IL GENEALOGISTA ONIRICO AI GIORNI NOSTRI

 

 

Pier Felice degli Uberti

 

 

 

In quest’epoca di presunta livellazione sociale lo studio della genealogia e della storia di famiglia ha preso piede in tutte le classi della nostra società ed è ormai alla portata di tutti perché finalmente lo scopo è solo quello di tramandare e studiare la storia delle famiglie sia famose che ignote, e nel secondo caso offrire certezze a coloro che vogliono ritrovare le proprie radici, magari anche allo scopo di prevenire malattie genetiche. Oggi come ieri però vediamo calcare le scene la rara figura del genealogista onirico che sogna la sua genealogia e storia di famiglia prima ancora di averla cercata ed ha già la risposta alle sue domande prima ancora di averla trovata. Queste persone hanno come comune denominatore la ricerca di una “nobiltà” in un’epoca, la nostra, dove quel ceto dominante del passato non gode più alcun privilegio, e presentano stereotipi praticamente simili in moltissimi casi. La provenienza di queste persone è nell’ambito di famiglie modeste o da pochissime generazioni civili, fatto che potrebbe sociologicamente giustificare rivendicazioni mosse da frustrazione sociale, perché il passato socialmente modesto è ancora un ricordo troppo recente. Un’altra costante che ho rilevato è l’omonimia con una famiglia realmente nobile ed un passato storico di qualche importanza. Spesso costoro hanno ricevuto in famiglia la trasmissione orale di una tradizione, o meglio leggenda, che afferma l’indiscussa nobiltà della famiglia, purtroppo decaduta a causa di fatti tragici e sin da bambini vivono ed alimentano questo sogno cercando - secondo la propria cultura - di costruirlo il più credibile possibile. In ormai quasi 30 anni di studio di queste materie e frequentazione di ambienti che ne raccolgono gli appassionati e gli studiosi, ho sempre incontrato sul mio cammino simili “personaggi” che sono stati spesso un mio divertimento, ma che talvolta, a causa della mia incredulità nella loro assurda “storia”, si sono trasformati in pericolosi nemici che hanno persino anche provato - senza successo - a farmi del male.

Fra i tanti casi che ho incontrato sulla mia strada voglio ricordarne due[1] che possono essere presi ad esempio della figura del genealogista onirico.

Il primo è quello di un autoproclamato storico (dico autoproclamato perché egli stesso si definiva in privato e in pubblico il più importante storico sugli argomenti che trattava, ma se avesse sognato un po’ meno si sarebbe reso conto di non possedere una seria preparazione accademica - non aveva neppure terminato gli studi liceali…-), autore di poche decine di opuscoli e libri volti allo scopo di esaltare la sua famiglia e quella delle famiglie a lui imparentate ed assurte tutte al rango di nobili, sebbene in alcuni casi non esistessero neppure famiglie nobili di quel cognome censite fra la nobiltà riconosciuta. Quello che mi sconcertava era la sua certezza nel fare affermazioni prive di rigorosa documentazione scientifica (nella sua genealogia c’era un buco in età medievale) e che tutta la sua “nobiltà” derivasse dal fatto che in un libro serio - per l’epoca - scritto da un noto autore a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento in una riga e per una sola volta comparisse citato come nobile un cognome identico al suo! Il regime di monopolio sulla materia a quel tempo e l’incompetenza genealogica delle persone in ambito locale ne alimentarono l’immagine auto-promossa di stimabile “storico”, sebbene gli ambienti accademici lo considerarono sempre, come me, un genealogista onirico.

L’altro caso è più “modesto” e riguarda le pretese di un tipo che per i suoi comportamenti giudico particolare: nel suo passato ci fu la militanza in svariati ordini falsi ed accademie sulla carta, privo anch’egli di cultura universitaria (non andò mai oltre ad un diploma quinquennale tecnico), ad un certo punto cominciò a presentare una genealogia collegata per omonimia ad una vera famiglia nobile basandosi sulla dichiarazione di un Archivio di Stato che affermava giustamente essere quella famiglia fra quelle nobili di una certa città; purtroppo però la genealogia che mi aveva donato era basata su una perizia giurata in un Tribunale! Ovviamente le sue pretese nobiliari non furono credute salvo il caso di una associazione che in buona fede accettò la documentazione, ma subito dopo chiese all’individuo di dare le dimissioni. Fra le sue belle “imprese” ricordo che si mise a vendere riconoscimenti araldici. Peccato che il suo carattere spinoso lo rendesse in poco tempo nemico di tutti i suoi precedenti amici, e che la sua erudizione, che a me sembrava allora profonda, sia stata usata male.


 

[1] Non volendo perdere il mio tempo in inutili azioni legali mi astengo da citare i nomi delle persone che tratto, riservandomi in altra pubblicazione di relazionare meglio su questi casi.

 

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