Gruppo Archeologico Superequano (a cura del) -
Blasonario subequano - Sulmona 1994 – pp. V + 75 + XXI - Lit. 20.000
L’utilità di questo lavoro è
palese fin dal titolo: si tratta del censimento puntuale e commentato degli
stemmi esistenti nei comuni della abruzzese Valle Subequana (Secinaro, Gagliano
Aterno, Castelvecchio Subequo, Molina Aterno, Castel di Ieri, Goriano Sicoli),
già compresa nell’antica contea di Celano. Il compiacimento per questa
lodevole iniziativa corale del locale Gruppo Archeologico si perfeziona nel
fatto che si tratta dell’esito scritto di una mostra, di analogo titolo, da
esso organizzata nel 1994 nel complesso di Santa Maria delle Grazie a Gagliano
Aterno: un duplice evento positivo per la scienza araldica, oltretutto
incentrato su un territorio vergine di studi. Il nostro plauso non può essere
che totale.
Il lavoro si sostanzia in 73
rilevazioni di stemmi, 59 dei quali riprodotti in buone foto in b-n (altre dieci
sono panoramiche dei siti oggetto delle rilevazioni). Le schede redatte per ogni
rilevazione si dipanano per 40 pagine: ogni scheda indica città, sito,
identificazione proposta, descrizione del manufatto (nella quale è compreso il
blasone dell’arma), e note storiche di ampio respiro. La schedatura appare di
di buon livello, anche perchè fondata sulla metodologia suggerita nel convegno
dell’A.I.H. del 1987: l’esito globale è soddisfacente, benchè si sia
adottata una terminologia blasonica a volte incerta o stentata; è però
inaccettabile la mancata indicazione dei colori per evitare i problemi legati a
sbiadimenti e alterazioni, mentre è apprezzabile la descrizione esatta dei
timbri anzichè la generica indicazione di carica o titolo ad essi pertinenti.
L’intero testo evidenzia, inoltre, come gli edifici religiosi siano spesso
vere e proprie raccolte vive di stemmi.
In alcuni casi, alla descrizione dello
stemma d’una famiglia si aggiunge il blasone citato dallo Spreti o dal
Crollalanza: la ricerca ne viene di certo arricchita, ma lo sarebbe stato ancor
più se l’aggiunta non fosse stata totalmente acritica, e soprattutto se si
fosse evitato di citare blasoni troppo diversi dalle foto rilevate (come il n°
60, Pasquali).
A p. 3 si afferma che il censimento
oggetto di questo lavoro è una “metodologia nuova” per la “ricomposizione
della storia locale”: per noi che da lustri la utilizziamo nei nostri archivi
araldici personali è il metodo di ricerca storica più rispettoso e attento,
oltre che il modo migliore per dimostrare che l’araldica è una scienza
documentaria fra le più valide. La premessa giustamente sottolinea pregi e
difetti delle rilevazioni araldiche “dal vivo”: i pregi consistono nella
longevità materiale e nel potere documentale, i difetti nelle carenze
epigrafiche e nelle difficoltà di lettura e attribuzione. Per questi ultimi, si
è svolta una ricerca storica a più livelli che ha permesso una riduzione
drastica degli anonimati, purtroppo non totale né priva di perplessità (vedi i
numm. 47 e 67, dati come Angiò sia pure in forma dubitativa, ed il n° 29, dove
un crescente montante racchiudente una stella di otto raggi è dato per
Piccolomini). Dobbiamo poi lamentare che la rilevazione non è totale, essendo
quasi circoscritta a stemmi scolpiti o incisi (70 su 72): ad esempio, mancano
proprio i 9 stemmi dipinti nel complesso di Santa Maria delle Grazie a Gagliano
Aterno, sede della mostra predetta!
Queste lacune sono però compensate
dall’utile identificazione di stemmi appartenenti alla piccola nobiltà
locale, e dalla scoperta di relazioni con fatti e famiglie di maggior respiro:
Barberini, Colonna, Piccolomini, per tacere delle grandi dinastie sovrane,
godono di non poco spazio. L’esiguità dell’ambito geografico non impedisce
di rilevare begli esempi grafici e artistici (vedi il n° 39, Pietropaoli,
scultura lignea in San Francesco a Castelvecchio Subequo; i numm. 37 e 37bis,
Berardi, ibidem).
Le schede sono precedute da 12 pagine
di introduzione crono-artistica, 8 di trattazione storica locale (interessanti
le pp.15÷18, ove si riporta una lettera del XVII secolo nella quale viene
ricostruita la storia di Celano), e 3 di introduzione araldica (piuttosto
generiche, con terminologia andante, ed eccessiva attenzione verso la lettura in
chiave metaforica delle figure araldiche), e sono invece seguite da 5 pagine di
termini blasonici, zeppe di citazioni simbolistiche, elencanti 39 voci presenti
negli stemmi schedati (ma manca il tosone dei Tesone), a volte desueti
(“capriolo” anzichè “scaglione”) o incompleti (il monte è dato solo a
tre cime), e senza le partizioni (troncato, ecc.).