RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Alessandro De Grà, Araldica dei Vescovi di Lodi. Stemmi della città vecchia, Casaletto Lodigiano, 2006, pp. 123 - s.i.p.

Questo libro, dedicato agli stemmi “di fantasia” attribuiti a nove vescovi di Lodi vissuti in epoca prearaldica, segue di tre anni un analogo lavoro sull’araldica vescovile lodigiana “vera” del periodo successivo e fino al XIX secolo: entrambi attingono ai disegni delineati dall’artista e scenografo Alessandro de Grà in un unico manoscritto (Ms. XXIV-A 20/21, datato 1872, conservato in Biblioteca Laudense). Stampata a cura del Comitato Ricerche Storiche di Casaletto Lodigiano in 300 esemplari numerati, la presente opera è suddivisa in due parti: nella prima (che occupa cinquantasette pagine, completate da un corpus di 46 note) si delineano le vicende dei primi secoli dell’evangelizzazione nel territorio laudense, tratte da un testo di storia locale già edito.

La seconda è dedicata alle nove monografie inerenti ai detti vescovi (operanti dal IX secolo al 1127) con altrettante tavole riportanti gli stemmi d’invenzione delineati dal de Grà, e con testi tratti dal libro di L. Samarati, I vescovi di Lodi, Milano 1965. Come nel precedente lavoro del 2003, il cuore di ogni singola scheda è costituito dallo stemma riprodotto su carta fotografica a colori ed artisticamente applicato a mano al centro di una pagina in bianco-nero riproducente parte di quella del manoscritto da cui è stato desunto: una vera piccola raffinatezza grafica che costituisce il must del libro. A fronte di ogni stemma, la descrizione blasonica (redatta dal Socio Ordinario IAGI Maurizio Carlo Alberto Gorra) introduce alla parte storica del Samarati che più o meno brevemente delinea la figura e l’attività del presule. Va detto che il de Grà disegnò soltanto quattro stemmi, lasciandone cinque in bianco: fra di essi, uno è pertinente ad un vescovo Egidio (o Zilio) presuntivamente attivo nel 924, ma identificato come spurio dalla critica storica che lo ritiene frutto di invenzione fatta “per favorire la famiglia Vignati (come precisa il Samarati cit., p. 73 di questo testo): lo stemma a lui attribuito difatti coincide con una variante dell’arma di questa dinastia.

Nonostante i limiti del manoscritto de Grà (realizzato con appassionato entusiasmo dall’eclettico artista, il quale era però palesemente privo di adeguate nozioni tecniche in materia araldica) il presente libro costituisce un buon esempio dell’opera divulgativa che si potrebbe e dovrebbe fare nei confronti del patrimonio archivistico araldico italiano, onde favorirne lo studio e porre le basi per una più estesa valorizzazione e valutazione critica di questo ricchissimo giacimento culturale nostrano. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI, AIOC)

 

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