Corpo della Nobiltà Italiana (a cura del), Elenco Nobiliare Sardo, Carlo Delfino Editore, Via Rolando 11a, 07100 Sassari (telef. 079.237569), pp. 253 con illustrazioni B/N nel testo. Sassari. 1993. Lire 75.000 (edizione lusso Lit. 100.000).

Questo libro, dall'eleganza sobria e dall'accurata veste grafica, è frutto delle cure dell'Associazione Araldico Genealogica Regionale della Sardegna, una delle 14 Associazioni che formano il Corpo della Nobiltà Italiana, supplente dello Stato nel continuare idealmente l'opera della soppressa Consulta Araldica del Regno. I1 C.N.I. venne riconosciuto ufficialmente il 12.11.1961 da Umberto II di Savoia: non si tratta, quindi, di un istituto privato sorto con fine di lucro, ma dell'erede di una pubblica istituzione, dedicato alla ricostruzione documentale ed alla rivalutazione storica della nobiltà.

Occorrerebbero molti libri come questo per tornare a divulgare la scienza araldica con serietà e senza pregiudizi, e si confida che presto le altre Associazioni Regionali del C.N.I. possano imitare l’esempio sardo. L’”Elenco" è strutturato in un impianto schematico, privo di fronzoli e dipanato in 155 famiglie ordinate alfabeticamente, oggetto di apposita rilevazione dalla detta Associazione che ha così aggiornato l'elenco nobiliare ufficiale della Consulta Araldica, fermo al 1933. Di ogni famiglia viene dato il disegno dello stemma, la provenienza, la dimora attuale, i titoli goduti ed i relativi estremi di concessione, il blasone, la genealogia divisa negli eventuali rami. Quest'ultima è fin troppo essenziale, data la pudica eliminazione delle date, ma è legnosa come tutte le genealogie non schematizzate in forma di "albero", ed avrebbe molto guadagnato da una grafica diversa e più mossa. I blasoni sono ottimi, fluenti, tecnicamente ineccepibili, una delle cose migliori del libro, e testimoniano la cura e la validità dei metodi usati dal C.N.I. I disegni sono efficaci, e mostrano un corretto uso dei tratteggi araldici: peccato però che i costi non abbiano consentito l’uso del colore. Alcuni di essi sono direttamente tratti (con pregi e difetti) dallo Spreti, altri sono originali e di taglio moderno, ma con alcune ingenuità o imprecisioni: a p. 42, la busta da lettere dalla prima arma Cardia è stata resa con tanto di recapito e francobollo; a p. 165, il blasone del 4° quarto dei Sequi dice il contrario di ciò che il disegno mostra.

Passando in mezzo a storia e curiosità (a p. 33 è citata la famiglia Berlinguer, a p. 163 la famiglia Segni, della quale fa parte Mariotto: nobiltà politicizzata vecchia e nuova), giungiamo a p. 239, dove tre saggi sulle tradizioni e sulle concessioni della nobiltà sarda illuminano sui giustificati e radicati legami della Sardegna col regno di Spagna, e con la sua scienza araldica. Da segnalare a caratteri cubitali, a p. 197, gli "Elementi di araldica" del N.H. conte Paolo Renier, stampato per concessione della Associazione Nobiliare Regionale Veneta, utile trattatello introduttivo all'araldica. Un vero e proprio vademecum, che pur rielaborando testi noti ha grande attenzione verso il lettore italiano, espone molti dati in poco spazio con somma chiarezza, e fornisce esempi in abbondanza. Un gioiello che meriterebbe maggior divulgazione, e magari una veste a colori.

Dello stesso Editore citiamo la seguente opera, che può rivestire interesse per il lettore: - B. Fois - Lo stemma dei Quattro Mori, breve storia dell'emblema dei  Sardi - pagg. 48 con 39 illustrazioni - ediz. 1990 - Lit. 8.000. (Maurizio Carlo Alberto Gorra)

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