Ferri, Fabrizio. Ordini
Cavallereschi e Decorazioni in Italia. Edizioni Il Fiorino (Via Curtatona
5/G, Tel e Fax 059.281577). Modena. 1995, pp. 320. Lire 130.000.
L’autore, da vari decenni apprezzato studioso della materia, ha dimostrato ancora una volta la sua competenza realizzando questa pubblicazione, rivolta sia agli studiosi che al grande pubblico, che è in sintesi un organico e allo stesso tempo dettagliato studio storico e informativo, su di una materia complessa e di non facile reperibilità.
Ferri si fa narratore di facile comprensione sia per i dettagli relativi ai vari Ordini che per gli incroci dinastico-militari, rendendo il volume interessante e di gradevole lettura, senza dimenticare, con il giusto rilievo, l’opera cristiana e sociale svolta tuttora da taluni Ordini religiosi e civili, che attesta l’attualità, la concretezza e l’utilità della loro esistenza.
Scopo della pubblicazione è mostrare
come gli Ordini cavallereschi non rappresentino “... un perpetuarsi
antistorico di orpelli e riti, ma una trasformazione già in atto, destinata a
porsi al servizio dell’umanità sofferente e a costituire un impegno per la
diffusione della cultura, la salvaguardia delle tradizioni e la difesa e la
continuità dei valori civili e religiosi”. Il testo è ricco di splendide
illustrazioni e completo di tutti gli Statuti degli Ordini trattati, contenenti
le idee guida e le aspirazioni di ciascuno di essi.
L’opera, frutto di un serio ed alacre lavoro di seria ricerca, inizia con la seguente prefazione: «L’argomento trattato può sembrare a prima vista “unusual”, come direbbero gli americani, ma i secoli non hanno mutato l’essenza dell’uomo, con le sue debolezze, le sue aspirazioni le sue ambizioni. Una croce di Cavaliere, malgrado le nuove filosofie demolitrici dello spirito ed esaltatrici della materia e dell’opportunismo, rappresenta l’orgoglio, cioè, come scrisse Schopenhauer, “la posseduta convinzione del nostro valore superiore, in qualsiasi senso.” Napoleone I, “il più superbo genio d’azione che sia mai esistito”, a proposito delle decorazioni in genere, nel maggio 1802 pronunciò davanti il Consiglio di Stato queste parole: “sfido a mostrarmi una repubblica antica o moderna che non usi onorificenze o distinzioni. Si dice che esse siano miraggi illusori. Ebbene è con questi che si governano gli uomini. Io non pronuncerei simili parole in un pubblico discorso; ma in un consiglio di saggi e di uomini di Stato, tutto deve essere detto”. In Europa, tolta la Svizzera, non vi è paese che non usi onorificenze e distinzioni, anzi queste erano maggiormente accentuate proprio negli Stati socialisti dell’Est europeo dove esisteva una gerarchia singolare basata sulla divisione dell’Ordine in gradi o classi, senza alcun titolo determinato. L’evoluzione degli Ordini cavallereschi, per i quali ancora si parla di religiosi, civili, militari, e di merito, con significati diversi, è andata di pari passo con la trasformazione statutaria delle singole nazioni, per cui gli stessi hanno ancor un ruolo importante da svolgere nel contesto umanitario. Inoltre tutte queste Istituzioni rappresentano l’incancellabile desiderio dell’uomo di veder riconosciuti i propri meriti per servizi resi al Paese, alla Chiesa o alla collettività. Come disse il Pontefice di Santa memoria, Pio IX, “... gli animi e gli intelletti degli uomini per avviarsi sul sentiero della virtù e della giustizia, per coltivare con ingegno le arti belle e per compiere gesta specchiate più alacremente, sono spinti dalla gloria delle onorificenze e degli encomi...” È trascorso più di un secolo dal Breve di Pio IX, ma il concetto non è cambiato: l’uomo nella odierna società è figlio delle proprie azioni, il merito è tutto».
Poi l’autore traccia la storia degli
Ordini cavallereschi in Italia, iniziando da quelli della Repubblica (O. della
Stella della Solidarietà Italiana; O. Militare d’Italia; O. al Merito della
Repubblica Italiana; O. al Merito del Lavoro; O. Militare di Vittorio Veneto) e
proseguendo con quelli di collazione diretta della Santa Sede (O. Supremo del
Cristo; O. dello Speron d’Oro o Milizia Aurata; O. Piano; O. di S. Gregorio
Magno; O. di S. Silvestro Papa) e subcollazione (O. Equestre del S. Sepolcro di
Gerusalemme; O. Teutonico di S. Maria di Gerusalemme). Continua con il Sovrano
Militare Ordine di Malta e l’Ordine Cavalleresco al Merito Melitense e gli
Ordini Equestri della Repubblica di San Marino (O. Civile e Militare di S.
Marino; O. Equestre di S. Agata).
L’autore non poteva certo
dimenticare gli Ordini Dinastici, rappresentati da quelli della R. Casa di
Savoia (O. Supremo della Santissima Annunziata; O. dei SS. Maurizio e Lazzaro;
O. Civile di Savoia; O. al Merito Civile di Savoia); R. Casa di Borbone Due
Sicilie (Insigne R. Ordine di S. Gennaro; S.M.O. Costantiniano di S. Giorgio);
I. e R. Casa Asburgo Lorena di Toscana (S.M.O. di S. Stefano di Toscana; O. del
Merito di S. Giuseppe di Toscana).