La vite e
il vino nell’araldica civica italiana, A cura di
Bocelli, S. G. Pagnini Editore, P.zza Madonna degli Aldobrandini, 7,
50123 Firenze (telef. 055.293267). Firenze. 1995, pp. 112, con 108 disegni nel
testo. Lire 25.000.
Il vino, com'è noto, si presta ai
connubi più impensati, e con la pubblicazione di questo libro adesso può
vantare anche quello con l'araldica. L'Autore è l'appassionato animatore del
Centro Studi Vite e Vino di Montespertoli, una vivace associazione che estende i
suoi interessi anche al materiale collezionistico di ogni tipo inerente alla
bevanda di Bacco.
Quest'interessante stemmario comprende
le armi di città italiane che, in una qualunque loro parte, abbiano almeno un
elemento legato all'enologia (viti, grappoli, coppe, bottiglie, ecc.).
Nella premessa l'Autore precisa che il
lavoro non ha pretese scientifiche, ma si limita a raccogliere stemmi civici
legati da un comune denominatore; inoltre, poiché nella stesura sono stati
coinvolti i Comuni titolari degli stemmi e le relative burocrazie, ricevendo
risposte alquanto variegate (o essendo ancora in attesa di riceverle), egli lo
considera non una prima edizione, ma una bozza su cui impostare la stesura
definitiva.
Nonostante tanta prudenza, il lavoro si configura come uno
stemmario in piena regola, e la sua schiettezza "non specialistica" lo
avvicina a molte raccolte araldiche manoscritte del Medioevo e del Rinascimento;
in 95 pagine effettive di testo si citano 106 città, su ognuna delle quali si
fornisce una scheda con: disegno in b-n dello stemma (fatti da mani diverse, di
livello estremamente altalenante); descrizione blasonica o, più spesso,
citazione degli elementi più appariscenti o collegati col tema del lavoro;
spiegazione degli elementi citati, con particolare ed ovvio rilievo alle parti
enologiche; altre citazioni storico-geografiche, economiche o comunque utili per
inquadrare le vicende del Comune e, spesso, per spiegare lo stemma. I disegni
risentono dell'eterogeneità delle fonti; sarebbe bello che un'unica mano li
rifacesse tutti, e con i colori resi almeno con i tratteggi araldici, da
brevemente spiegarsi in una succinta premessa araldica che, in linea con la
natura dell'opera, la integri e la affini.
Queste considerazioni non vogliono essere una sterile
critica, ma un pungolo a perfezionare un buon lavoro, come ci testimonia la
bibliografia citata: ben 40 titoli, di cui almeno una dozzina sono senz'altro
raccomandabili per chi vuole interessarsi seriamente di araldica.