RECENSIONI

 

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Miscellanea in onore dei 60 anni di Luigi G. de Anna, a cura di L. Lindgren, Turku 2006, pp. 387[1].

La rivista di studi-italo-finlandesi Settentrione dedica il numero del 2006 a Luigi Giuliano de Anna, professore ordinario di lingua e cultura italiana all’università di Turku e collaboratore da anni delle riviste Nobiltà e Il Mondo del Cavaliere. Si tratta sotto tutti gli aspetti di una miscellanea, e cioè di un’opera composta da contributi di natura diversa e afferenti ad aree culturali molteplici. In realtà questa diversità di temi rispecchia fedelmente l’ampio spettro degli interessi nutriti da Luigi G. de Anna, che vanno dalla lingua all’odeporica, dalla storia delle forme nobiliari a quella degli ordini cavallereschi. Innanzitutto un breve cenno alla persona cui la miscellanea è dedicata. Luigi G. de Anna si è laureato nel 1973 a Firenze con una tesi di filologia ugro-finnica. L’interesse per la lingua finlandese lo ha spinto a trasferirsi in Finlandia, dove dal 1973 al 1992 è stato lettore del ministero degli esteri italiano. Nel 1992 ha ottenuto la cattedra di italiano presso l’università di Turku. Nel 1988 aveva conseguito il dottorato di ricerca in storia della cultura. Membro effettivo e onorario di diverse società culturali, è socio ordinario dell’Istituto araldico genealogico italiano e dal 2001 è membro della Commissione internazionale permanente di studi sugli ordini cavallereschi. Ha ricevuto vari premi, tra cui quello Tolkien per la narrativa fantastica. Dal 1995 è presidente della sezione finlandese dell’Unione Paneuropea. È stato insignito di onorificenze finlandesi (Leone di Finlandia, Rosa bianca di Finlandia e Croce Azzurra) e italiane (OMRI, OSSI). È Cavaliere di Grazia e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta. Particolarmente nutrito il suo curriculum di pubblicazioni (557 tra monografie, articoli scientifici e divulgativi e articoli di giornale).

La Miscellanea è stata redatta grazie ai contributi di colleghi e soprattutto amici, alcuni dei quali frequentati da decenni. Il valore della pubblicazione va quindi al di là del semplice fatto scientifico per diventare testimonianaza di stima e di affetto da parte di chi ha avuto occasione di collaborare e conoscere Luigi G. de Anna. I contributi appaiono secondo l’ordine alfabetico dei collaboratori, ma sarà qui più conveniente suddividerli per materia.

Argomenti linguistici sono trattati da Alberto Carcedo, ordinario di spagnolo presso l’università di Turku, Maria Farkas, professore associato dell’università di Szeged, Elina Suomela-Härmaä, cattedratica di italiano all’università di Helsinki e da Maurizio Viezzi dell’università di Trieste. Aspetti più propriamente letterari sono trattati da Oliver Friggieri, ordinario di letteratura maltese all’università della Valletta, uno dei maggiori scrittori e poeti dell’isola, che scrive oltre che in maltese in italiano, già candidato al Premio Nobel per la letteratura (Rapporti letterari tra Malta e la Sicilia, prospettive veriste nella letteratura maltese) e da Olimpio Musso, professore di storia del teatro classico a Firenze. Essendosi il festeggiato occupato largamente di storia del viaggio, ricordiamo i suoi lavori sul viaggiatore mantovano Giuseppe Acerbi, pertanto non mancheranno i contributi di carattere odeporico di Vincenzo De Caprio, specialista viterbese di questo campo, Piero Gualtierotti, concittadino di Acerbi, Renzo Porceddu e degli studiosi finlandesi Markus H. Korhonen, Hannu Laaksonen, Lauri Lindgren, Anu Raunio, Taina Syrjämaa, Carl-Thomas von Christierson e di Rosemarie Tsubaki. Sempre nell’ambito dei rapporti intercorsi tra Italia e Finlandia, campo in cui de Anna ha portato contributi fondamentali, è da ascriversi il saggio-recensione di Piero Bugiani (Montanelli finlandese e il suo critico italiano) dedicato all’ultimo libro di de Anna, che tratta di Indro Montanelli e del suo rapporto con la Finlandia (La memoria perduta. Montanelli e la Finlandia, Edizioni all’insegna del Veltro, Rimini 2005). Studio piuttosto critico, infatti l’affidabilità di Montanelli come fonte di informazione storica viene messa in dubbio da de Anna. Ad esempio Montanelli riprese, reinventandola di sana pianta, la leggenda che Elena di Montenegro, prima di sposarsi col futuro re d’Italia Vittorio Emanuele III, era stata amante del barone Carl Gustaf Mannerheim, l’eroe finlandese.

