RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Luisa Clotilde Gentile, Araldica saluzzese. Il Medioevo. Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della Provincia di Cuneo, Cuneo 2004, pp. 260, ill. a colori e bianco e nero.

Appartiene allo stesso filone precedente, che privilegia un’analisi sociologico-storica e storico-artistica dove l’araldica trova al meglio la sua collocazione come scienza storica moderna, il volume dell’autorevole araldista Luisa Clotilde Gentile che si pone come modello esemplare per la completezza ed il valore dell’indagine del fenomeno araldico di un determinato territorio che, nel caso, ha la corrispondenza ricca di fascino, con quello dell’antico marchesato di Saluzzo. Proprio l’antico stipite aleramico dei suoi marchesi fa indugiare sulla possibile origine arcaica del noto stemma d’argento al capo d’azzurro, che l’Autrice analizza nel contesto delle aree di genesi del fenomeno araldico con un graduale avvicinamento all’area subalpina. L’assenza di attestazioni documentarie anteriori al XIII s. porta a dover considerare che «se intorno al 1150 il conte di Savoia ha la sua bandiera non è lecito pensare che anche le altre grandi dinastie militari subalpine combattano ciascuna sotto le proprie insegne?». L’autrice conduce una dettagliata comparazione storica e araldica dei lignaggi aleramici: Monferrato, Saluzzo, Busca, Lancia, Ceva, Clavesana, Savona, del Carretto, Incisa, rilevandone una comune semplicità emblematica basata sulla combinazione bicroma di pezze ascrivibile ad una possibile origine vessillare delle insegne. La Gentile ipotizza però che solo nel caso dei Monferrato e dei Saluzzo «si possa pensare ad uno scudo con motivo geometrico simile, ma di colore differente, quasi per brisura» nell’intento voluto di affermare visivamente la comune eredità da Aleramo, mentre di una precedente ipotesi di Mario Cignoni che queste insegne derivino da un anteriore vessillo carolingio ne viene dimostrata la totale infondatezza.

Se per i Saluzzo la prima attestazione dell’esistenza di una bandiera risale al 1275 e, dello stemma, ad un sigillo del 1308, l’eterogenea origine geografica e sociale dei consortili legati alla Dinastia lascia incerti i termini temporali della diffusione dell’araldica nel saluzzese con le prime attestazioni araldiche che rimontano solo alla fine del ‘300, diffusione in cui la corte avrà un ruolo centrale. I Saluzzo infatti non solo fanno ampio uso del loro stemma, ma ne elaborano l’evoluzione tipica di una dinastia sovrana: introducono un sistema di brisure molto articolato per i rami cadetti ed illegittimi - tra questi ultimi ci piace segnalare la brisura dei Saluzzo Mulassani che caricano il campo argento dello stemma di un mulo di nero -, codificano una serie di ornamenti esterni, di imprese e di livree. Come parte di quella cultura cortese ai quali appartengono, i Saluzzo usano l’araldica nelle loro più eminenti realizzazioni artistiche: dal manoscritto finemente miniato del Le Chevalier Errant frutto della vena poetica del marchese Tommaso III, ai celebri affreschi del castello della Manta commissionati dal figlio Valerano. L’influsso di questa cultura permeata di un’araldica di uso quotidiano e familiare favorirà l’allargamento sociale dell’uso degli stemmi tra i ceti signorili, dei patriziati e dei notabilati urbani, diffusione che appare compiuta nel XIV secolo e non vincolata da alcun ruolo giuridico dei marchesi all’adozione di stemmi da parte dei sudditi. Da un punto di vista emblematico sono invece vincolanti i rapporti tra lo stemma marchionale e l’araldica civica saluzzese che si diffonde nello stesso periodo: come per la capitale Saluzzo le comunità usano semplicemente lo stemma dinastico caricato della propria iniziale come unico segno distintivo.

Il volume si completa con tre ricchissime e preziose appendici documentarie che l’Autrice mette a disposizione del Lettore per un approfondimento delle fonti: la prima è un censimento dei Sigilli saluzzesi per lo studio dell’araldica (secoli XIV - XVI) con la descrizione di 46 esemplari. La seconda appendice è dedicata alle Monete e medaglie dei marchesi di Saluzzo con figurazioni araldiche con l’esposizione di 40 pezzi della monetazione saluzzese, mentre la terza è il Rilevamento delle fonti iconografiche sul territorio, raccolta dettagliata di ben 188 schede iconografiche di stemmi riprodotti su sculture, affreschi o pitture.

L’amplissimo apparato iconografico a corredo del testo che annovera ben 147 immagini sia a colori che in bianco e nero, fa la felicità degli occhi dell’araldista e perfeziona un volume che Luisa Clotilde Gentile ha scritto con la competenza della paleografa e dell’archivista e l’autorevolezza dell’esperta medievista, volume che per completezza ed eccellenza di indagine si segnala senza dubbio alcuno tra i migliori libri di argomento araldico usciti in Italia negli ultimi decenni. (Marco Foppoli, AIH)

 

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