RIVISTE, ESTRATTI CATALOGHI ED OPUSCOLI
Miscellanea in onore dei 60 anni di
Luigi G. de Anna, a cura di L. Lindgren, Turku 2006, pp.
387[1].
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La rivista di studi-italo-finlandesi Settentrione
dedica il numero del
Argomenti linguistici sono trattati da
Alberto Carcedo, ordinario di spagnolo presso l’università di
Turku, Maria Farkas, professore associato dell’università di
Szeged, Elina Suomela-Härmaä, cattedratica di italiano
all’università di Helsinki e da Maurizio Viezzi
dell’università di Trieste. Aspetti più propriamente
letterari sono trattati da Oliver Friggieri, ordinario di letteratura maltese
all’università della Valletta, uno dei maggiori scrittori e poeti
dell’isola, che scrive oltre che in maltese in italiano, già
candidato al Premio Nobel per la letteratura (Rapporti letterari tra Malta e
Più lontano nel tempo si colloca
il saggio di Silvio Melani, autore in passato di un bel libro sui Giovanniti (Ospitalieri,
monaci e guerrieri. Saggi sui primi secoli di vita dell’Ordine di San
Giovanni di Gerusalemme, università di Turku 2002), il quale questa
volta si concentra sul Culto del serpente presso i Balti, che fa
riferimento all’uso comune presso le popolazioni baltiche (ma aggiungiamo
anche finniche) di tenere nell’abitazione un serpente, che veniva nutrito
diventando oggetto di culto, in quanto simbolo di fertilità legata al
mondo agricolo. Un articolo che certamente, pur nella sua documentata
scientificità, si discosta dai temi comunemente trattati nelle
miscellanee è quello di Marco Barsacchi, Sull’antica questione
dell’altezza degli Elfi, che esamina, sulla base delle fonti, un tema
che per anni venne dibattuto tra lui e de Anna (principalmente difronte al
caminetto di casa de Anna a Turku) che era appunto: quanto sono alti gli Elfi?
Secondo de Anna Tolkien ne dà la statura esatta, mentre secondo
Barsacchi le fonti ne riducono di molto l’altezza. Un tema insomma che
vale la pena di approfondire per evitare equivoci e di conseguenza
l’erronea identificazione di questo popolo.
I contributi che più
interesseranno i lettori di Nobiltà sono però quelli
relativi alla storia della cavalleria e dell’araldica. Segnaliamo quindi
innanzitutto il contributo di Carlo Tibaldeschi Un dizionario di araldica,
nel quale si affronta il complesso argomento della lingua dell’araldica per
passare poi a quello della documentazione araldica nel suo complesso come
presentata nella nuova edizione dell’Enciclopedia araldico-cavalleresca
del Crollalanza e nella Grammatica Araldica del Tribolati. Tibaldeschi ci
informa sull’importante progetto curato da lui medesimo in collaborazione
con Maurizio C.A. Gorra. I due studiosi si stanno occupando della pubblicazione
di un nuovo dizionario di araldica, il quale ha uno scopo soprattutto
didattico. Un’opera veramente fondamentale che servirà a rinnovare
la disciplina dell’araldica, che oggi risente ancora pesantemente di una
oramai invecchiata tradizione ottocentesca, soprattutto da un punto di vista
linguistico. Un argomento che sta tra la storia e l’araldica è
quello trattato dal noto medievista Franco Cardini (La mezzaluna).
Questo simbolo è letto attraverso il suo sviluppo storico, che lo lega
alla cultura delle Crociate, ma anche a quella classico-pagana, che riaffiora
nella letteratura trecentesca. Ovviamente la mezzaluna diventa elemento
iconografico importante nell’incontro/scontro tra cristianesimo ed Islam.
All’araldica cosiddetta borghese,
che in Finlandia è diventata molto popolare, si dedica Ilkka
Välimäki, professore all’università di Turku e membro
della Società Araldica Finlandese (Family coats-of-arms different
traditions, different practices in Italy and in Finland), il quale mette in
risalto le caratteristiche proprie a questi neo-stemmi, paragonandone le regole
a quelle in uso in Italia. Il breve saggio è corredato
dall’illustrazione dello stemma della famiglia de Anna (d’Anna fino
al 1845), registrato nell’elenco delle famiglie nobili non introdotte
residenti in Finlandia, pure conservato dalla Società Araldica
Finlandese.
L’argomento della cavalleria vista
sotto aspetti più generali è trattato da Miguel Ayuso, (El
regreso de la caballería. Un apunte chestertoniano), capo della
segreteria politica di S.A.R. Don Sixto Enrique de Borbón, e da Adolfo
Morganti, cavaliere Costantiniano (Il cingolo antico e lieve. L’ordine
della cavalleria tra iniziazione sacramentale ed appartenenza onorifica).
Sia Ayuso che Morganti rappresentano la concezione cattolico-tradizionalista
della cavalleria.
