Gaballo,
Marcello, Araldica
Civile e Religiosa a Nardò, Nardò Nostra, 1996, pp. 134, numerose
fotografie ed illustrazioni.
L’autore presenta per la prima volta in maniera organica
gli stemmi e le insegne presenti nella città di Nardò così come si vedono in
chiese, monasteri, palazzi ed abitazioni civili, come esempio di testimonianza
delle vicende civili e religiose della città nel corso dei secoli.
Nell’interessante pubblicazione traspare chiaramente la
passione per l’araldica dell’autore che traccia varie chiavi di lettura e
raffronta collegamenti con i vari campi della scienza e dell'arte; egli scrive:
“il rinvenimento di un qualsiasi stemma si é rivelato ed è di notevole
importanza, dato che la sua conoscenza é 1' unico mezzo a nostra disposizione
per collocare gli oggetti nel tempo, per ritrovarne il committente o i
proprietari successivi, per ricostruire la storia e le vicissitudini. Nel caso
di un oggetto o di un monumento ornato da più stemmi appartenenti a personaggi
diversi, é possibile raggiungere una datazione estremamente precisa, mediante
la comparazione delle date di nascita, di matrimonio, di inizio del regno e di
decesso dei personaggi in causa”.
Il Libro inizia con una interessante,
chiara ed essenziale introduzione
all’araldica [cenni storici, cosa sono le armi e gli scudi, come è fatto
uno stemma, gli smalti, le divisioni dello scudo (le partizioni, le pezze
onorevoli), come si descrive uno stemma (la blasonatura), le armi composte, gli
elmi, le corone, i copricapi ecclesiastici].
Segue la parte I - araldica civile dove sono elencati gli stemmi (sia in
fotografia che in disegno con relativa descrizione araldica) delle seguenti
famiglie: Acquaviva, Aprile, Arachi, Biscozzi, Bonvino, Caputi, Carignani –
Carignano, Chiodo, Colucci, Costa, De Castelli – De Castello, Dell’Abate,
Dell’Antoglietta – De Nantolio, Della Porta, Della Ratta, De Ruggeri – De
Rogerio, Delli Falconi, De Michele, De Michele, De Noha, De Nuccio, De Pandi, De
Pantaleonibus, De Raho, De Vito, Fumarola, Giovinazzi, Giannelli, Giulio,
Gaetani, Granafei, Longo, Manieri, Manieri Elia, Maremonti, Margherito, Massa,
Megha, Montefuscoli, Moresco, Nociglia, Pagano, Personé, Pignatelli, Sambiasi,
Sangiovanni, Sanseverino, Securo – Sombrino, Tafuri, Tisi, Venturi, Vernaleone,
Vetrano, Zuccaro; concludono il capitolo lo stemma della Provincia di Lecce
(rilevato da una antica stampa) e lo stemma della città di Nardò (ricavato da
monumenti).
La parte II – araldica religiosa presenta un utilissimo e prezioso
studio dell’ araldica episcopale dalle origini ai nostri giorni con brevi
cenni biografici sui 44 vescovi e la relativa descrizione araldica dei loro
stemmi (tra i quali compare quello di papa Alessandro VII che fu il XIX vescovo
di Nardò); seguono gli stemmi di tre papi: Leone XIII (dipinto sul lato
sinistro del coro in Cattedrale), Giovanni Paolo II e Benedetto XIII (scolpito
sul prospetto della Cattedrale); e quelli relativi all’araldica monastica
(Agostiniani Scalzi, Carmelitane Scalze, Carmelitani Calzati, Domenicani, Ordine
Francescano, Minimi Riformati di S. Francesco da Paola; concludono infine il
capitolo gli stemmi della Confraternita di S. Giovanni Battista e della
Confraternita di S. Giuseppe Patriarca. Completano l’opera una appendice dove
si presentano 15 stemmi da identificare, un Glossario dei termini araldici e la
Bibliografia.
Sebbene l’autore giudichi il suo
operato con una certa modestia (“al di là
di qualsiasi pretesa di completezza, il sintetico lavoro che presento vuole
essere innanzitutto una semplice opera di divulgazione, forse di diletto, frutto
di uno studio appassionato e paziente, che non poteva prescindere dalla
consultazione di numerosissimi testi che trattano dell'argomento, attingendo
spesso agli ottimi e benemeriti studiosi che si sono occupati e si occupano di
araldica e di storia patria”); dobbiamo sottolineare che l’opera
costituisce un completo ed appassionato excursus sull’araldica di Nardò, sino
ad oggi sconosciuta, che si può inserire degnamente fra similari studi già
realizzati in tante città europee che ormai da decenni hanno saputo valorizzare
e divulgare la loro araldica, attirando turisti e favorendo gli studi sulle
storie locali, con l’indiscusso risultato di stimolare la ricerca scientifica
e favorire lo scambio fra i cultori delle scienze documentarie della storia.
Restiamo con interesse in attesa della prossima fatica annunciata dell’autore: “Nardò Nobilissima, famiglie nobili e vicende neritine”. (mlp)