Roascio. A , Arte vetraria e nobiltà, Cengio. 1995, pp. 25, con illustrazioni nel testo. S.I.P.

Questo piccolo stemmario locale è nato, come afferma l'Autore nell'introduzione, a seguito delle ricerche compiute per risalire alle origini della nobiltà delle sedici famiglie artefici della Società Artistico Vetraria di Altare (SV). Esse diedero vita ad un ceto che si inserì nel filone della nobiltà cosiddetta "di corporazione", che tanti esiti felici e famosi ebbe soprattutto nell'Italia centrale, e che in questo angolo di Liguria si riverberò nelle forme qui documentate.

Un fenomeno analogo avvenne anche nella veneta Murano, i cui vetrai furono compresi, agli inizi del XVII secolo, in un apposito Libro d'oro che ne citava i nomi, al fine di preservare nel tempo la qualità della loro arte. Per i maestri di Altare, invece, la condizione nobile non sfociò mai in un Libro di analoga concezione (che tanto avrebbe significato per la scienza araldica contemporanea), ma si limitò al diritto-dovere di esercitare un potere pubblico in ambito locale.

Benché si tratti di uno stemmario sotto tutti i punti di vista, l'Autore non ha ritenuto di riportare in questo lavoro le descrizioni blasoniche dei singoli stemmi, affermando che esse compaiono in alcuni testi citati nella nota bibliografica. Tale scelta ci appare immotivata, tanto più che gli stemmi sono riprodotti con disegni che non brillano per chiarezza e leggibilità: se è accettabile che l'Autore non se la sia sentita di affrontare l'arte del blasone, è invece incomprensibile il motivo per cui ci abbia privato di quel che altri hanno fatto in merito.

I1 testo nasce dalla fusione di fonti archivistiche (locali e non) e di dati forniti da istituti genealogici: l'insieme risulta sghembo, vista Ia certezza delle prime e l’eatorietà delle seconde.

Per fortuna l'Autore ha scansato gli spacciatori di stemmi a buon mercato che ci assillano quotidianamente da ogni dove, e si è rivolto a Istituti di comprovata serietà i quali, però, non sono il toccasana per dipanare  matasse storiche che trovano luce soprattutto da fonti locali. I1 testo denota infatti incertezze e carenze nel collegare la famiglie di Altare con quelle del resto d'Italia individuate dalla ricerca genealogica.

Peccato inoltre che non si specifichi la fonte dei sedici stemmi riprodotti a colori: si tratta degli affreschi d'epoca della Sala delle assemblee nella fornace di Altare, o di altri reperti conservati in qualche ambiente della capitale ligure del vetro? Le presenti osservazioni non intendono essere una critica sterile, ma un pungolo affinché un'auspicata nuova edizione di questo lavoro possa essere ampliata e perfezionata; nel rado panorama dell'editoria araldica italiana, questo libriccino utile ed interessante apre difatti  un gradito e atteso spiraglio di conoscenza su una delle numerose "nicchie" del vasto e ricco mondo araldico minore italiano, troppo spesso trascurato e sottostudiato. (Maurizio Carlo Alberto Gorra)

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