Più lontano nel tempo si colloca il saggio di Silvio Melani, autore in passato di un bel libro sui Giovanniti (Ospitalieri, monaci e guerrieri. Saggi sui primi secoli di vita dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, università di Turku 2002), il quale questa volta si concentra sul Culto del serpente presso i Balti, che fa riferimento all’uso comune presso le popolazioni baltiche (ma aggiungiamo anche finniche) di tenere nell’abitazione un serpente, che veniva nutrito diventando oggetto di culto, in quanto simbolo di fertilità legata al mondo agricolo. Un articolo che certamente, pur nella sua documentata scientificità, si discosta dai temi comunemente trattati nelle miscellanee è quello di Marco Barsacchi, Sull’antica questione dell’altezza degli Elfi, che esamina, sulla base delle fonti, un tema che per anni venne dibattuto tra lui e de Anna (principalmente difronte al caminetto di casa de Anna a Turku) che era appunto: quanto sono alti gli Elfi? Secondo de Anna Tolkien ne dà la statura esatta, mentre secondo Barsacchi le fonti ne riducono di molto l’altezza. Un tema insomma che vale la pena di approfondire per evitare equivoci e di conseguenza l’erronea identificazione di questo popolo.

I contributi che più interesseranno i lettori di Nobiltà sono però quelli relativi alla storia della cavalleria e dell’araldica. Segnaliamo quindi innanzitutto il contributo di Carlo Tibaldeschi Un dizionario di araldica, nel quale si affronta il complesso argomento della lingua dell’araldica per passare poi a quello della documentazione araldica nel suo complesso come presentata nella nuova edizione dell’Enciclopedia araldico-cavalleresca del Crollalanza e nella Grammatica Araldica del Tribolati. Tibaldeschi ci informa sull’importante progetto curato da lui medesimo in collaborazione con Maurizio C.A. Gorra. I due studiosi si stanno occupando della pubblicazione di un nuovo dizionario di araldica, il quale ha uno scopo soprattutto didattico. Un’opera veramente fondamentale che servirà a rinnovare la disciplina dell’araldica, che oggi risente ancora pesantemente di una oramai invecchiata tradizione ottocentesca, soprattutto da un punto di vista linguistico. Un argomento che sta tra la storia e l’araldica è quello trattato dal noto medievista Franco Cardini (La mezzaluna). Questo simbolo è letto attraverso il suo sviluppo storico, che lo lega alla cultura delle Crociate, ma anche a quella classico-pagana, che riaffiora nella letteratura trecentesca. Ovviamente la mezzaluna diventa elemento iconografico importante nell’incontro/scontro tra cristianesimo ed Islam.

All’araldica cosiddetta borghese, che in Finlandia è diventata molto popolare, si dedica Ilkka Välimäki, professore all’università di Turku e membro della Società Araldica Finlandese (Family coats-of-arms different traditions, different practices in Italy and in Finland), il quale mette in risalto le caratteristiche proprie a questi neo-stemmi, paragonandone le regole a quelle in uso in Italia. Il breve saggio è corredato dall’illustrazione dello stemma della famiglia de Anna (d’Anna fino al 1845), registrato nell’elenco delle famiglie nobili non introdotte residenti in Finlandia, pure conservato dalla Società Araldica Finlandese.

