Beck, Andreas, La fine dei Templari, Edizioni Piemme, Casale Monferrato, 1994 (4ª edizione), pp. 232.

Venerdì 13 ottobre 1307 fu un giorno nel quale, al di là delle facili ironie scaramantiche, avvenne un cambiamento davvero epocale: una ben coordinata azione poliziesca ridusse all'impotenza il potente Ordine dei Templari, che nel giro di pochi anni sparì dalla faccia della terra, cancellato dall'avidità di re Filippo IV di Francia e dall'ignavia di papa Clemente V. Il primo, noto falsificatore e svalutatore di monete, cinico e spietato; il secondo, succube e lassista, immortalato da Dante come 'pastor sanza legge'. L'intreccio delle loro storie si dipana con tono sciolto nelle pagine di questo libro, grazie ad un'accurata analisi degli anni nei quali ebbe fine l'Ordine del Tempio. Il presente studio, condotto con attenzione su numerose fonti, nulla aggiunge ad una vicenda ormai acclarata, se non la veemente richiesta (indirizzata ai vertici della gerarchia cattolica) di riesaminare il processo ai Templari e la condanna a suo tempo emessa, al fine di una rivalutazione che renda

giustizia al gran maestro Jacques de Molay e ai suoi seguaci, fedeli all'ideale cristiano fino alla morte.

Dal punto di vista della narrazione storica, il filo del discorso scorre speditamente, sia pure con alti e bassi (a p. 34 ci appare un po’ forzata l'ipotesi che i Templari, quando ospitarono Filippo IV salvandogli la vita, gli mostrassero i propri tesori per vanagloria e per fargli vincere la noia), e con rade citazioni araldiche.

Le vicende collegate alla soppressione dell'Ordine sono esposte compiutamente, dalle diverse modalità della persecuzione (feroce in Francia e nell'Italia angioina, formale nel resto d'Europa), alle interessanti analisi di quel che i Templari avrebbero potuto fare se fossero rimasti attivi (p. 171), alla fortuna che da allora godettero nella storiografia (p. 179, con un sunto della loro storia). A p. 110 colpisce la commovente e schietta autodifesa del Gran Maestro de Molay davanti a un tribunale apertamente prevenuto; a p. 173 è la convinta perorazione (in 15 punti) di una revisione del processo da parte pontificia.

Le 40 illustrazioni fuori testo, ammucchiate al centro del libro, peccano di monotonia: l'Autore vede Templari dappertutto, dimenticando quanto scrive a p. 188 sul diffuso e generico uso medievale del simbolo della Croce, inteso non solo come emblema di singoli Ordini, ma innanzitutto come adesione agli ideali cavallereschi e crociati. 

Il libro dispone di un ricco apparato di note (inserite a pie’ di pagina), di un capitolo su ciò che sopravvisse dei Templari nella realtà e nel mito, di cinque tavole cronologiche (una delle quali con la serie dei Gran Maestri) e di una bibliografia di 117 titoli. Il formato dell’opera è medio-piccolo, la veste grafica ben curata (è un libro cucito e non incollato). (M.C.A. Gorra) 

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