RECENSIONI
LIBRI
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Marilisa Morrone Naymo, Roccella di San
Vittore:
Questo interessante
volume approfondisce la storia di Roccella Jonica, antico centro calabrese noto dal 1269 col toponimo Roccella San Vittore, e giunge a coronamento di
un’accurata campagna di indagini condotta in loco al fine di salvare dal degrado e consolidare i ruderi del
Palazzo Carafa e dell’adiacente Chiesa Matrice:
un lavoro d’equipe condotto fra
il 2000 e il 2002 da più specialisti coordinati dalla Sovrintendenza per
i beni archeologici di Cosenza.
L’autore
esordisce sfatando le tradizioni erudite ma fantasiose del XVI secolo le quali, fondate su un’arbitraria interpretazione di
un passo classico, hanno portato molti a ritenere (fino a tempi recenti) che le
origini del paese affondassero a tempi antichissimi; dopo di che, ci documenta
sulle analisi topografiche, urbanistiche, storiche e sulle ricognizioni
materialmente condotte in paese e negli immediati dintorni, confrontando i dati
ottenuti sul campo con quelli desunti dalla ricerca storica e documentale.
Un’operazione che, fra l’altro, fa sì che siano ovvi e
notevoli i collegamenti e gli intrecci che il testo viene
ad avere con la storia feudale del posto: possedimento delle famiglie Collepetro, Bosco, de Regio e Ruffo, Roccella
venne data nel 1479 da Ferdinando d’Aragona ai Carafa
della Spina i quali, alla loro
estinzione, lo passarono al ramo cadetto di
Bruzzano che la rese capitale del loro
principato.
È intuibile
come due secoli di abbandono abbiano quasi annullato la presenza di elementi
decorativi ed artistici connessi alle scienze documentarie della storia, tranne
uno. Il solo stemma sopravvissuto alle ingiurie del tempo ed all’umano
depredare viene documentato alle pp. 42-47: è costituito dalla
metà inferiore di uno stemma marmoreo a bassorilievo dei Carafa della Spina,
di apparente buona manifattura, posizionato da chissà quando al di sopra
della porta medievale di accesso al borgo. Le iniziali VC che accostano lo
scudo ne permettono la probabilissima attribuzione a
Vincenzo, che si insediò di fatto nel suo feudo
roccellese non prima del 1505. Tutta la ricostruzione
storica si fonde armoniosamente con continui ed approfonditi cenni alla vicenda
edilizia e sociale delle principali emergenze architettoniche locali, sempre
tenendo in primo piano i due succitati monumenti che hanno costituito
l’oggetto principale della campagna di studi. Difatti entrambi, per la propria
ovvia rilevanza non soltanto materiale, si candidano a ritrovare (in un futuro auspicabilmente vicino) l’antica qualità di
poli di attrazione e di aggregazione sociale, in un più ampio discorso
di rivalutazione culturale dell’intero territorio collegato
all’ipotesi di rendere questi edifici il centro di un polo archeologico
monumentale. Alla prima parte del lavoro, più generale, segue uno studio
monografico sul Palazzo Carafa e sulla Chiesa
Matrice, dove si dà ampio spazio ai rilievi, all’analisi dei dati
rilevati, e ad una serie di comparazioni con altri manufatti congeneri altrove
edificati dalla famiglia; tutto l’arco di tempo che va dalla prima
sistemazione ad uso padronale del 1479 fino alla ristrutturazione del XVIII
secolo (immediatamente precedente al rovinoso terremoto del 1783 che presto
condusse l’intero antico centro abitato allo spopolamento ed
all’abbandono) viene valutato e studiato. Il livello ufficiale e la
serietà d’impostazione dell’intera campagna di studio ed
indagine vengono ribaditi dalla valutazione tecnica che, a p. 169, rendiconta
(con tanto di previsione d’impegno di spesa) il progetto per il recupero
completo ed il riuso di Palazzo, chiesa e borgo.
Il testo è
intervallato a 181 fra foto, disegni e rilievi (comprese accurate e complete
ricostruzioni grafiche delle fasi edificatorie succedutesi nel tempo), sia in
bianco-nero che a colori, spesso capaci di documentare i diversi stadi di
studio, conservazione e restauro, e comprendenti alcune stampe d’epoca
dotate di stemma. Fra le altre immagini spiccano le molte foto risalenti al XX
secolo, in certi casi ingenui souvenir
di gitanti aggirantisi fra le vecchie mura che
però oggi si rivelano indirette e utili fonti documentarie,
poiché nel settembre 2000 una devastante alluvione provocò
ingenti crolli e altri danni alle murature della Chiesa
Matrice appena liberate dalla vegetazione. La bibliografia di sette pagine
comprende nove testi pertinenti all’araldica ed alle scienze affini, ed
uno di numismatica e medaglistica. (Maurizio
Carlo Alberto Gorra, IAGI, AIOC)