RECENSIONI

 

RIVISTE ED ESTRATTI

 

 

 

Alfredo Franco, Il Sedile dei Nobili della città di Sarno attraverso le fonti storiche, pp. 50 - estratto da Campania Sacra, rivista di storia sociale e religiosa del Mezzogiorno, vol. 35, anno 2004, Napoli, 2004.

Scritto nell’ambito di una rivista edita a cura della sezione napoletana della Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale, quest’articolo assurge al valore di una vera e propria piccola monografia la quale, condotta rigorosamente su fonti d’archivio, ricostruisce le principali vicende e la composizione che l’organismo aggregativo della nobiltà (il cosiddetto Sedile) ha avuto nella cittadina campana di Sarno, partendo dall’organizzazione e dalla struttura della reggenza della cosa pubblica locale (la cosiddetta Università, amministrata da un sindaco coadiuvato da più ufficiali).

Attestato a partire dalla prima metà del ‘500, il Sedile sarnese avrebbe avuto una durata di non oltre un secolo: il condizionale deriva dal fatto che le fonti esplicite sono carenti al riguardo, e quindi hanno permesso al prudente autore soltanto una serie di induzioni e di ragionamenti, dei quali egli ci fa partecipi con corretta precisione. Meno ipotetici, ed anzi suffragati dai dati di fatto da lui reperiti con abbondanza, sono invece i fatti che gli esponenti della nobiltà di Sarno concretizzarono nell’esercizio della gestione della cosa pubblica, a partire (per esempio) dall’elenco dei sindaci che si susseguirono dal 1458 al 1700, per sfociare nell’appendice araldico-genealogica del fascicolo (che in realtà occupa un buon terzo del testo) la quale delinea con abbondanza di particolari la provenienza, le attestazioni cronologiche, i personaggi di rilievo, i monumenti (esistiti ed esistenti) che pubblicamente li concernono, ed il blasone di ogni singola famiglia nobile locale (per lo più rilevati direttamente su fonti archivistiche, il che ci fa ulteriormente rimpiangere la totale assenza di immagini che li riproducano): una lista di venti cognomi fra estinti, fiorenti ed aggregati, il tutto in relazione alla data del 1628 in cui l’autore vede (con la prudenza ipotetica sopra accennata) la fine della separazione dei ceti in Sarno e, quindi, il momento concreto a partire dal quale il Sedile nobile di fatto non aveva più ragion d’essere.

Oltre che per la gran mole di dati puntuali dei quali il testo è ricco, l’opera si segnala anche per l’appendice documentaria che riporta quattro documenti secenteschi pertinenti alle famiglie nobili sopra accennate, fra cui spicca l’interessante testimonianza di come due famiglie “straniere” (nel senso di provenienti da altri comuni campani) vennero aggregate alla nobiltà sarnese. (Maurizio Carlo Alberto Gorra IAGI, AIOC)

 

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