Francesco Boni de Nobili, Araldica in contrada di San Marco a Pordenone, Pordenone,
2007, edizioni Comune di Pordenone-Biblioteca civica, pp. 47, con 55
illustrazioni a colori in appendice.
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In queste quarantasette
pagine si concretizza il primo fascicolo “di una serie che intende indagare
attraverso l’araldica tra le pieghe della storia alla ricerca di altre storie,
a conferma o a completamento della storia generale del nostro territorio o per
dipanare piccoli misteri ancora da svelare, di cui l’araldica è spesso la
chiave d’accesso”: le parole sono tratte dalla presentazione di p. 7, redatta
dall’Assessore alla cultura e dal Presidente del consiglio comunale del
capoluogo friulano. Parole che dimostrano un notevole livello d’attenzione (e
un conseguente desiderio di rivalutazione) nei confronti di tutte le
testimonianze storiche del proprio territorio, e che offrono più di uno spunto
di riflessione, e questo in particolare: quanto ne guadagnerebbe l’araldica
italiana se quest’esempio venisse più seguito.
E la
riflessione rimane vera anche dopo aver constatato che non tutti i comuni
italiani dispongono di un qualcosa di analogo alla pordenonese Contrada di San Marco, che per secoli è
stata l’arteria principale della città e che resta tuttora ricca di palazzi le
cui facciate, secondo una certa moda nordica, sono spesso impreziosite da
affreschi; nei quali, com’è intuibile e ovvio, le famiglie proprietarie (spesso
di piccola nobiltà mercantile, oltre che feudale o di nomina imperiale o
ducale) hanno fatto sì che l’araldica avesse una parte non piccola.
Da p.
10, dopo un breve inquadramento storico generale, il testo entra nel merito
prendendo in esame le singole testimonianze araldiche della contrada, a partire
degli stemmi dell’Austria (sotto cui Pordenone rimarrà fino al 1508) e della
città (in uso dal 1401, come da concessione del duca Gugliemo), per proseguire
con l’elencazione degli altri esemplari tuttora visibili. Di ognuno si dà
l’ubicazione, il blasone, il rimando alla figura a fine testo, l’attribuzione e
le principali notizie storiche, araldiche e genealogiche pertinenti al
titolare, il tutto desunto da un accurato mix
di fonti edite e inedite (sempre puntualmente menzionate in nota).
Dal
punto di vista quantitativo, la gran parte degli stemmi rinvenuti appartiene a
famiglie friulane di maggiore o minore notorietà, seguiti da altri veneti e
trentini, da alcuni austriaci, e da quelli delle dominanti (Asburgo, Venezia e
Gorizia). La parte scritta del fascicolo si completa con l’elenco in ordine
toponomastico degli stemmi rinvenuti, con due pagine di bibliografia (fra cui
ci è grato segnalare le Nozioni di
araldica curate nel 1990 per l’Università di Udine dal compianto prof.
Giovanni Maria del Basso, Socio Ordinario
IAGI), e con la biobibliografia dell’autore (poliedrico narratore e
saggista, operante dal 1990 nel campo della televisione e soprattutto della
carta stampata, compresa la nostra rivista Nobiltà),
prima di lasciare spazio alle immagini. Da
p. 38 alla fine, cinquantacinque nitide e godibili fotografie a colori
concretizzano visivamente le parole del testo, il quale (è doveroso precisarlo) amplia ed approfondisce un articolo già pubblicato con identico
titolo in Nobiltà, XIII, n. 72, mag.-ago. 2006, p.
291. (Maurizio Carlo Alberto
Gorra, IAGI, AIOC)