Malacarne, Giancarlo. Araldica gonzaghesca. La storia attraverso i simboli - Edizioni Il
bulino (via N. Sauro 1, 41100 Modena). Modena 1992, pp. 269. Lit. 90.000
Fra i molti fermenti che vanno
movimentando la provincia di Mantova, quelli di matrice culturale (notevoli per
quantità e qualità) purtroppo non riescono ad avere la meritata risonanza. Uno
di essi, svoltosi fra il capoluogo ed il Palazzo Ducale di Sabbioneta, si
concretizza in una mostra dal titolo “Araldica gonzaghesca”, dove si
ammirarono molte, belle ed a volte rare testimonianze araldiche, in base alle
quali vennero ricostruite le principali vicende storiche della famiglia Gonzaga.
Questo piacevole volume ha titolo
identico a quello della mostra, e come essa è stato curato da Giancarlo
Malacarne il quale, nella sua fatica cartacea, ha modo di evidenziare le proprie
doti di ricercatore e di divulgatore: il libro è ricolmo dei dettagli e dei
particolari che gli spazi della mostra (peraltro godibile e doviziosa) gli
impedirono di sottolineare a dovere.
Libro e mostra presentano, com’è
ovvio, molti aspetti in comune; oltre a quelli più evidenti (le fonti
iconografiche, archivistiche o edite, i disegni dell’Autore, ecc.), vi è il
desiderio iniziale di scrivere la storia attraverso l’araldica. Parlare del
libro in termini diretti sarebbe facile, ma si cadrebbe nella retorica; proviamo
quindi a definirlo indirettamente per quello che non è.
Non è un libro limitato ai Gonzaga,
perché tratta della famiglia nell’alveo delle vicende storiche mantovane,
italiane ed europee. Non è soltanto un libro di araldica, perché le 258
illustrazioni e le 269 pagine coinvolgono arte, archivistica, sfragistica,
diplomatica, in parte la numismatica e persino la filatelia, il tutto con
vivacità di colori e facilità di esposizione condite, quando serve, dai
necessari tecnicismi. Non è un’opera per araldisti iniziati, perché si offre
come mezzo di consultazione per tutti. Non è tuttavia un manuale: il taglio con
cui è confezionato è quello delle migliori ricerche storiche.
Il libro ha lo stile del suo Autore:
dovizioso nei riferimenti, facile da seguire, preciso in tutto. L’impianto
iconografico è degno di nota, soprattutto per i coloriti disegni del Malacarne,
e per le tante foto di sigilli, pergamene e testimonianze artistiche, tutte di
grande utilità nell’accompagnare la parte scritta, ed in buona parte inedite.
Il testo si propone anche quale forma
di iniziazione all’araldica; l’Autore non sale in cattedra e porge la mano
al lettore, con un garbo che mira a farsi intendere a dovere, e riesce nel suo
scopo, rendendo così un ottimo servizio sia al lettore che all’araldica.
Le ricche citazioni, molte delle quali
tratte direttamente dagli archivi mantovani (che Malacarne conosce a menadito),
testimoniano la seria impostazione dell’opera, nata parallelamente alla mostra
e non come sua appendice cartacea: entrambi sono il frutto di sei anni di
paziente lavoro e di tenaci ricerche. L’Autore, con la precisione che gli è
propria e con la modestia del ricercatore puro, dà il dovuto rilievo ai
contributi che, nel corso del tempo, ha ricevuto da amici e studiosi. In tempi
come gli attuali, poi, dove l’obiettività è spesso un dimenticato
accessorio, merita menzione la serena disamina del Malacarne sulle colpe di
Federico Gonzaga, protagonista negativo nelle vicende d’armi che precedettero
il Sacco di Roma da parte dei lanzichenecchi imperiali nel 1527.
Il lavoro si snoda su più capitoli,
vincolati al susseguirsi dei principali personaggi della famiglia Gonzaga; un
meritato posto a parte va a Vespasiano Gonzaga Colonna, principe e “padre”
di Sabbioneta, la cui vicenda storica ed umana è delineata con accurata
sensibilità. Degne di nota le parti sullo stemma civico di Mantova e sulle
principali parentele dei Gonzaga, in particolare sui Paleologo e sui rapporti
col Monferrato.