L’argomento della cavalleria vista sotto aspetti più generali è trattato da Miguel Ayuso, (El regreso de la caballería. Un apunte chestertoniano), capo della segreteria politica di S.A.R. Don Sixto Enrique de Borbón, e da Adolfo Morganti, cavaliere Costantiniano (Il cingolo antico e lieve. L’ordine della cavalleria tra iniziazione sacramentale ed appartenenza onorifica). Sia Ayuso che Morganti rappresentano la concezione cattolico-tradizionalista della cavalleria.

La lettura di questi due contributi risulta molto utile per chi desideri approfondire l’aspetto spirituale della militia odierna, che resta profondamente legata al cattolicesimo, visto nella sua dimensione tradizionalista.

Al tradizionalismo cattolico si rifà anche il contributo di uno dei suoi maggior rappresentanti italiani, Neri Capponi col suo Spunti sul pensiero di Attilio Mordini, saggio particolarmente caro a Luigi de Anna in quanto Attilio Mordini, morto prematuramente, fu, verso la metà degli anni Sessanta, suo maestro di vita e di dottrina. Mordini, forse il più originale interprete del tradizionalismo cattolico italiano, nutriva anche forti interessi nei confronti della cultura cavalleresca. Ad essa è dedicato il secondo saggio di Neri Capponi, scritto insieme al figlio Niccolò, valido studioso di storia militare, The Order of St. Stephen Pope and Martyr and the 1578 Tuscan-Ottoman peace talks. Continua così l’itinerario intellettuale di Neri Capponi, tendente a far meglio conoscere gli ordini dinastici lorenesi che comunque, nel pensiero tradizionalista, fanno parte di un più ampio contesto in cui vanno inseriti anche quelli appartenenti alle altre case ex regnanti preunitarie, che Capponi vorrebbe vedere riunite oggi, insieme ai Savoia, in una specie di consiglio monarchico-tradizionalista. Si tratta di una iniziativa estremamente interessante e che dovrebbe essere presa in miglior considerazione, specialmente oggi, quando assistiamo al declino, tra polemiche familiari e vicissitudini giudiziarie, di Casa Savoia.

Un particolare interesse rivestono i saggi dedicati all’Ordine di Malta. Segnaliamo innanzitutto quello del Gran Commendatore dello SMOM, Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, che ci conferma come nel Sovrano Consiglio siedano anche personaggi di grande levatura culturale. La storia di Malta nei manoscritti della Biblioteca Apostolica vaticana di Fra’ Giacomo, già docente di greco classico alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, si basa dunque sul ricchissimo materiale custodito presso la Biblioteca Apostolica vaticana. Tra questi manoscritti, alcuni trattano di Malta e dell’ordine cavalleresco che vi ebbe sede. Lo studio di Fra’ Giacomo apre le porte ad una più vasta indagine su queste fonti di storia melitense fino ad ora poco note. Un altro importante contributo è quello di Nicola Roberto Lerario, Il Sovrano Militare Ordine di Malta nei suoi rapporti con lo stato italiano. Lerario, ufficiale dei Carabinieri, dottore in giurisprudenza ed in Scienza della Sicurezza, si è addottorato anche in scienze politiche con una tesi di laurea dal titolo L’attività diplomatica ed umanitaria del Sovrano militare Ordine di Malta ed i suoi rapporti con l’ONU. Lerario rappresenta in un certo senso la più giovane leva di studiosi melitensi, attenti più che all’esaltazione agiografica all’attenta e documentata ricostruzione storica. Il pregio dei lavori di Lerario aumenta se consideriamo che la dimensione moderna o contemporanea dell’Ordine di Malta non è stata molto studiata. L’articolo pubblicato nella Miscellanea si focalizza sulle questioni relative all’immunità giurisdizionale e fiscale dell’Ordine, sempre in relazione alla Repubblica italiana, per passare poi all’esame della disciplina delle onorificenze, nonché dei collegamenti postali, della disciplina degli autoveicoli, degli accordi sanitari e di cooperazione internazionale e infine del ruolo svolto dall’ACISMOM, di cui fanno parte il CISOM e il Corpo Militare. Un terzo contributo di carattere melitense è quello di Cristina Wis (figlia di un cavaliere di Malta) che tratta dei Viaggi nordici di Michele Enrico Sagramoso, uno dei non molti cavalieri di Malta che in epoca moderna (nel XVIII secolo) ebbe frequentazione con le corti nordiche. Sarebbe interessante sviluppare l’argomento e studiare anche altri cavalieri di Malta che si spinsero nei paesi nordici, a cominciare dal siciliano Statella (non ne conosciamo il nome completo) che lasciò una iscrizione in una chiesa della Lapponia nella seconda metà del Settecento.

