Serra, Sergio.
«Ville e Palazzi della Nobiltà in
Sardegna: Alghero, Bosa,Oristano e i centri minori», Edizioni AM&D ,
via Scano, 5, 09129 Cagliari, pp. 108.
Le dimore nobiliari costruite in
Sardegna, dal medioevo ai nostri giorni, costituiscono un patrimonio che merita
di essere conosciuto e salvaguardato. A tal fine è stata concepita l'opera «Ville
e Palazzi della Nobiltà in Sardegna» articolata in tre volumetti agevoli e di
facile lettura.
Esce in libreria il secondo volume, un
itinerario dedicato alla scoperta delle case nobili d'interesse storico ed
artistico delle città della costa occidentale, Alghero, Bosa ed Oristano, nonché
dei centri minori di varie zone dell'isola. Il volume fa seguito a quello
dedicato a Cagliari, e precede quello che riguarderà Sassari, di prossima
pubblicazione.
Il libro, ben curato graficamente,
contiene 26 fotografie a colori degli edifici più importanti e la riproduzione
dello stemma delle famiglie alle quali appartengono, è corredato dalle
planimetrie delle tre città e da una carta geografica della Sardegna in cui
sono segnati gli itinerari per raggiungere i vari centri. La descrizione
architettonica delle ville e dei palazzi è accompagnata da notizie sulle
famiglie che vi hanno abitato e da una rievocazione del molo da loro svolto
nella società.
A volte tali edifici sono di notevole
pregio architettonico, altre volte sono piuttosto modesti ma cercano di
evidenziare un carattere aristocratico anche attraverso semplici dettagli, come
la maestosità di un portale o uno stemma araldico nella facciata. Il nobile,
infatti, desidera manifestare esteriormente la propria condizione e pertanto la
sua abitazione deve differenziarsi da quella delle altre classi sociali.
Nel medioevo alcune delle famiglie più
potenti vivevano nei castelli. Solitamente questi edifici avevano una funzione
militare ma quelli più grandi e confortevoli potevano ospitare, stabilmente o
temporaneamente, le famiglie che dominavano sul territorio. Ricordiamo il
castello del Goceano, a Burgos, che appartenne ai Giudici di Torres e quello di
Monreale, presso Sardara, dei Giudici d'Arborea, il castello dei Doria, a
Castelsardo e quello dei Malaspina a Bosa, il castello di Acquafredda, presso
Siliqua, che nella seconda metà del secolo XIII era di proprietà del conte
Ugolino della Gherardesca. Dopo la conquista catalana, nel secolo XIV, furono costruiti i
castelli di S. Michele, presso Cagliari, dove visse la famiglia Carròz, quello
di Sanluri, della famiglia de Sena, il castello degli Alagòn, a Villasor e
quello della famiglia Castellvì a Laconi.
Il
libro rievoca, in particolare, la storia della nobiltà di Alghero, Bosa ed
Oristano. Dal secolo XIV all'inizio del secolo XVIII queste città ebbero
frequenti contatti e scambi commerciali con la penisola iberica, in particolare
Alghero nella quale fu trapiantata l'arte, la cultura e la lingua catalana.
Dalla fine del secolo XV furono «Città Regie», cioé amministrate dai
consigli civici e non soggette ad un feudatario, come le «ville». Nel corso
dei secoli diverse famiglie nobili si sono trasferite dall'una all'altra di
queste tre città e si sono imparentate tra di loro, per cui le vicende spesso
s'intrecciano e ci presentano un sistema di vita assai simile.
I
nobili hanno svolto un ruolo di spicco ed hanno contribuito a caratterizzare il
tessuto urbano con edifici di prestigio e di valore architettonico.
A
differenza delle città, in cui risiedevano numerose famiglie del ceto
aristocratico, nei villaggi, spesso, abitava una sola famiglia nobile.
A
volte vi risiedeva il feudatario che, oltre ad avere il palazzo in città,
possedeva un'abitazione in paese e vi si trasferiva in certi periodi dell'anno
in villeggiatura o per curare i propri interessi. Tra tali nobili si possono
ricordare gli Aymerich marchesi di Laconi, i Brondo marchesi di Villacidro, gli
Zapata baroni di Las Plassas, i Nin marchesi di San Tomaso, i Pilo-Boyl marchesi
di Putifigari, i Manca marchesi di Villa Hermosa, i Sanjust baroni di Teulada,
gli Asquer visconti di Fluminimaggiore.
Le
abitazioni dei nobili feudatari e titolati si distinguono per precise
caratteristiche architettoniche di prestigio, invece le case dei piccoli nobili
che risiedevano stabilmente nei villaggi presentano le caratteristiche della
casa agricola sarda. L'edificio non ha aperture all'estemo ad eccezione di un
grande portale con arco a tutto sesto che dà accesso al cortile interno sul
quale si sviluppa la casa con porticato.
Sul
retro solitamente si trova un altro cortile con i magazzini per i prodotti
agricoli e le stalle per il bestiame. Aumentando il prestigio della famiglia, la
casa viene trasformata ad imitazione dei palazzetti di città.
Le abitazioni aristocratiche della Sardegna, dunque, offrono un quadro assai vario che va dall'architettura colta a quella popolare, senza disdegnare commistioni e rielaborazioni dovute al gusto ed alla cultura locale. (mlp)