Claudio De Dominicis - Giovanna Arcangeli, Lapide di Bartolomea della Tolfa - Appunti Genealogici ed Araldici sulle due Famiglie. Tarquinia. Bollettino della Societa Tarquiniense d’Arte e Storia. 1993.

Questo importante ed interassante studio lo si deve esclusivamente al ritrovamento nel 1992 della lastra tombale con due stemmi in rilievo di Bartolomea della Tolfa, avvenuto durante il restauro del palazzo della Commenda dei Cavalieri di Malta, a Tarquinia. 

Autore della parte storico-genealogica è Claudio De Dominicis che effettua uno studio competente ed approfondito sulla storia della famiglia della Tolfa (Tulfi, Tulfa, Tulphi) attraverso le vicende di quella terra. Nel secolo XIII si conoscono due rami discesi dai primitivi signori, i quali si divisero le proprietà. Ai signori di Tolfa Vecchia (guelfi) andò Sant’Arcangelo; a quelli di Tolfa Nuova (ghibellini), Castel Marinello, Monte Monastero, Civitella e Rota. Il primo atto di dissidio fra i due rami è del 1299-1300; seguirono alcune lotte di parte che causarono nel 1322 l’occupazione del castello dei della Tolfa Vecchia; di questo periodo 1329 è la lapide funeraria di Bartolomea di Giacomo della Tolfa Vecchia, definita romana e ritrovata a Tarquinia. L’autore traccia con competenza ed indagine d’archivio le varie tappe della storia dei due rami della famiglia (estinta nel 1700 con Giovanna della Tolfa che fu madre di papa Benedetto XIII Orsini). 

Nella pubblicazione viene descritta la favola genealogica che vuole questa famiglia discesa dai Frangipane, tanto che spesso si fecero chiamare Frangipane della Tolfa. Personaggio di spicco Vittoria moglie di Camillo Pardo Orsini, conte di Manoppello e marchese della Guardia, rimasta vedova nel 1553 che fece alcuni lasciti immobiliari ai neo costituiti Gesuiti. La famiglia di Guittuccio marito di Bartolomea della Tolfa era quella di Bisenzio (o Bisenti, Bisenzi) che prese il nome dal castello sull’isola detta Bisentina (oggi nel comune di Capodimonte in provincia di Viterbo). Guittuccio di Bisenzio era figlio di Giacomo signore di Montebello ed abbiamo notizie nel 1300 e 1321. 

Fra i figli della coppia si hanno notizie di un Giovanni che fu consignore di Tuscania (1336) e di Pianzano (1338); per la sua attività contro il Pontefice ebbe tolti Pianzano ed i suoi diritti su Montebello (1341). La famiglia di Bisenzo trasferì poi la sua dimora a Orvieto e si estinse sotto il pontificato di Gregorio XVI (1831-1846) con Guido, presidente a Roma del rione Borgo. 

La preziosa parte araldica è svolta da Giovanna Arcangeli che delinea tecnicamente la blasonatura delle armi della lapide: a sinistra Bisenzo, descritta: “Partito d’oro e d’azzurro alla pergola troncata dell’uno all’altro”; a destra della Tolfa, descritta: “di... a cinque fasce ondate di...”. 

L’autrice traccia una completa seppur sintetica nota esplicativa su cosa sia l’araldica affermando che “ogni elemento di un’arma viene così a richiamare origini, parentele, eredità, feudi, dignità, fornendo informazioni a volte indispensabili per lo storico, lo storico dell’arte, il genealogista ecc.”. Segue analizzando l’arma dei Bisenzo, dove abbiamo la “pergola”, ovvero una figura detta “pezza onorevole” assai rara nell’araldica italiana, ma frequente nelle armi gentilizie e civili francesi. 

Nell’arma dei della Tolfa troviamo la fascia, che è pure definita “pezza onorevole”. 

Le fascie ondate in particolare, secondo alcuni araldisti come il Ginanni, sono alzate da famiglie di parte guelfa. 

L’autrice conclude che “la lapide cornetana offre un raro esempio dello stemma dei della Tolfa prima della loro ascesa sociale. 

Di esso non è stato rintracciato alcun esempio nella cittadina di Tolfa, almeno nella parte esterna degli edifici più antichi. 

Nei maggiori repertori di araldica l’arma dei della Tolfa viene citata nella forma che ebbe dopo il trasferimento della famiglia nel napoletano; cioè d’azzurro alla torre d’argento”. (pfdu)

 

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