La storia delle istituzioni cavalleresco-nobiliari viene completata col saggio di Pier Felice degli Uberti, Alcune confraternite nobiliari italiane esistenti nel XXI secolo. Come è ben noto ai lettori di questa rivista, degli Uberti negli ultimi anni ha dedicato particolare attenzione al tema delle confraternite. Quelle di cui qui si tratta sono alcune del Monferrato, di Roma e di Napoli. Le confraternite in Italia sono state poco studiate, o meglio, il loro esame è rimasto limitato alla storia locale, visto che operano solo in una città e talora solo in un determinato quartiere. Mancava dunque prima degli studi di degli Uberti un riassunto più generale, che ne mettesse in luce le caratteristiche comuni e ne illustrasse i diversi scopi e la diversa natura. Il tema è affascinante e certamente sarebbe auspicabile la pubblicazione di un’opera monografica sull’argomento. Speriamo quindi che degli Uberti, impegnato in colossali imprese scientifico-editoriali, trovi il tempo per pubblicare uno studio complessivo sulla cultura delle confraternite italiane.

Last but not least, non ci resta che menzionare il bellissimo intervento dell’arciduchessa d’Austria e principessa d’Ungheria, sposata contessa Douglas, Walburga d’Asburgo, che ci lascia un prezioso ritratto dell’imperatrice Elisabetta d’Austria (Order or anarchy? the life and the violent death of Empress Elisabeth of Austria). Walburga d’Asburgo Douglas, entrata recentemente a far parte del parlamento svedese, è da molti anni assidua frequentatrice di Turku. Lo spunto dell’articolo nasce proprio da questa frequentazione e da queste conversazioni con Luigi de Anna, ma anche dall’occasione più specifica della visita di Walburga d’Asburgo al teatro di Turku per assistere alla rappresentazione del musical Elisabeth, preceduta appunto da una conferenza dell’Arciduchessa sulla celebre antenata. Su di essa, scrive Walburga, che, ricordiamo, è figlia di Otto d’Asburgo, a sua volta figlio primogenito di Carlo I Imperatore santo d’Austria e Re d’Ungheria, nella famiglia Asburgo non si conservano segreti o notizie che non siano già note, anche a proposito della tragedia di Mayerling. Il ritratto che viene tracciato di Sissi è molto umano, oltre che documentato; colpisce in particolare la mancanza di una condanna del suo assassino, l’anarchico Luigi Lucheni, e questo va ascritto al merito della profonda sensibilità cristiana che ha sempre ispirato Casa d’Austria.

La lettura di questa Miscellanea risulterà in conclusione piacevole proprio ai cultori della materia cavalleresca e non c’è miglior omaggio a un festeggiato di un libro che viene letto e non semplicemente messo da parte su un polveroso scaffale. (PDA)

 

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[1] ISSN 1237-9964; il libro può essere ordinato scrivendo a: paude@utu.fi.