Giuditta, E.,
L’Araldica ecclesiastica. Gli Stemmi della Sala Urbana del Palazzo Comunale
di Bologna, Ponte Nuovo editrice, Bologna 1992, pp. 182.
Questa recensione esce ad oltre un
lustro di distanza dalla stampa del libro, ma il particolare interesse rivestito
dal monumento oggetto dello studio colma ampiamente questa distanza; oltretutto,
l’imminente ricorrenza giubilare rende di piena attualità la particolare
categoria di stemmi presi in esame ed illustrati nell’opera.
Il monumento di cui parliamo è il
Palazzo Comunale di Bologna, sede di prestigiose collezioni d’arte; uno dei
suoi ambienti interni è la cosiddetta Sala Urbana le cui pareti, a metà
Settecento, vennero ricoperte da affreschi comprendenti circa duecento stemmi,
pertinenti alla serie dei governatori e dei legati pontifici che ressero la città
a partire dal XIV secolo.
Questa raccolta araldica, che si
ricollega a numerosi esempi consimili in Italia ed all’estero, e che ricorda
alla lontana (nonostante le differenze formali e di merito) le serie di stemmi
in pietra presenti sui palazzi pubblici toscani, viene esposta e studiata in
questo interessante libro, nel quale la foto a colori di ognuno degli stemmi
viene affiancata da brevi note storiche ed araldiche sul titolare. Si tratta di
un lavoro utile e positivo, perché divulga un agglomerato araldico interessante
e poco noto, e perché mostra una partecipata attenzione verso l’oggetto di
studio, accompagnata da un testo che favorisce l’approccio al mondo
dell’araldica.
Il lettore potrà rendersene conto già
dalla buona introduzione, di taglio tradizionale, lineare, curato, senz’altro
memore dello stile vivace del miglior Crollalanza, qual è quello
dell’introduzione alla “Grammatica Araldica” del Tribolati (titolo
peraltro assente nella bibliografia). A p. 15 merita un plauso l’affermazione
che è inutile interpretare le figure degli stemmi cercando a tutti i costi un
presunto significato esoterico; a p. 16 l’Autore ritiene che la terminologia
araldica italiana debba molto agli studi contemporanei del Plessi (le cui
teorie, comunque, non trovano applicazione in questo libro); a p. 19 si nota
qualche inesattezza nell’elenco delle convenevoli partizioni e delle pezze
onorevoli.
Dopo quindici pagine esplicative su
argomenti affini al contenuto del libro (nozioni generali di araldica
ecclesiastica; le vicende del Palazzo e della Sala Urbana; nozioni sulla Curia
romana, della quale fece parte la maggioranza dei titolari degli stemmi
affrescati), il volume entra nel merito del tema proposto.
I 183 stemmi che decorano la Sala
vengono ordinati cronologicamente in base al titolare; ognuno dà origine ad una
scheda contenente la foto a colori dell’arma (a volte accompagnata da
un’altra immagine), il nome del titolare, il blasone, la descrizione degli
ornamenti esterni e del cartiglio di accompagnamento, ed una breve storia del
titolare, con l’aggiunta (dove necessario) di annotazioni di vario genere,
principalmente di natura genealogica.
Quando necessario, l’Autore emenda
le sviste e le imprecisioni dovute all’affrescatore, affidandosi ad altre
valide fonti iconografiche ed araldiche.
A fine volume è stato posto un utile
glossario, allo scopo di favorire (come precisa l’Autore stesso)
“l’intelligenza delle armi presentate”; il forbito intento, degno di
plauso, fa dimenticare qualche piccola imprecisione.
Infine due pagine di bibliografia (per un totale di 80 titoli) e l’indice alfabetico dei titolari degli stemmi chiudono l’opera. Nel complesso si tratta di un buon libro, ben confezionato attorno ad un tema affascinante e poco studiato, che vorremmo trovasse imitatori per le molte raccolte araldiche di analogo genere che, sparse per l’Italia, giacciono a volte in un deprecabile disinteresse. (M.C.A. Gorra)