Di
Donato, A., La sfragistica comunale in Abruzzo prima dell’Unità d’Italia,
Pescara 1994 - Edizioni Tracce (v. Vittorio Veneto 47 - 65123 Pescara) - Lit.
45.000
Sia per l’affetto che nutriamo verso
questa misconosciuta e bella regione, sia per i suoi pregi intrinseci, questo
libro ci ha lasciato nella mente e nel cuore molto di più di quanto lasci
pensare il titolo.
Si tratta del frutto delle ricerche
d’archivio condotte dall’Autore, uomo di cultura e sigillografo per
passione, il quale con modestia ritiene di aver posto solo “la prima pietra
nel campo della sfragistica comunale dell’Abruzzo” (pag. 121), mentre in
realtà ha eretto un vero e proprio monumento in formato tascabile. I sigilli di
383 fra comuni, ex comuni e frazioni delle quattro provincie abruzzesi sono
riprodotti, schedati, descritti e (quando serve) commentati, ognuno in una
pagina; l’insieme è diviso per provincia, ed all’interno di ognuna in
cinque gruppi basati sull’aspetto della figura (topografica, agiografica,
parlante, con fauna o flora, varia).
Nelle 88 pagine di testo effettivo, l’Autore parla del sigillo delineandone prima una breve storia, poi un profilo pratico (natura, forme ed usi), sempre con occhio attento ai frutti delle sue ricerche e quindi alla realtà storica abruzzese.
Il testo è una miniera di notizie e
di rimandi culturali basati sui sigilli civici abruzzesi, adottati in epoca
tarda (verso il XVI secolo) e, con l’unità d’Italia, privati delle proprie
doti grafiche al pari degli altri sigilli pubblici preunitari.
La lettura di queste pagine sarà
utile ai cultori di diverse discipline: sfragistica, araldica, agiografia,
storia locale. Del tutto meritato è l’insolito onore di due introduzioni: la
prima, a firma di Luigi Borgia, riassume la storia della sfragistica ed i
relativi studi sviluppati a partire dal XVII secolo, epoca in cui nacquero i
primi utili corpus di immagini, più leggibili e disponibili delle matrici in
originale (filone in cui questo libro si inserisce a pieno titolo). La seconda
(a cura di R. Colapietra) verte sulla storia dei paesi citati nel libro nel
quadro dei rapporti tra usi, tradizioni, feudatari e patroni da una parte, ed i
sigilli dall’altra.
Nel testo, si segnala a pag. 54 la
curiosa vicenda della città-stato di Senarica, alleata addirittura di Venezia
che la considerava “serenissima sorella”: nonostante le infime dimensioni
(mezzo migliaio di persone, sparse fra due villaggi) la minuscola entità
fondata dalla regina Giovanna I d’Angiò sopravvisse alle burrasche della
storia per 350 anni. Particolarmente interessante è anche il paragrafo dedicato
alle iscrizioni che accompagnano i sigilli presentati.
La parte più gustosa del lavoro
rimane comunque la lunga serie di riproduzioni di sigilli, quasi tutti in
“negativo” (con bordi e legende bianche su sfondo nero), ognuna delle quali
è accompagnata dal nome dell’ente titolare, dalla chiarificazione della
legenda, dalla citazione della fonte di archivio da cui è stata desunta, dalle
dimensioni, dalla descrizione dell’impronta e, quando serve, da brevi note a
commento di eventuali particolarità. Fra i sigilli recanti immagini araldiche
si
segnalano quelli del comune di Chieti
(pag. 233), di Vasto (pag. 268, molto bello e ben riprodotto), de l’Aquila
(pag. 337, risalente al 1522) e di Scoppito (pag. 413, identico all’attuale
stemma), oltre ai numerosi sigilli riproducenti gli emblemi dei Borboni e del
Murat.