Marchi, P. (a cura di). I blasoni delle
famiglie toscane conservati nella raccolta Ceramelli-Papiani. Istituto
Poligrafico e Zecca dello Stato. Roma. 1992, Pagg.XXI+580. Lire 70.000
Questo volume, quinto della collana “Sussidi” delle
Pubblicazioni degli Archivi di Stato (distribuito dall’Istituto Poligrafico e
Zecca dello Stato) trae spunto da una cospicua raccolta araldica conservata
all’Archivio di Stato di Firenze, quella di Enrico Ceramelli Papiani
(1896/1976), figura di nobile studioso che, per circa quarant’anni, ricercò e
catalogò gli stemmi sparsi per la sua Toscana, territorio notoriamente prodigo
di testimonianze araldiche.
Poco prima della scomparsa, egli lasciò all’Archivio il
frutto del suo appassionato impegno, costituito da 7906 fascicoli ognuno
dedicato ad una famiglia storicamente rilevante, e contenente l’arma, note di
genealogia ed appunti vari (fra cui schizzi, prospetti e piante di edifici con
la localizzazione degli stemmi rilevati). Questo volume è un primo repertorio
di quell’immensa miniera archivistica, e contiene un accurato indice delle
figure comprese in tutti gli stemmi citati dal Ceramelli-Papiani: primo passo
per rendere disponibile la mole di dati di quel grande archivio, è un libro
compreso a pieno titolo nel filone dei repertori araldici che, nati per dar modo
di identificare stemmi sconosciuti e anonimi, iniziarono ad essere redatti fin
dal XIII secolo.
Il Ceramelli-Papiani non ebbe pretesa d’universalità
come invece (per esempio) il Cartari-Febei o il Renesse, e si limitò ad una
regione ben definita: ciononostante, l’impresa di inventariare tutti gli
stemmi di una regione come la Toscana è cosa di proporzioni titaniche, e
purtroppo qualche stemma è sfuggito anche al Ceramelli-Papiani. Mancano difatti
le armi del podestà Rainaldo Fungari (in carica a Buonconvento [SI] nel 1496,
come testimonia la lapide sulla facciata del locale Palazzo pubblico), e di tale
Giovanni de Valentino (citato in un affresco, datato 20 dicembre 1508,
all’interno della chiesa di Santa Maria a Sovana).
L’ultima parte del volume costituisce quasi un trattato
araldico a sé stante, formato da 45 pagine di dizionario blasonico commentato,
cui segue una lunga serie di disegni esemplificativi dei termini predetti.
L’efficacia di tali disegni viene però penalizzata dal totale disordine
alfabetico in cui giacciono, peggiorato dalle legende redatte a mano; due
sciatterie irrispettose verso il lettore. Era davvero tanto faticoso ordinare i
disegni, dopo averne dattiloscritto le didascalie? Per fortuna che le 45 pagine
scritte del dizionario, piane ed accessibili, salvano il tutto.