RECENSIONI
LIBRI
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Raoul Paciaroni, Un fallito golpe degli Smeducci, a cura dell’Associazione Palio dei Castelli
- San Severino Marche 2006 (http://www.paliodeicastelli.org - tel. 0733.634322), pp. 47 - s.i.p.
Con la
cura e l’attenzione che gli riconosciamo da tempo l’Autore prosegue
nello studio dei documenti antichi della sua città, certosina ricerca
che con gradita cadenza annuale sfocia nella pubblicazione di agili monografie
(due delle quali sono state recensite in Nobiltà n° 69, novembre 2005, pp. 592 e 601) prive di fronzoli
e di clamori, ma puntualmente ricche di dati, citazioni testuali, ricostruzioni
puntuali e scelte immagini su vicende storiche (spesso inedite e sempre
interessanti) inerenti alla bella località del Maceratese.
È
ovvio che il viaggio nel tempo permetta al Paciaroni
di imbattersi sovente nelle tematiche araldiche e nobiliari, come accadde nella
monografia del 2002 sullo stemma degli Smeducci ed in
quella (acutissima) del 2004 sull’arma con la morsaglia
dei Gozzoni; stavolta entrambi i temi vengono
affrontati sotto un’ottica più larga, visto che il tema verte su
fatti, fattacci e fatterelli conseguenti all’esilio imposto nel 1426 ai
componenti della famiglia Smeducci, la cui centenaria
signoria su San Severino aveva assunto connotazioni tali da instillare forti
malumori a livello locale e centrale; la recalcitrante obbedienza da essi tributata
a Santa Romana Chiesa fu il pretesto finale che Papa Martino V colse al volo
per farli cacciare manu militari dalla
città.
Non
solo: con breve del 12.7.1426 il pontefice diede anche il bando perpetuo
sia a tutti i rappresentanti presenti e futuri della dinastia (definiti con
termini particolarmente forti e coloriti), sia ad altri personaggi ritenuti
seguaci, complici, sostenitori o soltanto amici di essa, e come tali divenuti
pericolosi e sospetti per il comune; tutti loro indistintamente sarebbero stati
passati a fil di spada in caso di tentato rientro in città. Le ventinove
pagine di testo descrivono scioltamente i fatti che precedettero,
accompagnarono e seguirono le vicende di quell’anno, soffermandosi poi
sugli inani tentativi che (nei 18 anni successivi) un figlio dell’ultimo
signore sanseverinate mise in atto pur di riprendere
il potere: la prosa agile e cronachistica dell’Autore fa leggere il
volumetto tutto d’un fiato, e la riproduzione (a colori!) di nove
immagini tratte per lo più dai documenti d’archivio oggetto delle
sue ricerche rende ancor più gradevole l’approccio ai suoi
contenuti.
Fra
queste immagini sono particolarmente degne di nota quelle che riproducono la
copia su pergamena del decreto di proscrizione degli Smeducci
(p. 7), e la copertina del Libro dei Malefizi redatto nel 1435 sotto il
governo del podestà Tommaso degli Atti (ove è contenuto il
processo e la condanna a morte di un fautore dell’ex tiranno) sulla quale è riportato in belle forme gotiche lo
stemma di tale famiglia tuderte (p. 23). A sua volta,
la copertina del volumetto riproduce un interessante dettaglio araldico della
celebre Crocefissione realizzata nel 1416 dai Salimbeni
per l’Oratorio del Battista in Urbino. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI)