Lucheschi, Maurizio, I Lucheschi.
Storia, genealogie, documenti, Susegana, 1990, pp. 253.
Maurizio Lucheschi ha voluto redigere una storia della sua
famiglia. Per questo ha condotto una accurata ricerca di atti, documenti di
vario tipo, quali lettere, componimenti scritti da antenati, certificati,
disegni rappresentanti terreni, stemmi, ritratti di personaggi della famiglia,
ordinandoli in maniera opportuna. Ne è uscito un libro di 253 pp.. La lettura
dell'indice ci chiarisce quale sia l'organizzazione del lavoro. Dopo la
premessa, vi è la tavola delle abbreviazioni, che ci indica parte delle fonti
alle quali l'autore ha tratto le informazioni. Veniamo così a conoscere
l'esistenza di un "Archivio Maurizio Lucheschi", che forse era meglio
indicare come "Archivio Lucheschi", poichè ritengo non sia personale,
ma di famiglia. Anche la lettura della "tabula gratulatoria" ci offre
una traccia dei luoghi in cui l'autore effettuò la sua lunga e paziente
ricerca. Si tratta infatti di parroci ai quali è affidata la custodia di
archivi parrocchiali, di direttori di musei, di biblioteche, dell' Archivio di
Stato di Venezia, per la gran parte situati nel Veneto, in particolare nella
zona che va da Oderzo a Conegliano e Vittorio Veneto; in un caso si tratta di un
archivio posto in Emilia, quello della Curia vescovile di Parma. Oltre a
dirigenti e possessori di archivi e di biblioteche, Lucheschi ha preso contatti
anche con privati, abitanti in vari luoghi; per la maggior parte sono persone in
qualche modo imparentate con la sua famiglia, e perciò in grado di offrire
informazioni, nonchè molto probabilmente possessori di documenti utili alla
redazione della storia. La bibliografia, che comprende otto pagine, completa le
informazioni, indicandoci quali sono state le opere consultate. Si tratta di
opere di carattere generale, utili per l'inquadratura della ricerca in maniera
che la storia della famiglia non si isoli eccessivamente, e di opere di
carattere specifico. Molti sono anche anche lavori di difficile reperimento,
come pubblicazioni per nozze.
La famiglia Lucheschi trae origine da un certo Luca
"quondam magistri Petri de Opitergio", di professione "cerdo"
che indica un artigiano di bassa condizione, un ciabattino, ma l'autore lo
qualifica concaipelli, morto intorno al 1517. Ad ogni modo la famiglia compare
già agiata, il fatto che il padre di Luca venisse definito "magister"
ci fa pensare che si trattasse di un artigiano di buona condizione, appartenente
ad una corporazione professionale. L'autore attesta la agiatezza del personaggio
attraverso l'esame degli estimi, dove sono descritte alcune proprietà. La
storia della famiglia continua presentando brevi note biografiche di altri
personaggi, accompagnate dalla trascrizione di documenti, come corredi nuziali,
elenchi di cariche ed altro, che ci aiutano a capire meglio la situazione
economica ed il. modo di vivere.
Alla fine del sec. XVI un Domenico Lucheschi si trovava a
Serravalle dove esercitava il mestiere di "linariol" e dove aumentò
le sue facoltà economiche. Nel sec. XIX un Lucheschi si stabilì a Colle
Umberto, ma è storia dei nostri giorni, quasi cronaca. La narrazione della
storia è intercalata da frquenti alberi genealogici di Lucheschi, ma anche di
famiglie con donne delle quali contrassero matrimoni. I primi ci sono utili per
capire l'intreccio parentale, meglio di quanto non si potrebbe dalla lettura del
testo, i secondi ci permettono di conoscere, almeno in parte, la politica
matrimoniale della famiglia. Attraverso l'esame delle schede e degli alberi
genealogici constatiamo come dalla condizione artigianale la famiglia sia
entrata a far parte della nobiltà. Se nelle prime due generazioni incontriamo
conciapelli e osti, ma anche un Andrea notaio, di cui non conosciamo i rapporti
di parentela con gli altri, nè alcun dato anagrafico, nella seconda generazione
compaiono Pietro di Broccardo e Bernardino di Sebastiano ambedue notai. Nella
quarta generazione continuano i notai e compaiono preti e frati, che
continueranno ad essere presenti anche nelle genarazioni future. Interessante è
il numero delle zitelle. Probabilmente queste rimasero tali per evitare
l'esborso delle doti, che si sarebbero dovute versare sia nel caso avessero
contratto matrimoni, sia qualora fossero entrate in convento. Acquisti di beni e
matrimoni doviziosi e con fanciulle di famiglie notabili si susseguono
accrescendo l'importanza della famiglia ancora borghese, ma inserita nella parte
alta della società, come appare dai nomi dei padrini di battesimo dei figli e
dal fatto che alcuni membri compaiono tra i dirigenti delle confraternite, fino
all'ingresso prima nel consiglio di Oderzo, poi in quello di Serravalle..
Interessanti sono due tavole: la prima (p.28) riporta segni
tabellionali di alcuni notai Lucheschi, la seconda (p.192) lo stemma della
famiglia Lucheschi, i cui testimoni presentano alcune varianti. I segni
tabellionali erano individuali e quasi mai riportavano elementi propri dello
stemma gentilizio, il che non vuol dire che qualche notaio non contravvenisse
alla regola. A questo proposito tesi di laurea di mie allieve e ricerche
personali attestano che alcuni notai usavano inserire nel segno lo stemma della
loro famiglia. Lo stemma alzato dai Lucheschi è d'azzurro, alla banda
d'argento, attraversata da un palo dello stesso; con l'incrociatura a rombo
delle due pezze ed i due segmenti di campo, costeggianti il palo, ripieni d'oro,
cuciti all'incrociamento. Il motto è "Usque ad palmam". Salvo qualche
piccola variazione, l'insegna è rimasta quale è documentata in un sigillo del
notaio Nicolò Lucheschi, attestato dal 1616 al 1631. Il fatto che sull'arco del
brolo di palazzo Cesana Lucheschi uno stemma scolpito nel sec. XVIII presenti la
Croce di Sant'Andrea e che la stessa figura si trovi sull'arca della famiglia a
S. Andrea di Bigonzo, risalente al sec. XVIII, e che non in tutti i testimoni
pervenutici si veda l'incrociatura a rombo, non deve meravigliare. Interessante
è invece il fatto che il notaio Brocardo Lucheschi, cittadino e notaio pubblico
di Oderzo, all'inizio del libro di protocolli 1648-51, conservato presso
l'Archivio di Stato di Treviso (Notarile I, B. 1606, anno 1648) abbia scritto
sotto il suo segno tabellionale: "Hoc est stemma gentilitium, demptibus et
crucibus et palma - et totis ipsis vero aditis est tabellionatus signum".
Lo stemma, posto entro uno scudo ovale, è cimato da una palma stilizzata, che
continua il palo ed è accompagnata ai lati da due croci, il tutto posto su un
rettangolo recante la scritta "iustus ut palma". In alto, ai lati vi
sono le lettere B. L. (Brocardo Lucheschi). Lo stemma della famiglia era già
stato attestato nel sigillo del notaio Nicolò, ma venne inserito entro il segno
tabellionale solo da Brocardo, mentre altri notai della casata adoperarono segni
del tutto diversi.
Anche il motto "iustus ut Palma", che compare per
la prima volta nel segno di Brocardo si ripresenta, modificato in "Usque ad
Palmam" nello stemma usato da Pier Luchesco Lucheschi del sec. XX. Non so
se si tratti di un motto non documentato, ma presente nella tradizione
familiare, o se il titolare abbia voluto riprendere, modificandolo, il motto
dell'antenato notaio.
Dalla pagina 207 a pagina 210 l'autore ha presentato
"Armi ed insegne di famiglie legate da parentela con Lucheschi". Non
so quanti di tali stemmi siano veritieri e quanti siano di invenzione. Ho
perplessità sulla veridicità dello stemma De Cerdonibus, alle tre forme di
scarpa poste in palo e su quello di Zorzi Caligaro de Opitergio (Giorgio
calzolaio di Oderzo) che è d'azzurro alla subbia, la suola ed il coltello al
naturale, al capo d'oro recante le lettere ZCO (Zorzi Calegaro Oderzo), che sono
insegne da calzolaio, come mi vedono incerto alcuni stemmi parlanti, o che
presentano lettere dell'alfabeto che sono iniziali di cognomi.
Il libro è interessante, poichè permette di constatare
l'evolversi di una famiglia dalla condizione artigianale, in cui si trovava alla
fine del sec. XVI, a quella nobiliare in cui entrò nel secolo seguente, e fa
intravvedere alcuni elementi della vita di una famiglia prima borghese, poi
nobile, quali sono quelli che appaiono da lettere, sonetti, epigrammi ed altri
documenti che, anche se di per se stessi hanno poca importanza, ne assumono nel
complesso.