AA.VV. (sotto la direzione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali), Il viaggio di Enrico VII in Italia, Edimont Editore, Casella postale 178, 06012 Città di Castello (PG). Città di Castello. 1993, pp. XII più 326. Lire 120.000.

Questo pregevole volume, composto da dieci saggi di studiosi italiani, tedeschi e francesi, prende spunto dal manoscritto relativo alla discesa a Roma dell'imperatore Enrico VII (l"'alto Arrigo" di Dante). La miniatura, un capolavoro del '300 conservato a Coblenza, viene qui studiata dal punto di vista storico, artistico ed araldico. Enrico VII, l'ingenuo e sfortunato conte di Lussemburgo, fu creato re di Germania il 27.11.1308, nella comune opinione che la sua mitezza lo avrebbe reso un signore non troppo ingombrante. Egli passò gran parte del suo breve dominio (3 anni su 5) impegnato a girare l’Italia in un viaggio dai molteplici fini: sfoggio trionfale, trasferta militare, pellegrinaggio a Roma (orfana dei Papi avignonesi), investitura con la corona imperiale, pacificazione dell’Italia tramite nuovi ordinamenti politici. Nel ricevere a Milano la Corona Ferrea il 6.1.1311 (la quale era forse una copia, se è vero che l’originale giaceva in pegno presso un usuraio), e poi a Roma quella imperiale il 26.6.1312, egli cercò di proporsi come il signore “super partes” necessario per pacificare i bollenti spiriti italici. I1 tentativo non gli riuscì, poiché venne invischiato nel ginepraio degli opposti estremismi guelfi e ghibellini, e morì a Buonconvento (SI) il 24.8.1313, mentre vagava per il centro Italia cercando di ricreare quel prestigio che, calandosi nelle beghe nostrane, aveva lasciato incrinare.

Un’accurata e succinta cronistoria del viaggio di Enrico VII e delle sue premesse precede gli altri saggi, fra cui segnaliamo l’esame del manoscritto di Coblenza del suo "Viaggio a Roma", redatto intorno al 1330, riprodotto a colori e commentato, con una ricca analisi dei 258 stemmi dipinti nelle pagine iniziali, e di quelli presenti nelle scene “a fumetto” del manoscritto, visti anche in rapporto al dipanarsi della scena miniata attorno a loro.

Questo studio ha comportato un ostico lavoro di identificazione, che ha fatto tesoro di lavori precedenti emendandone sviste e inesattezze. L'insieme rappresenta un cospicuo saggio sull'araldica dei primordi, ed è corroborato da altri studi su due documenti araldici d'epoca: i Ruoli d'arme di Rivoli e di Torino, entrambi collegati al “Viaggio” enriciano.

II primo è la descrizione di 246 stemmi affrescati nel 1310 nel castello di Rivoli (TO), oggi scomparsi; il secondo è la lista di 119 cavalieri che assistettero all'incoronazione imperiale a Roma, i quali costituivano una parte del suo seguito. I1 volume si conclude con la riproduzione e la trascrizione commentata di 50 documenti archivistici (lettere, atti ufficiali, ecc.) collegati al “Viaggio” ed ordinati in base al susseguirsi delle scene miniate nel manoscritto di Coblenza.

Gli altri saggi vertono sulla parabola di Enrico VII nella storiografia coeva, sulla sua incoronazione milanese, sulla rilevanza della sua figura nell'opera e nell'animo di Dante, su suo fratello Baldovino di Lussemburgo (arcivescovo di Treviri, principe elettore dell'impero, e promotore del manoscritto di Coblenza). 

I1 tutto è corredato da 14 pagine di indici variamente raggruppati per tematica, e da 106 titoli di bibliografia, di cui 51 di araldica e genealogica e 8 di sigillografia, incentrati in prevalenza verso i paesi centroeuropei dai quali mossero l’imperatore e il suo seguito. (Maurizio Carlo Alberto Gorra)

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