti” dell’”89
e ridotto l’assalto alla Bastiglia a mera turbativa di ordine pubblico. Con
Napoleone a Sant’Elena si pensò che il mondo fosse à jamais rentré dans l’ordre.
La Rivoluzione aveva prodotto Napoleone, questi la
Restaurazione, cui era seguito il Quarantotto... quale straordinaria sequenza di
contraddizioni, in cui l’eterogenesi dei fini si era dispiegata con ironica,
teatrale grandezza.
La cambiale viene a scadenza cent’anni dopo e, guardando
ai protagonisti, essa produce effetti devastanti: dei tre imperatori, due (Carlo
d’Asburgo e Guglielmo di Hoenzollern) sono costretti all’abdicazione e
all’esilio; il terzo, Nicola Alexandrovic Romanov e l’intera famiglia,
arrestati e deportati in Siberia, prima a Tobolsk poi a Ekaterinenburg, fino
alla notte del 17 luglio 1918 in cui, nelle cantine di casa Ipatiev, si consuma
la strage, e poi la cremazione, da parte dei cekisti di Jacob Yurovski. Con la
coppia imperiale vengono assassinati i cinque figli, il medico di famiglia e tre
domestici.
Di quegli anni di ferro e dei mesi e giorni che
precedettero la tragedia finale, l’album riunito e curato da Katleen Franzen,
pubblicato lo scorso anno a New York (dopo una prima edizione uscita tre anni
prima in Gran Bretagna), è una testimonianza autentica, in cui storia e vicende
familiari, intrighi e drammi dinastici vengono ad ogni passo suggeriti dalla
impietosa nettezza delle immagini, anche quando esse raccontano momenti di
quotidiana banalità.
La famiglia imperiale: i sovrani, le quattro figlie,
l’erede al trono, ne sono i naturali protagonisti, anche perché tutti in casa
Romanov erano appassionati di fotografia, con risultati espressivi che vanno
spesso al di là di ciò che, di norma, ci si attende da un dilettante.
L’album si snoda per temi: il retaggio imperiale, o, più
esattamente, il contesto familiare; una famiglia in crescita; gioco e relax; i
ritratti; cerimonie e ufficialità; vacanze; le imbarcazioni di parata; gli
ospedali organizzati a palazzo durante la Grande Guerra; la fine della dinastia.
Nella diversità propria alle varie sezioni, ciascun gruppo
di foto richiama sentimenti, eventi, curiosità: ne citerò qualcuna.
Ecco allora Nicola II tredicenne, nell’uniforme di
atamano cosacco, e viene in mente l’espressione “quel povero Nicky” con
cui veniva abitualmente designato dalla consorte; ecco la zarina Alessandra,
l’umbratile, malinconica signora nata Alice di Hesse, nipote di Vittoria di
Gran Bretagna, dalla quale aveva derivato la tragica eredità dell’emofilia
trasmessa al figlio Alexei; ecco quest’ultimo e le bellissime quattro figlie,
fra cui l’ultima Anastasia, oggetto della saga romanzesca a tutti nota; ecco
Rasputin, il monaco analfabeta ed erotomane ucciso dalla congiura di Yusupov;
ecco il fratello di Nicola, Michele, zar per un giorno, assassinato con
l’intera famiglia a Perm, una settimana prima del massacro di Ekaterineburg.
Messa in angolo la politica ed i giudizi su eventi e personaggi, questa rassegna sprigiona un’intensa carica di pietas cui non è facile sottrarsi. L’album è arricchito da un testo storico di Carol Townend. (Giuseppe Alberto Ginex)