Lapeyre., H., Le monarchie europee del XVI secolo. Le relazioni internazionali, Mursia Editore. Milano. 1994, pp. 320. Lire 45.000.
Questo libro prende in esame un periodo storico articolato,
complesso e foriero di conseguenze verso il futuro, quel XVI secolo così
lontano e così moderno nel quale, tra l'altro, "dal punto di vista
economico le banche aumentano il loro volume d'affari, e si hanno ampie
speculazioni, e la stessa amministrazione delle finanze subisce profonde
trasformazioni"
Al pari degli altri titoli della collana "Nuova Clio",
nella quale è compreso, anche questo volume è diviso in tre parti
(nell'ordine: fonti e bibliografia; stato attuale delle conoscenze; problemi ed
indirizzi di ricerca). Nella prima, le 12 pagine iniziali riassumono le maggiori
raccolte archivistiche europee, ovviamente prescelte sulla base del tema del
libro, ma la cui elencazione può rivelarsi utile anche per altri generi di
indagini storiche. Le seguenti pp. 47 contengono una bibliografia di pari
estensione socio-geografica, con centinaia di titoli dalle medesime potenzialità.
Nella seconda parte viene affrontato il nocciolo
dell'argomento proposto: le relazioni fra le diverse monarchie europee del XVI
secolo. Va da sè che qui la storia nobiliare trova ampio spazio: lo studio dei
rapporti di forza fra le singole organizzazioni statali europee, nonché
all'interno di ognuna di esse, implica l'esame degli aspetti sociali, economici
e monetari coi quali veniva estrinsecandosi il potere. L'agile compendio storico
che viene dipanato in queste pagine chiarifica il concatenarsi delle vicende
sociopolitiche nell'Europa del XVI secolo. L'Autore ha qui effettuato una scelta
coraggiosa, decidendo di parlarci dei fatti: così facendo ci permette di meglio
valutare le sue deduzioni e le sue conclusioni le quali, se private dei moventi
che le originano, ci sarebbero potute apparire immotivate.
Questa scelta rende apprezzabile il lavoro per la sua
chiarezza e accuratezza, e solo in apparenza lo rende scolastico o scontato.
Cos'è in fondo la storia, senza i fatti? Questa seconda parte meritava però
ben più dello scarno apparato iconografico di cui è dotata (l'unico
dell'intero libro): sei cartine di altrettante zone europee, la cui qualità non
agevola affatto la comprensione visiva di ciò che il testo va narrando.
Sempre nella seconda parte, la traduzione italiana propone
alcune perle che non possiamo non sottolineare: a pagina 91 l'eredità lasciata
alla sua morte dall'abile Enrico VII d'Inghilterra viene quantificata in oltre
un milione di sterline in gioielli, denaro e "stoviglie preziose" (ma
non saranno stati "oggetti preziosi"?), mentre a p. 116 si afferma che
i mercanti genovesi conducevano un "treno di vita" analogo a quello
dei nobili (e il povero "tenore" che fine avrà mai fatto?). Al di là
di questi aspetti formali, va invece segnalato il quadro politico dell'Italia
cinquecentesca che, da p. 112, l'Autore (francese) rende con serena obiettività.
Nella terza parte si segnalano, da pagina 258, gli studi
sulla pubblica amministrazione. In particolare, meritano particolare menzione le
considerazioni generali sulle finanze (p. 264) e quelle sul credito pubblico e
sulla politica finanziaria (p. 268), mentre la scatenata traduzione fa ancora in
tempo a sostenere che (p. 290) la poliforme vita di Carlo V fu senz'altro
"una carriera fuoriserie". (Maurizio Carlo Alberto Gorra)