La lettura di questi due contributi
risulta molto utile per chi desideri approfondire l’aspetto spirituale
della militia odierna, che resta profondamente legata al cattolicesimo,
visto nella sua dimensione tradizionalista.
Al tradizionalismo cattolico si
rifà anche il contributo di uno dei suoi maggior rappresentanti
italiani, Neri Capponi col suo Spunti sul pensiero di Attilio Mordini,
saggio particolarmente caro a Luigi de Anna in quanto Attilio Mordini, morto
prematuramente, fu, verso la metà degli anni Sessanta, suo maestro di
vita e di dottrina. Mordini, forse il più originale interprete del
tradizionalismo cattolico italiano, nutriva anche forti interessi nei confronti
della cultura cavalleresca. Ad essa è dedicato il secondo saggio di Neri
Capponi, scritto insieme al figlio Niccolò, valido studioso di storia
militare, The Order of St. Stephen Pope and Martyr and the 1578
Tuscan-Ottoman peace talks. Continua così l’itinerario
intellettuale di Neri Capponi, tendente a far meglio conoscere gli ordini
dinastici lorenesi che comunque, nel pensiero tradizionalista, fanno parte di
un più ampio contesto in cui vanno inseriti anche quelli appartenenti
alle altre case ex regnanti preunitarie, che Capponi vorrebbe vedere riunite
oggi, insieme ai Savoia, in una specie di consiglio monarchico-tradizionalista.
Si tratta di una iniziativa estremamente interessante e che dovrebbe essere
presa in miglior considerazione, specialmente oggi, quando assistiamo al
declino, tra polemiche familiari e vicissitudini giudiziarie, di Casa Savoia.
Un particolare interesse rivestono i
saggi dedicati all’Ordine di Malta. Segnaliamo innanzitutto quello del
Gran Commendatore dello SMOM, Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di
Sanguinetto, che ci conferma come nel Sovrano Consiglio siedano anche
personaggi di grande levatura culturale. La storia di Malta nei manoscritti
della Biblioteca Apostolica vaticana di Fra’ Giacomo, già
docente di greco classico alla Pontificia Università Urbaniana di Roma,
si basa dunque sul ricchissimo materiale custodito presso
La storia delle istituzioni
cavalleresco-nobiliari viene completata col saggio di Pier Felice degli Uberti,
Alcune confraternite nobiliari italiane esistenti nel XXI secolo. Come
è ben noto ai lettori di questa rivista, degli Uberti negli ultimi anni
ha dedicato particolare attenzione al tema delle confraternite. Quelle di cui
qui si tratta sono alcune del Monferrato, di Roma e di Napoli. Le confraternite
in Italia sono state poco studiate, o meglio, il loro esame è rimasto
limitato alla storia locale, visto che operano solo in una città e
talora solo in un determinato quartiere. Mancava dunque prima degli studi di
degli Uberti un riassunto più generale, che ne mettesse in luce le
caratteristiche comuni e ne illustrasse i diversi scopi e la diversa natura. Il
tema è affascinante e certamente sarebbe auspicabile la pubblicazione di
un’opera monografica sull’argomento. Speriamo quindi che degli
Uberti, impegnato in colossali imprese scientifico-editoriali, trovi il tempo
per pubblicare uno studio complessivo sulla cultura delle confraternite
italiane.
Last but not least, non ci resta che menzionare il
bellissimo intervento dell’arciduchessa d’Austria e principessa
d’Ungheria, sposata contessa Douglas, Walburga d’Asburgo, che ci
lascia un prezioso ritratto dell’imperatrice Elisabetta d’Austria (Order
or anarchy? the life and the violent death of Empress Elisabeth of Austria).
Walburga d’Asburgo Douglas, entrata recentemente a far parte del
parlamento svedese, è da molti anni assidua frequentatrice di Turku. Lo
spunto dell’articolo nasce proprio da questa frequentazione e da queste
conversazioni con Luigi de Anna, ma anche dall’occasione più
specifica della visita di Walburga d’Asburgo al teatro di Turku per
assistere alla rappresentazione del musical Elisabeth, preceduta appunto
da una conferenza dell’Arciduchessa sulla celebre antenata. Su di essa,
scrive Walburga, che, ricordiamo, è figlia di Otto d’Asburgo, a
sua volta figlio primogenito di Carlo I Imperatore santo d’Austria e Re
d’Ungheria, nella famiglia Asburgo non si conservano segreti o notizie
che non siano già note, anche a proposito della tragedia di Mayerling.
Il ritratto che viene tracciato di Sissi è molto umano, oltre che
documentato; colpisce in particolare la mancanza di una condanna del suo
assassino, l’anarchico Luigi Lucheni, e questo va ascritto al merito
della profonda sensibilità cristiana che ha sempre ispirato Casa
d’Austria.
La lettura di
questa Miscellanea risulterà in conclusione piacevole proprio ai cultori
della materia cavalleresca e non c’è miglior omaggio a un
festeggiato di un libro che viene letto e non semplicemente messo da parte su
un polveroso scaffale. (PDA)